I 4 cardinali e la messa in atto della “teologia del contrasto”

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Immagine ripresa da notizie.tiscali.it

I metodi del dibattito teologico sono sempre interessanti (alcune volte davvero creativi). Quello messo in atto dai 4 cardinali firmatari della lettera sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia è però qualcosa di più. La richiesta diretta a papa Francesco ha l’apparenza di una precisa “messa al muro” in cui viene espressamente chiesto al Pontefice di dire chiaramente se le affermazioni di un documento post-sinodale sono “contro” la tradizione ecclesiale (anche la più recente). Impongono in qualche modo, per come sono formulati, una scelta che il Papa dovrebbe fare (in questo senso parlo di “teologia del contrasto”): confessare che l’Amoris Laetitia va contro la Familiaris Consortio, contro la Veritatis Splendor… e via così. L’alternativa, unica, sarebbe rinnegare la dichiarazione stessa post-conciliare. Ma i firmatari di questa lettera non erano forse tutti presenti al Sinodo? E non hanno la capacità di rispondere alle domande che essi stessi propongono? La lettera in verità lascia trasparire – nel momento stesso in cui chiede al Papa di prendere posizione “aut aut” – un’ironia ben più che solo accennata. Tra le righe si deve leggere: caro papa Francesco, tu confondi la gente; proponi una Chiesa che contrasta con i tuoi predecessori; non sei chiaro nelle tue proposte; dai scandalo; nemmeno noi (pastori della tua Chiesa) ti capiamo, al punto che non sappiamo rispondere al popolo di Dio riguardo a quanto tu affermi pubblicamente. Non è chi non veda che siamo ben lontani da una decantata “sinodalità”.

Al di là di ogni presa di posizione è chiaro che, ormai, siamo di fronte a un profonda crisi interna alla comunione del corpo cardinalizio e del corpo ecclesiale (al suo vertice), che non riesce più a essere silenziata e governata. Riporto, dunque, qui di seguito il testo dei cardinali. Personalmente mi permetto soltanto di sottolineare quanto mi abbia colpito (e ferito) la distanza evidente tra l’approccio umile e formale della prima parte e una durezza che sfiora l’arroganza della seconda. Di questo linguaggio “doppio” si sono accorti ben prima di me i vescovi di Grecia, che hanno inviato una risposta non meno dura (ma certamente senza alcuna doppiezza) e che riporterò domani.

Al Santo Padre Francesco
e per conoscenza a Sua Eminenza il Cardinale Gerhard L. Müller

Beatissimo Padre,

a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia” che ci permettiamo allegare alla presente.

Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.

Card. Walter Brandmüller
Card. Raymond L. Burke
Card. Carlo Caffarra
Card. Joachim Meisner

Roma, 19 settembre 2016

 

3. I “Dubia”

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

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Brevi considerazioni sul capitolo 8 dell’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco

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di don Jean-Michel Gleize, sacerdote della Fraternità San Pio X, professore di ecclesiologia al Seminario di Écône. Una riflessione sul capitolo più problematico dell’Esortazione post-sinodale, da parte di un membro della Fraternità creata da monsignor Lefebvre per la salvaguardia della tradizione cattolica pre-Vaticano II. Credo sia interessante seguire il modo di argomentare di questo teologo che obbliga ad alcuni (per nulla banali) puntini sulle i. Di fatto cogliendo, a mio parere e al di là delle conclusioni, il problema centrale di tutta la questione del capitolo 8: come conservare la relazione tra dettato ecclesiale e giuridico e cammino spirituale personale?  come declinare legge e discernimento? come integrare nel concreto il percorso personale (relativo) e la definizione (assoluta) del Vangelo e della Tradizione? Il testo del teologo lefebvriano, durissimo contro papa Francesco, mostra una volta di più la necessità di una riflessione ulteriore sulle relazioni fra storia del dogma e attualità del percorso di fede personale (o, se volete, fra legge e coscienza del credente cristiano – che non è riducibile alla “coscienza tout court”, ma che è dicibile come “coscienza nel cammino di fede”). Riflessione che, a mio modesto parere, non è più demandabile. 

