Cristianesimo, politica e bandiere

Pietro Scoppola

(1926-2007) Dal neoguelfismo alla Democrazia Cristiana, Roma, 1957.

Sembra scritta oggi, ed è, invece, una pagina di oltre cinquant’anni fa. Non finisce di stupirmi la nostra lentezza (e non solo in questo caso) nel comprendere quel che abbiamo sotto gli occhi…. 

Abbiamo visto in questi dieci anni di rinata vita democratica tutte le forze cattoliche, da quelle per loro natura chiamate ad operare sul terreno politico, a quelle invece istituzionalmente orientate verso un’azione di formazione o di apostolato religioso, schierarsi in prima linea sul fronte della politica, impegnarsi a fondo nelle competizioni elettorali; e con le organizzazioni cattoliche è il clero stesso ad impegnarsi in favore del partito dei cattolici e contro i suoi avversari.

Esigenza certo imposta dall’asprezza della lotta, dalla forza degli avversari, dalla incalcolabile importanza dei valori in gioco, ma che comporta pure, necessariamente, dei grossi pericoli sui quali il cattolico, prima di ogni altro, è chiamato a meditare.

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Chiesa e fascismo: una lucida testimonianza

Giuseppe Donati

(1889-1931) Lettera a Salvemini, 1927, in Archivio Gaetano Salvemini

Una delle figure che rischiano di essere dimenticate è certamente quella del giornalista e politico Donati; antifascista (al punto da essere tra i perseguitati ed esiliati soprattutto per i suoi duri attacchi a Mussolini dopo la morte di Matteotti, amico di Sturzo, ma anche di Salvemini; uomo di coraggio e dialogo, oltre che di formidabile lucidità politica e di fede.

Una grave difficoltà per me sta in questo: non voglio assolutamente tacere nulla della verità, e perciò in parecchi punti, i fatti danno ragione a chi ritiene il Vaticano troppo compromesso; ma se ammetto questo di fronte ad un lettore cattolico estero, che non ha tempo di riflettere a tante sottigliezze politiche, di fatto, vengo a procurarmi l’effetto opposto a quello che mi propongo. In altri termini, io vorrei poter convincere i cattolici esteri miei eventuali lettori di due cose: 1) che la grande massa dei cattolici italiani è giustamente antifascista per ragioni d’ordine morale e politico insieme; 2) che il Vaticano si barcamena… ma non può essere fascista. Dicendo: non può, riconosco che esiste la corrente cattolica fascista, però contesto a questa il diritto di rappresentare in tutta questa faccenda, sia il pensiero politico dei cattolici italiani, sia i veri interessi religiosi della Chiesa.

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Cosa resta di una politica cristiana (3)

Giuseppe Toniolo

(1845-1918) Democrazia Cristiana. Concetti e indirizzi, i, in Opera omnia, iii, ii, Città del Vaticano, 1949: programma sociale della democrazia cristiana (1899).

Una pagina che è straordinaria lezione (dimenticata?) di modernità cristiana e coscienza civile

1. Noi vogliamo l’organizzazione graduale della società in associazioni professionali corporative autonome, generali ed ufficiali. Tutti i cittadini appartenenti alla stessa professione o a gruppi di professioni analoghe si riuniscano insieme, conservando individualmente la loro funzione economica… per trattare insieme e regolare i rapporti reciproci e tutelare gli interessi comuni. Perciò chiediamo allo Stato e a tutti gli enti pubblici minori che favoriscano in tutti i modi questa tendenza all’organizzazione corporativa, specialmente lasciando piena libertà e dando il riconoscimento giuridico alle unioni professionali che sotto l’azione dell’iniziativa privata verranno formandosi.

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Cosa resta di una politica cristiana (2)

Programma per un partito popolare cattolico

in Il Partito Popolare Italiano, Bologna, 1956, passim.

PROGRAMMA:

1. Integrità della famiglia. Difesa di essa contro tutte le forme di dissoluzione e di corrompimento. Tutela della moralità pubblica, assistenza e protezione dell’infanzia, ricerca della paternità.

2. Libertà d’insegnamento in ogni grado. Riforma scolastica. Lotta contro l’analfabetismo. Educazione e cultura popolare, diffusione dell’istruzione popolare, diffusione dell’istruzione popolare.

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Cosa resta di una politica cristiana (1)

Romolo Murri

(1870-1944) in Cultura sociale, 193, 10 gennaio 1906: l’antinomia del cristianesimo democratico.

Il dibattito politico attuale ha, tra i suoi vari temi (spesso drammatici) quello delle alleanze e del ruolo dei cristiani nella democrazia. Vale la pena tornare a rileggere alcuni dei padri fondatori della relazione tra vita cristiana e vita democratica. Oggi riporto un testo di Romolo Murri, sacerdote e uomo politico di inizio xx secolo, scomunicato nel 1909 proprio per la sua attività politica, giudicata contraria al volere del Vaticano.

“[Si evidenzia] assai chiaramente l’antinomia che molti hanno rinvenuto nella democrazia cristiana; antinomia d’un programma politico che fa appello al cristianesimo, d’un cristianesimo che si affigge l’etichetta politica di democratico.

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