Preti e formazione. Una questione di fondo: chi forma i formatori?

sett.clero_mini

Finora avevo provato a riflettere su due poli del presbiterato: da un lato il ruolo sociale ed ecclesiale (con le sue ricadute), dall’altro la questione della “chiamata”. Ripeto, come ho accennato anche nel commento in risposta a un attento lettore, che sono, queste, riflessioni a voce alta, più che una teorizzazione precisa. Sono, quindi, consapevole della limitatezza di quel che vado dicendo e spero che chi legge e riflette con me mi aiuti ad approfondire.

Detto questo e in conseguenza a quanto accennato, nella condizione attuale del presbitero, una questione sulla quale occorre porre attenzione urgentemente è, a mio parere, quella della formazione del clero. Proprio perché teso fra la “chiamata divina” (una pretesa altissima, e forse insostenibile per come è spesso presentata) e la quotidianità umana del ministero (Drewermann ne aveva ampiamente parlato nel suo contestato e condannato libro “Funzionari di Dio”, che varrebbe la pena riprendere, al di là delle polemiche), fra la pretesa celeste e le pretese secolari, il prete (parlo del prete diocesano, in maniera stretta) deve poter ricevere una formazione che gli offra la possibilità innanzitutto di un orientamento personale e di un’identità precisa. E questo pone un ulteriore problema.

Continua a leggere “Preti e formazione. Una questione di fondo: chi forma i formatori?”