Responsabilità

RaissaEmmanuelSimone-241x300
Un giovane Lévinas con la moglie e la figlia

Emanuel Lévinas (1906-1995) testo tratto da un’intervista (per l’integrale, clicca qui)

La responsabilità di cui parlo è assai più paradossale. Il punto su cui insisto è che quando si è responsabili, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità. Noi siamo responsabili, come se fossimo colpevoli di fronte a tutti gli altri. Cito, a questo proposito, ancora una volta, il “versetto” – perché nei grandi scrittori le proposizioni sono dei versetti e di conseguenza i versetti sono assai spesso le proposizioni dei grandi autori – la frase di Dostojevskij: “Siamo tutti colpevoli – non responsabili, colpevoli – di tutto verso tutti ed io più di tutti gli altri”. Questo “io più che tutti gli altri” è la famosa non reciprocità delle coscienze. Non arrivo mai a sottrarmi a questa posizione di “io più responsabile di tutti”.

 

Annunci

Sii un buon amico…

filosofia-il-pensiero-di-pitagora_67c8baf365f52119cc57cf5fa56dd270

Pitagora (570-495 a.C.), Versi aurei, I,II. La perfezione

Sii un buon figlio, un giusto fratello, tenero sposo e buon padre; scegli per amico, l’amico della virtù; cedi ai suoi consigli, prendi la sua vita per esempio, non abbandonarlo mai anche se ti farà un piccolo torto; se lo puoi s’intende: poiché una legge severa unisce la Potenza alla Necessità.

Hai , pertanto, la possibilità di combattere e vincere le tue folli passioni: impara a dominarle. Sii sobrio, attivo e casto; evita la collera. Non compiere del male sia in pubblico che in privato; e soprattutto rispetta te stesso.

Continua a leggere “Sii un buon amico…”

Insegnare ai nostri occhi a vedere ciò che è bello

Plotinus_and_disciples

Una delle pagine più belle dalle Enneadi di Plotino (I,6)

Che cosa vedono gli occhi interiori? Appena risvegliati, certo non possono sostenere la vista delle realtà luminose. Bisogna abituare l’anima pian piano a osservare dapprima le belle abitudini di vita, poi le opere – e non intendo gli oggetti materiali prodotti dal lavoro dell’artigiano, ma le azioni degli uomini buoni. Subito dopo, bisogna educarci a osservare l’anima di coloro che compiono azioni belle. Come si fa a scrutare dentro l’anima di un uomo buono per scoprire la sua bellezza? Coraggio, ritorna in te stesso e osservati: se non vedi ancora la bellezza nella tua interiorità, fa come lo scultore di una statua che deve diventare bella. Egli scalpella il blocco di marmo, togliendone delle parti, leviga, affina il marmo finché non avrà ottenuto una statua dalle belle linee.

Continua a leggere “Insegnare ai nostri occhi a vedere ciò che è bello”

La nostra essenza è relativa, relazionale…

1843602-illustrazione-di-una-spirale-di-persone-che-circondano-un-individuo

Avviso dall’inizio: oggi sarò confuso…: parto da una frase che ho appena letto, ma il cui significato mi frulla in testa da un po’: l’essere spirituale è l’essere libero dall’egocentrismo.

Continua a leggere “La nostra essenza è relativa, relazionale…”

Il mondo cristiano è l’unico veicolo del vangelo?

Emmanuel Mounier

c_pia_de_c_pia_de_c_pia_de_jean_lacrix_emmanuel_mounier_e_domenach

(1905-1950), L’agonie du Christianisme, in Esprit, 1946, pp. 726-727, traduzione A. Prandi

Una pagina forte e critica sul ritardo del cristianesimo rispetto alla modernità e sul rischio di un tradimento del vangelo (proprio a causa di questo ritardo!)

Lo scandalo non è dato dal fatto che [i valori della modernità] siano sorti fuori dal mondo cristiano, se è vero che ogni accrescimento del patrimonio spirituale dell’umanità partecipa, nel giudizio del cristiano, alla cattolicità della Chiesa. Lo scandalo viene dal non avere la cattolicità o la cristianità, come gruppo sociale storico, collaborato alla loro nascita, viene dall’averli assimilati male e dal fatto che le sono ancora così poco familiari.

Continua a leggere “Il mondo cristiano è l’unico veicolo del vangelo?”

Porre domande

george_steiner

George Steiner, La nostalgia dell’assoluto, Bruno Mondadori, pagg. 77-79

Una pagina di Steiner (1929), provocatoria come gran parte del suo pensiero.

Noi continueremo a porre domande. Il filosofo tedesco Heidegger centra il problema quando dice che le domande sono la pietà, la preghiera del pensiero umano. Io sono un po’ più brutale. Noi, in Occidente, siamo animali fatti per porre domande e per cercare di ottenere risposte, costi quel che costi. Non istituzionalizzeremo l’innocenza umana. Ci possiamo provare, di tanto in tanto. Possiamo cercare di trattare con più attenzione l’ambiente. Possiamo cercare di evitare almeno in parte la brutale devastazione, le crudeltà inutili nei confronti degli animali, nei confronti degli esseri umani meno privilegiati…

Continua a leggere “Porre domande”

Io sono ciò che voglio essere

Maurice Blondel (1861-1949)

Da L’azione, Brescia, 1970.

Se non sono ciò che voglio essere, ciò che voglio non con le labbra soltanto, non in forma di desiderio o di progetto, bensì con tutto il cuore e con tutte le forze, nei miei atti, non sono. Nel profondo del mio essere c’è un volere e un amare l’essere o non v’è nulla. Questa necessità che m’era sembrata costrizione tirannica, quest’obbligo che mi pareva dapprima dispotico, debbo constatare che in ultima analisi manifestano ed esercitano l’azione profonda della mia volontà: altrimenti mi distruggerebbero. La natura intera della cose e la catena delle necessità che pesano sulla mia vita non sono se non la serie di mezzi che debbo volere, che voglio infatti per compiere il mio destino.

Continua a leggere “Io sono ciò che voglio essere”

L’uomo adulto: colpa e responsabilità

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Etica, Milano, 1969, pagg. 202s.: colpa e responsabilità dell’uomo adulto.

Gesù non si occupa della proclamazione o della realizzazione di nuovi ideali etici, e neppure della sua propria bontà (Mt 19, 17), ma esclusivamente dell’amore per l’uomo reale; perciò può entrare nella comunione della colpa degli uomini e addossarsene il peso. Gesù non vuole apparire, a spese degli uomini, come il solo individuo perfetto, non vuole essere l’unico uomo esente da colpa, che guarda con sprezzo l’umanità soccombente al peccato, non vuole che una qualsiasi idea di uomo nuovo trionfi sulle rovine di un’umanità distrutta per colpa propria. Non vuole assolvere se stesso dal peccato per il quale gli altri periscono. Un amore che abbandonasse l’uomo nel suo peccato non sarebbe un amore rivolto all’uomo reale. Operando responsabilmente nell’esistenza storica degli uomini, Gesù si fa colpevole. Null’altro che il suo amore, si noti, lo fa incorrere nella colpa. Per il suo amore disinteressato Gesù abbandona la propria perfezione ed entra nella colpa umana per caricarsene. L’assenza di peccato e il caricarsi del peccato altrui sono in lui due fatti inseparabili. […]

Continua a leggere “L’uomo adulto: colpa e responsabilità”