Stare con il Vangelo in mano

Charles-de-Foucauld

Questo è l’invito del piccolo fratello Charles de Foucauld: stare con il Vangelo, leggere il Vangelo. A volte mi chiedo se  davvero c’è qualcos’altro di necessario…

«Leggiamo sempre il Vangelo amorosamente, come se fossimo seduti ai piedi dell’Amato, ascoltando mentre ci parla di se stesso. Dobbiamo cercare di capirla, questa Parola amata: colui che ama non s’accontenta d’ascoltare le parole dell’essere amato come una gradevole melodia, ma cerca di afferrare, di capire le minime sfumature; lo desidera tanto più quanto più ama, perché tutto ciò che viene dall’essere amato ha tanto valore, soprattutto le sue parole che sono come qualche cosa della sua anima.

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Preti, deserti e tentazioni

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La confusione tra sacerdozio (ministeriale) e presbiterato; l’accumulo di ministeri e di carismi ecclesiali nella medesima persona del prete; l’esercizio di un potere “assoluto” sia nel campo temporale che in quello spirituale sono certamente tre delle piaghe del ministero del prete oggi. Ve ne sono certamente altre, e vi sarà (nelle cose umane il forse è sempre da tener presente) tempo per riflettere.

Ma mi sembrava necessario partire da queste prime, per non dimenticare le radici e non fingere che “tutto va bene”, una volta di più. Nella scorsa settimana ancora, sui giornali campeggiavano le notizie della condanna (questa volta anche ecclesiale) nei confronti di don Mauro Inzoli (altra figura la cui situazione è paradossale: fondatore del Banco Alimentare e ora “dimesso dallo stato clericale”) e di due anziani sacerdoti di Verona (il tragico caso degli abusi nel collegio per sordomuti…: ancora una volta, situazioni di carità che si trasformano in abusi di potere…). Personalmente, in questi giorni, sto ricevendo anche notizie tristissime che non appaiono sui giornali, per la fortuna e la serenità delle persone stesse coinvolte e delle famiglie. Né, per me, è di grande consolazione quel che molti sottolineano, ossia che con Benedetto XVI questi casi vengono, finalmente, stigmatizzati anche in ambito cattolico. Non mi consola, perché non affronta il problema: semplicemente, e in modo diverso, lo nega in quanto problema ecclesiale, riducendolo alla colpa di alcuni.

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Il deserto e l’anima

Charles de Foucauld

(1858-1916) Lettera a Padre Girolamo. Da Barrat D.E.R., Charles de Foucauld e la fraternità, Paoline, Milano 1991.

Bisogna passare attraverso il deserto e dimorarvici, per ricevere la grazia di Dio: è là che ci si svuota, che si scaccia da noi tutto ciò che non è Dio, e che si vuota completamente questa piccola casa della nostra anima per lasciare tutto il posto a Dio solo. Gli ebrei sono passati per il deserto; Mosè vi è vissuto prima di ricevere la sua missione; san Paolo, san Giovanni Crisostomo si sono anch’essi preparati nel deserto… E’ indispensabile… E’ un tempo di grazia, è un periodo attraverso il quale deve necessariamente passare ogni anima che vuol portare frutti le sono necessari questi silenzi, questi raccoglimenti, questi oblii di tutto il creato in mezzo ai quali Dio stabilisce il suo regno e forma in essa lo spirito interiore. la vita intima con Dio, la conversazione dell’anima con Dio nella fede, nella speranza e nella carità. Più tardi, l’anima produrrà frutti esattamente nella misura in cui si sarà formato in essa l’uomo interiore. Se questa vita interiore è nulla, per quanto zelo si possa avere, buone intenzioni e molto lavoro, i frutti saranno nulli: è una sorgente che vorrebbe dare la santità agli altri, ma non può perché non la possiede: si dà solo quello che si ha.

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