Sulla natura umana

Hannah-Arendt21

Visto che va di moda parlare di natura umana, di cosa sia, di ipotetiche leggi naturali ecc., ecco una pagina fuori dagli schemi, quella di Hannah Arendt, filosofa ebrea, non credente, eppure radicata in un pensiero che non può evitare di accennare al divino. La sua distinzione sulle domande: chi sono io? e che cosa sono io? è illuminante, poiché ci obbliga a distinguere tra persona e natura, singolarità umana ed essenza umana. Ricordandoci che, se alla prima domanda possiamo ancora tentare di rispondere a partire dalla nostra storia, alla seconda non abbiamo soluzioni, a meno di uno sguardo che sia completamente esterno a noi, divino appunto. In questo modo ci obbliga a un’umiltà profonda ogni volta che tentiamo di definire cosa sia “naturale”.

Il problema della natura umana (questio mihi factus sum [io stesso sono divenuto domanda] come dice sant’Agostino) pare insolubile sia nel suo senso psicologico individuale sia nel suo senso filosofico generale. E’ molto improbabile che noi, che possiamo conoscere, determinare e definire l’essenza naturale delle cose che ci circondano, di tutto ciò che non siamo, possiamo mai essere in grado di fare lo stesso per noi: sarebbe come scavalcare la nostra ombra.

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SOFRONIO EUSEBIO GEROLAMO (SAN GEROLAMO)

gerolamo

(347ca-420ca) Ep. Xxii

Il famoso brano in cui Gerolamo si accusa di essere ancora più amante di Cicerone che di Cristo.

“Ti voglio narrare la storia della mia infelicità.

Era da molti anni che avevo eliminato casa, genitori, sorella, parenti e, ciò che è più difficile, la consuetudine a lauti pranzi, a causa del regno dei cieli, e me ne ero andato a Gerusalemme, per militare (in Cristo). Ma non avevo saputo staccarmi dalla biblioteca che avevo messa insieme con gran fatica e passione a Roma. Così, io, misero, digiunavo per andare a leggere Cicerone! Dopo molte notti di veglia, dopo aver versato lacrime che il ricordo dei miei peccati trascorsi faceva sorgere dal più profondo del mio cuore, prendevo tra le mani Plauto! Se talvolta, chino su me stesso, cominciavo a leggere un profeta, lo stile disadorno mi inorridiva; e poiché, con i miei ciechi occhi, non vedevo la luce, non davo la colpa ai miei occhi, ma al sole.

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