Il tesoro di rabbi Eisik

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Uno dei racconti della tradizione ebraica, reso noto da Martin Buber nel suo libro Il cammino dell’uomo. Ci sono cose che cerchiamo lontano, ma lontane non sono…

Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato.

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Responsabilità

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Un giovane Lévinas con la moglie e la figlia

Emanuel Lévinas (1906-1995) testo tratto da un’intervista (per l’integrale, clicca qui)

La responsabilità di cui parlo è assai più paradossale. Il punto su cui insisto è che quando si è responsabili, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità. Noi siamo responsabili, come se fossimo colpevoli di fronte a tutti gli altri. Cito, a questo proposito, ancora una volta, il “versetto” – perché nei grandi scrittori le proposizioni sono dei versetti e di conseguenza i versetti sono assai spesso le proposizioni dei grandi autori – la frase di Dostojevskij: “Siamo tutti colpevoli – non responsabili, colpevoli – di tutto verso tutti ed io più di tutti gli altri”. Questo “io più che tutti gli altri” è la famosa non reciprocità delle coscienze. Non arrivo mai a sottrarmi a questa posizione di “io più responsabile di tutti”.

 

Spazio, tempo, profitto

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da Il Sabato di A. Heschel (1907-1972)

La civiltà tecnica è la conquista dello spazio da parte dell’uomo. E un trionfo al quale spesso si perviene sacrificando un elemento essenziale dell’esistenza, cioè il tempo. Nella civiltà tecnica, noi consumiamo il tempo per guadagnare lo spazio. Accrescere il nostro potere sullo spazio è il nostro principale obiettivo.

Tuttavia, avere di più non significa essere di più: il potere che noi conseguiamo sullo spazio termina bruscamente alla linea di confine del tempo: e il tempo è il cuore dell’esistenza. Conseguire il controllo dello spazio è certamente uno dei nostri compiti. Il pericolo comincia quando, acquistando potere sullo spazio, rinunciamo a tutte le aspirazioni nell’ambito del tempo.

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La banalità del male

Uno splendido spezzone dal film di Margaret Von Trotta su Hannah Arendt: il discorso su Eichmann e sul valore umano del “pensiero”. E’ il mio augurio per l’anno nuovo.

Video ripreso dalla pagina youtube di Marino Crivellari.

 

 

Un sogno “primitivo”

MARTIN BUBER

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(1878-1965) Il dialogo, San Paolo 2013

Lo stesso sogno mi ritorna in tutte le sue variazioni, a volte dopo un intervallo di anni. Lo chiamo il sogno del doppio grido. L’ambiente in cui si svolge è sempre simile, un mondo semplice, «primitivo»: mi trovo in una vasta caverna, come le latomìe di Siracusa, o in una costruzione di fango, che al risveglio mi ricorda i villaggi dei fellah, o anche ai margini di una gigantesca foresta, di cui non ricordo averne visto l’uguale.

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Essere un cuore pensante

Etty Hillesum

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(1914-1943), Il bene quotidiano

Curato da Lorenzo Gobbi, uscirà nelle librerie a gennaio un “breviario” dagli scritti di Etty Hillesum, di cui anticipiamo un breve testo.

(3 ottobre 1942)

Non c’è alcun poeta in me, c’è solo un frammento di Dio in me che potrà crescere fino a [diventare] un poeta. In un campo, bisogna pure che un poeta ci sia, che da poeta viva questa vita, proprio questa, e in futuro la possa cantare. Questa notte, mentre me ne stavo distesa nella mia cuccetta, attorniata da donne e ragazze che russavano sommessamente, sognavano a voce alta o piangevano silenziosamente e si agitavano, le stesse che durante il giorno dicevano: «non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, se no diventiamo pazze», mi trovavo presa, a volte, da una tenerezza infinita, rimanevo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti i fatti, le troppe impressioni di un troppo lungo giorno, e pensavo: «lasciate che io possa essere il cuore pensante di questa baracca». Voglio esserlo di nuovo. Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento. Sto qui distesa, adesso, così paziente e nuovamente calma, e mi sento già un pochino meglio, non forzatamente ma davvero meglio, leggo le lettere di Rilke Su Dio, ogni parola è colma di senso per me, se fosse capitato a me di scriverle, le avrei scritte proprio così e non avrei voluto scriverle in nessun altro modo –

Sento di nuovo in me la forza di andare, non penso più in termini di progetti e di rischi, vada come vada, comunque vada sarà un bene –

[…]

Si dovrebbe pregare, giorno e notte, per queste migliaia. Senza preghiera, non si dovrebbe stare un solo minuto.

La prima preghiera di Abramo

Louis Massignon

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(1883-1962) Parola data, Adelphi, pagg. 271-272

Una pagina straordinaria, sulla relazione tra le fedi e sulla paradossale preminenza della preghiera d’intercessione per chi è fuori da ogni fede scritta da una delle grandi figure del dialogo interreligioso e interculturale. Personalmente ne sono rimasto folgorato.

Una In questo momento in cui lo spavento che ci nasconde l’approssimarsi della nostra fine ultima ci fa voltare indietro verso le nostre origini, in questo momento in cui l’avvelenata malizia dei nostri dissensi ci obbliga a cercare i nostri comuni antenati, è cosa saggia riprendere, a uno a uno, gli anelli della catena spirituale dei testimoni puri da cui dipendiamo…: essi ci riconducono ad Abramo, con tanta più forza quanto più il nostro caso è senza speranza.

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Cosa pensa Benedetto XVI della Gaudium et Spes

Nell’introduzione al libro che raccoglierà gli scritti ratzingeriani sul Concilio, di prossima uscita (a novembre per i tipi dell’editore Herder e a cusa dell’arcivescovo Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede),  il Papa indica con chiarezza alcune sue riflessioni sulla riuscita e sui limiti del Vaticano II. Tra le cose meno efficaci, cita la Gaudium et Spes (tra le efficaci, Nostra Aetate (rapporto con gli Ebrei) e Dignitatis Humanae (libertà religiosa).

Vale la pena leggere integralmente il testo che certamente obbliga a non poche riflessioni. Qui si seguito citiamo solo il passo che riguarda la Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.

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