Francesco, Martini e i non credenti

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L’editore Bompiani, in collaborazione con la Fondazione Carlo Maria Martini, ha cominciato la pubblicazione dell’opera omnia dell’indimenticato cardinale milanese. Il primo volume, presentato il 20 ottobre scorso, raccoglie gli scritti delle Cattedre dei non credenti. La prefazione ha una firma illustre: quella di papa Bergoglio di cui riportiamo una pagina intensa, fraterna e che illumina entrambe le figure dei gesuiti e molto di quanto sta accadendo oggi nella Chiesa.

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«L’ eredità che ci ha lasciato il cardinale Martini è un dono prezioso. La sua vita, le sue opere e le sue parole hanno infuso speranza e sostenuto molte persone nel loro cammino di ricerca. Quanti di noi in Argentina, alla «fine del mondo» abbiamo fatto gli Esercizi spirituali a partire dai suoi testi! Uomini e donne di fedi diverse, non solo in ambito cristiano, hanno trovato e continuano a trovare incoraggiamento e luce nelle sue riflessioni. Abbiamo quindi la responsabilità di valorizzare questo patrimonio, così che possa ancora oggi alimentare percorsi di crescita e suscitare una autentica passione per la cura del mondo. In questa prospettiva desidero mettere in evidenza tre aspetti che ritengo particolarmente rilevanti della figura del cardinale.

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Cosa sono gli esercizi spirituali

ignazio di loyola

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(1491-1556), Esercizi spirituali
Prima annotazione. Con il termine di esercizi spirituali si intende ogni forma di esame di coscienza, di meditazione, di contemplazione, di preghiera vocale e mentale, e di altre attività spirituali , come si dirà più avanti. Infatti, come il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali i diversi modi di preparare e disporre l’anima a liberarsi da tutte le affezioni disordinate e, dopo averle eliminate, a cercare e trovare la volontà di Dio nell’organizzazione della propria vita in ordine alla salvezza dell’anima.

Il racconto autobiografico della conversione del fondatore dei Gesuiti

Ignazio di Loyola

ignazio

(1491ca-1556), Racconto di un pellegrino

Quando li leggeva più volte, per un tratto restava conquistato da ciò che vi era scritto. Ma quando smetteva di leggerli, talvolta si soffermava a pensare alle cose che aveva letto, mentre altre volte a quelle del mondo che prima teneva di solito nella mente. Tra le molte vanità che gli si presentavano, un pensiero lo teneva a tal punto soggiogato per due, tre o quattro ore: figurandosi, cioè, cosa dovesse fare al servigio di una dama, che mezzi avrebbe usato per raggiungere il paese dove lei abitava, le frasi e le parole che avrebbe compiuto per lei. Si esaltava tanto con questi pensieri che non badava all’impossibilità dell’impresa; infatti, quella signora non era una nobile qualunque, e neppure una contessa o una duchessa, ma il suo era più elevato di qualunque altro rango di quelle.

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L’ironia di Pascal e le pie insidie

pascal

(1623-1662) Lettere provinciali (1656-1657), Milano, 1989, pagg. 106ss.

Quando il legame tra logica e religione produce… mostri.

[Il buon Padre] mi disse: Ascoltate ancora questo passo del nostro Padre Gaspa Hurtado…: “Un beneficiario può, senza alcun peccato mortale, desiderare la morte di colui che ha una rendita sul suo beneficio; e un figlio quella di suo padre, e rallegrarsi quando essa giunge, purché sia soltanto per il bene che a lui deriva, e non già per un odio personale.”

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