Fede, amore e piacere

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Dal sermone Sulle buone opere (rintracciabile nel volume Opere, Utet, 2004), una pagina di Lutero sul tema della fede intesa come “relazione di amore”. Il 31 ottobre papa Francesco andrà in Svezia per celebrare in comunione con la Chiesa protestante l’inizio delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma protestante. Un’occasione per rileggere o leggere per la prima volta qualche pagina della grande storia del protestantesimo, qui in Italia davvero poco conosciuta – e in molti ambiti ancora tristemente considerata “storia di un’eresia”.

Quando un uomo o una donna promette all’altro amore e piacere, e crede ciò fermamente, chi gli insegna il modo di comportarsi, che cosa deve fare o tralasciare, che cosa deve dire, tacere e pensare? La sola fiducia gli insegna tutto ciò, e più di quanto sia necessario. Egli non trova più differenza tra le azioni da compiere, e fa tanto volentieri ciò ch’è grande e durevole, come l’effimero e il poco, e opera con gioia, pace e sicurezza di cuore, ed è un compagno del tutto libero.

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A sbagliar Dio…

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dal sito http://www.venilia.it

Una breve pagina di padre David Maria Turoldo (da Anche Dio è infelice, San Paolo), vecchia di più di trent’anni, che sembra scritta ieri.

Di fatto, nel profondo, il problema non è Dio, ma è: in quale Dio credere. Credere in un Dio sbagliato è il più grande disastro che possa capitare: tanto più se capita a tutta una religione e a tutta una civiltà. Allora saranno sbagliate tutta la religione e la civiltà. Una situazione che oggi si fa sempre più grave; e non solo per via dell’islamismo e i nazionalismi sempre più dirompenti (e sempre intrecciati a fanatismi religiosi e razziali), ma pure per forme aberranti di “fideismi” anche cristiani: aspetto che è ancora più avvilente in quanto, se c’è un problema posto da Cristo alla fede, è precisamente quello di Dio: è sulla conflittualità del concetto di Dio che Cristo verrà condannato e ucciso. A sbagliare Dio, è sempre l’uomo che paga.

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Francesco, Martini e i non credenti

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L’editore Bompiani, in collaborazione con la Fondazione Carlo Maria Martini, ha cominciato la pubblicazione dell’opera omnia dell’indimenticato cardinale milanese. Il primo volume, presentato il 20 ottobre scorso, raccoglie gli scritti delle Cattedre dei non credenti. La prefazione ha una firma illustre: quella di papa Bergoglio di cui riportiamo una pagina intensa, fraterna e che illumina entrambe le figure dei gesuiti e molto di quanto sta accadendo oggi nella Chiesa.

Per chi volesse leggere l’intero intervento, cliccare qui.

«L’ eredità che ci ha lasciato il cardinale Martini è un dono prezioso. La sua vita, le sue opere e le sue parole hanno infuso speranza e sostenuto molte persone nel loro cammino di ricerca. Quanti di noi in Argentina, alla «fine del mondo» abbiamo fatto gli Esercizi spirituali a partire dai suoi testi! Uomini e donne di fedi diverse, non solo in ambito cristiano, hanno trovato e continuano a trovare incoraggiamento e luce nelle sue riflessioni. Abbiamo quindi la responsabilità di valorizzare questo patrimonio, così che possa ancora oggi alimentare percorsi di crescita e suscitare una autentica passione per la cura del mondo. In questa prospettiva desidero mettere in evidenza tre aspetti che ritengo particolarmente rilevanti della figura del cardinale.

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Cosa c’è nelle chiese (secondo Rilke)

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Che dire di fronte a questa pagina, se non: “Ah, Rilke!…”

(testo tratto da Lettere a un giovane poeta, Adelphi)

«Io ho un’amata, quasi una bambina ancora, che lavora a domicilio; e così, spesso, quando c’è poco lavoro, cade in una situazione difficile. E’ destra, troverebbe facilmente impiego in una fabbrica, ma teme di avere un padrone.  La sua idea di libertà è sconfinata. Non vi stupirà che ella senta anche Dio come una sorta di padrone, anzi come l’Arcipadrone, come mi disse una volta, ridendo, ma con il terrore negli occhi.

