Alcuni vanno sulla montagna…

Maurice Bellet

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Dio? Nessuno l’ha mai visto, San Paolo, pp. 95ss

Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere.

Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito.

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Cosa diciamo quando diciamo “dio”

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La nostra tradizione (al contrario di quella buddista o zen per fare un esempio), tende a parlare con estrema facilità di dio. Sia per invocarlo, sia per bestemmiarlo, sia per usarlo come un facile intercalare. Ma anche per ragionarci sopra; per invitare a conoscerlo o a seguirlo; per studiarlo; persino per dimostrarne l’esistenza o per negarla. La parola “dio” è una delle più pronunciate in Occidente.

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Le forme dell’amore

Simone Weil (1909-1943)

Solo Dio, presente in noi, può realmente pensare la qualità umana negli sventurati, guardarli con uno sguardo veramente diverso da quello con cui si guardano gli oggetti, ascoltare veramente la loro voce come si ascolta una parola. Essi si accorgono allora di avere una voce; altrimenti non potrebbero neppure rendersene conto.

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