Chiesa senza potere

M.I. Montuclard

preti operai

Il Vangelo in prigione (Jeunesse de l’Eglise)

Non basta spargere lamenti perché durante il XIX secolo la Chiesa ha perso la classe operaia e non basta esaltare le attività missionarie. […] Noi tutti insieme e personalmente dobbiamo riscoprire la Chiesa e il Vangelo nella loro energia peculiare, che è l’energia di Dio.

Se vogliamo che il messaggio cristiano sia accolto, dobbiamo predicare il Vangelo, dico il Vangelo e non già un umanesimo cristiano.  Se vogliamo che si creda alla Chiesa, dobbiamo presentare la Chiesa; e ciò significa vivere il nostro cristianesimo in modo che essa appaia, in virtù dei suoi mezzi soprannaturali e senza l’ausilio di inutili soccorsi umani, atta a generare una nuova umanità alla vita, alla libertà, alla fraternità e al culto del Dio vero.

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L’essenza del sacerdozio

Marie-Dominique Chenu

Congar e Chenu insieme
Congar e Chenu insieme

(1895-1990) Il sacerdozio dei preti (1954)

Se è stato messo in causa il sacerdozio [dei preti operai], ciò è avvenuto in virtù di una definizione che si presenta così formulata: il sacerdozio è una professione che comporta delle funzioni essenziali: e cioè l’adorazione della preghiera, la celebrazione del sacrificio della messa, l’amministrazione dei sacramenti, l’insegnamento catechistico e pastorale. E’ ovvio che, se si tengono presenti i termini suddetti, il sacerdozio dei preti operai non può sembrare altro che un sacerdozio depauperato, dal momento che essi, non avendo in cura una comunità cristiana costituita, non hanno modo di esercitare continuamente questa o quella delle funzioni indicate.

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Il clero e il mondo moderno

Emmanuel Suhard

suhard

(1874-1949), Quaderni spirituali

Essere sacerdoti nel secolo XX non vorrà dire che si debbano copiare servilmente le forme che erano valide un tempo, né essere innovatori per partito preso, ma sapere tradurre il messaggio in termini del nostro tempo. In breve, il sacerdote deve sapersi adattare, e ci si ingannerebbe di grosso se si pensasse che tale adattamento consista nell’imitare servilmente i nostri contemporanei. Non è affatto detto che, se un prete farà uso degli ultimi ritrovati della tecnica o si terrà aggiornato sulle ultime pubblicazioni, riuscirà per questo a farsi ascoltare da chi gli sta intorno. […]

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L’evangelizzazione da una prospettiva africana

François Kabasele Lumbasa

I temi del Sinodo appena concluso non sono certo nuovi. La questione dell’evangelizzazione appartiene alla storia stessa della Chiesa. Di seguito, una riflessione di uno dei più apprezzati e originali teologi africani.

Da Le sfide missionarie del nostro tempo, Milano, 1994, pagg. 117ss.

Vediamo… che cosa può comportare la prospettiva di una missione nell’ottica dell’inculturazione.

a) Inculturare significa adottare la civiltà dell’altro

Senza essere attaccati “mordicus” alla propria civiltà. Come cittadini del mondo. In effetti, nella linea dell’incarnazione, la missione non può farsi che nel rispetto dell’uomo da evangelizzare: rispetto dei suoi valori e della sua cultura. Dio ha rispettato l’uomo sino in fondo. Egli si è fatto ebreo, non perché l’essere tale fosse necessario per la salvezza, ma perché ha voluto così e perché non esiste un uomo “universale” che non abbia radici da qualche parte… Lo straniero è necessario nelle strutture di organizzazione di ogni Chiesa locale: egli dimostra che il Vangelo è sempre ricevuto da qualche parte, qui o altrove. Ma questo è necessario in entrambi i sensi: nel senso degli europei in Africa, e in quello degli africani in Europa…

b) Inculturare significa partecipare alle stesse lotte

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