1- L’Esortazione apostolica colpisce per la sua ampiezza e la sua articolazione. Essa è divisa in nove capitoli e conta più di trecento paragrafi. Le questioni più sensibili sono trattate al Capitolo 8 (nn. 291 – 312) a partire dal n. 293. Dopo aver parlato del matrimonio e della famiglia cattolica, il documento tratta le “situazioni fragili”. Qui ci atterremo a questo passaggio così atteso. […]

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Io sono “fragilità in cammino”

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Una prima riflessione sull’Esortazione Apostolica mi preme, a partire da un passo preciso del documento di papa Francesco. Il passo è quello sul discernimento (parola tanto abusata, ma che resta necessaria) delle coscienze. Per chi voglia leggere il testo papale, mi riferisco ai numeri dal 299 al 306).

Una frase di papa Francesco mi colpisce: «Bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata…».

Detto in altri termini: tutti (non solo i cristiani) viviamo (o dobbiamo vivere, siamo chiamati a vivere) in tensione tra ciò che siamo concretamente oggi, con la nostra storia personale, faticosa e ferita, con i fallimenti accumulati nonostante tentiamo di “far bene” e ciò che vorremmo essere: felici, realizzati, integrati, capaci di amore…

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

La posizione di Gesù

Hans Küng

Verleihung des Lew-Kopelew-Preises fuer Frieden und Menschenrechte

(1928), Salviamo la Chiesa, Rizzoli, pp. 210-212

E’ inimmaginabile che se Gesù… ritornasse…, nelle questioni controverse possa assumere una posizione simile a quella delle autorità romane, spesso condivisa anche da altre autorità ecclesiastiche, ovvero:

– che Egli, il quale metteva in guardia i farisei dal caricare pesi insopportabili sulle spalle degli uomini, oggi come ieri possa definire tutti i metodi artificiali per la prevenzione della gravidanza un peccato mortale destinato a banalizzare ogni espressione di sessualità e li possa accostare all’aborto;

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Cosa succede alla Chiesa?

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Ripropongo un testo del gesuita Medard Kehl, di quasi vent’anni fa. L’avevo messo in apertura del mio libro “La Chiesa non risponde”, ho l’impressione che non abbiamo fatto molti passi in avanti.

[…] in Germania, nell’autunno del 1995, si giunse a un ‘appello del popolo di Dio’ […]. Per due mesi nelle chiese e nei centri parrocchiali, per le strade e nelle pubbliche piazze, vennero raccolte delle firme con le quali si prendeva posizione a favore dei seguenti cinque obiettivi: edificazione di una chiesa fraterna; piena uguaglianza dei diritti per le donne; scelta libera fra la forma di vita celibataria e non celibataria; valorizzazione positiva della sessualità; lieta novella anziché annuncio che minaccia. […]

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Il divorzio e la comunione (3)

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Diverse reazioni a quanto scritto la scorsa settimana sono andate nella direzione di distinguere quel che importa davvero ai protagonisti della situazione di divorzio rispetto a quel che importa, invece, alla Chiesa. La sovrastruttura di teorie, dogmi, dichiarazioni, pretese evangeliche ecc. sembra essere troppo lontana ormai dall’esperienza personale delle crisi coniugali e delle conseguenze. D’altro canto, in diversi hanno accennato nelle loro risposte (sia sul blog che a voce) al fatto che la partecipazione all’Eucaristia debba essere una questione di coscienza e non determinata da regole sovraimposte.

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Il divorzio e la comunione (1)

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Ultimamente, nelle chiacchierate con parroci, negli incontri con comunità, nelle riflessioni e domande che mi sono sentito porre, una di quelle percepite dalla gran parte come più urgenti è certamente quella che riguarda la questione dei sacramenti ai divorziati risposati; questione, tra l’altro, che occupa gli sforzi e i pensieri anche di molti (anche amici) teologi moralisti. La domanda è riassumibile facilmente: la Chiesa deve dare o non dare l’Eucarestia ai divorziati che si siano risposati?

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