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Dio ride

E’ in libreria (e con mio stupore anche in classifica nazionale, questa settimana: 12° nella saggistica) il libro/antologia che ho curato con testi di papa Francesco con a tema la gioia, la speranza, lo sguardo positivo verso il futuro (e anche qualche simpatica chicca) che è tipico della sua predicazione. 

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Spero che sia un modo semplice e immediato per far conoscere meglio non solo quel che i giornali dicono del Papa, ma anche quello che dice lui stesso: e sono, spesso, parole profonde.

Spiriti vaganti e resurrezione della carne

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Una pagina di Theodor W. Adorno, dura, cruda e assolutamente illuminante, sulle radici di una “seria” religiosità (e sul senso da riscoprire della resurrezione della carne) e sulla sventura attualissima dello spiritismo superstizioso.

L’occultismo è la metafisica degli stupidi. Il basso livello intellettuale dei medium non è affatto un caso, come non lo è il carattere apocrifo e melenso delle loro rivelazioni. Fin dai primi giorni dello spiritismo l’aldilà non ha avuto da comunicare nulla di più significativo dei saluti della nonna defunta e della previsione di un viaggio imminente […].

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Futuro… e pensiero…

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Ho un poco diradato le riflessioni sul blog per due motivi, di cui in realtà solo uno può interessare gli amici che leggono queste pagine. Ed è questo: sto pensando cosa  il blog stesso potrebbe diventare in futuro (un futuro a breve termine, diciamo dopo agosto). La riflessione è dovuta a una faccenda che mi si è insinuata dentro da un bel po’ di tempo e che anche gli incontri in comunità e nelle scuole che ogni tanto mi chiedono di tenere, rafforza: c’è bisogno di una riqualificazione dell'”intelligenza del credere”. Un tempo, parlo di vent’anni fa, era in voga un modo di dire che si è perso: si parlava di “diaconia dell’intelligenza”, frase forse non bellissima, ma che esprimeva un concetto preciso: oltre al servizio della carità per coloro che sono poveri “nella carne”, il vangelo non può non proporre un servizio (diaconia, appunto) che abbia come scopo l’aiuto alla comprensione, pur limitata, del mistero (dell’uomo, innanzitutto, di fronte a dio).

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Che ci resta di Cristo?

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Qualche anno fa andava di moda l’adagio: Cristo sì, Chiesa no. Dietro l’affermazione, che aveva obiettivamente una certa forza icastica, stava un pensiero abbastanza preciso: la Chiesa esprime una religiosità “umana, troppo umana”, che alla fine non è sufficiente a provocare un umano che ne ha fin troppo di se stesso; mentre Cristo esprime una novità profonda, capace di provocare le coscienze. Per cui, è sufficiente riferirsi a Cristo per trovare un’ipotesi di vita nuova e sensata.

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Il tempo dei sacramenti

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Alcune diocesi italiane hanno preso la decisione di anticipare il sacramento della Confermazione alla V elementare, così da “recuperare” quel gruppo di ragazzi che, con l’inizio delle medie, abbandona in genere la frequenza al catechismo e, di conseguenza, la partecipazione ai sacramenti. Che si tratti di una decisione dovuta alla necessità di mostrare dati percentuali più alti (non riusciamo proprio a rinunciare alle misurazioni della fede?), o che sia davvero una scelta per motivi pastorali, ho l’impressione che ci si trovi comunque su una strada che non porterà a nulla.

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Frigoriferi e Misericordine

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William Kurelek_El burro que lleva a Dios

Da decenni, almeno questa è la mia impressione, la discussione intraecclesiale sul valore della pietà popolare è ambigua e fortemente caratterizzata da due poli: da un lato l’ingenuità (anche un po’ colpevole) di chi riduce il cristianesimo a una serie di esercizi di pietà e ritiene ogni approfondimento “intellettuale” un rischio inutile per la fede; dall’altro la supponenza di chi, a partire dalla profondità della riflessione teologica, biblica, filosofica, si scosta dalla “pietà” con un sorriso di condiscendenza, quando non di chiaro disprezzo. Così ci si è venuti a trovare con una Chiesa che cammina a due velocità: quella popolare e quella colta (e non è assolutamente detto che la velocità maggiore appartenga alla seconda schiera!).

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