Il divorzio e la comunione (3)

matrimonio

Diverse reazioni a quanto scritto la scorsa settimana sono andate nella direzione di distinguere quel che importa davvero ai protagonisti della situazione di divorzio rispetto a quel che importa, invece, alla Chiesa. La sovrastruttura di teorie, dogmi, dichiarazioni, pretese evangeliche ecc. sembra essere troppo lontana ormai dall’esperienza personale delle crisi coniugali e delle conseguenze. D’altro canto, in diversi hanno accennato nelle loro risposte (sia sul blog che a voce) al fatto che la partecipazione all’Eucaristia debba essere una questione di coscienza e non determinata da regole sovraimposte.

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Il divorzio e la comunione (2)

Weyden_Matrimony

Prima di cominciare, ringrazio chi ha scritto su questo argomento la settimana scorsa, in risposta al mio post. Sono state indicazioni molto utili anche per me, mi hanno aiutato a cogliere ulteriormente quanto questo tema sia decisivo per il presente e il futuro della Chiesa in quanto comunione e comunità. Credo, anzi, che all’interno della questione “eucaristia o meno ai divorziati risposati” siano presenti tutti i grandi temi sui quali la Chiesa deve oggi riflettere necessariamente. Provo a elencare le questioni in gioco (e sicuramente ne dimenticherò qualcuna). I poli in gioco, occorre ricordarlo, sono due: matrimonio ed eucaristia.

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Il divorzio e la comunione (1)

divorzio

Ultimamente, nelle chiacchierate con parroci, negli incontri con comunità, nelle riflessioni e domande che mi sono sentito porre, una di quelle percepite dalla gran parte come più urgenti è certamente quella che riguarda la questione dei sacramenti ai divorziati risposati; questione, tra l’altro, che occupa gli sforzi e i pensieri anche di molti (anche amici) teologi moralisti. La domanda è riassumibile facilmente: la Chiesa deve dare o non dare l’Eucarestia ai divorziati che si siano risposati?

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Giovedì santo. Il Dio insaziabile che si lascia mangiare

Jan van Ruysbroeck

jan-van-ruysbroeck

(1293-1381), Lo specchio dell’eterna salvezza

Una potentissima pagina del mistico fiammingo, sul senso dell’ultima cena e dell’eucaristia.

L’amore del Cristo è avido e liberale: se lui ci dona tutto  quello che ha e tutto quello che è, in cambio prende in noi tutto quello che noi abbiamo e tutto quello che noi siamo; e lui richiede da noi più di quello che noi siamo capaci di donare. La sua fame è smisuratamente grande; ci consuma per intero fino alla fine, talmente la sua avidità è immensa e il suo desiderio insaziabile: lui divora fino al midollo delle nostra ossa. Tuttavia noi ci concediamo volentieri a lui, e più noi gli concediamo, più lui gusta le nostre attrattive. Ed anche se lui ci consuma, non può mai essere sazio, poiché lui è insaziabile e la sua fame è senza misura; noi siamo poveri, lui lo sa: ma non ne ha cura, non esige di meno.

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