I cristiani, il senso della storia e il potere mondano

Hans Urs von Balthasar

(1905-1988), Il tutto nel frammento, Milano, 1970, pagg. 1ss.

A chi oggi cerca, in obbedienza alla Parola di Dio, di riflettere e di parlare di Dio e dell’uomo, si presenta il difficile compito di percorrere lo stretto sentiero che passa tra due forme di titanismo. Una, quella antica, che risale a Costantino e consiste nella costrizione del potere politico al servizio del regno di Cristo, viene oggi scartata poiché di fatto la chiesa finalmente ha perso questo potere. L’altra, quella nuova, consiste nell’identificazione – o per lo meno nella posizione di una convergenza – tra il progresso tecnico del mondo e lo sviluppo del regno di Dio. Entrambi sono, comunque, come si vedrà, solo aspetti dell’identico integralismo, il primo reazionario, il secondo progressista, il primo clericale, il secondo laico. Entrambi cercano di procurare al regno del Crocifisso una potenza terrena, poiché entrambi mescolano regno terreno e regno divino.

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Il punto centrale della storia è Cristo

Oscar Cullmann

(1902- 1999), Cristo e il tempo, Bologna, 1965, pagg. 106s.

La linea biblica del tempo si divide, come abbiamo visto, in tre parti: tempo anteriore alla creazione; tempo compreso tra la creazione e la Parusia; tempo posteriore alla Parusia. A questa divisione tripartita, che mantiene sempre intatto il suo valore, si sovrappone, già nel giudaismo, la divisione bipartita, proveniente dal parsismo, fra l’eone presente e quello futuro. In questa divisione bipartita giudaica tutto è visto nel segno dell’avvenire. Il centro stesso di questa linea è costituito dalla futura venuta del Messia, dall’avvento dell’era messianica della salvezza con tutti i miracoli che la caratterizzano. E’ là per il giudaismo la grande cesura della storia intera che rimane divisa in due metà. In altre parole, per il giudaismo, il centro della linea, vale a dire la salvezza, si trova nell’avvenire.

L’elemento cronologicamente nuovo apportato da Cristo alla fede del cristianesimo primitivo consiste nel fatto che, dopo la Pasqua, il centro non si trova più, per il credente, nell’avvenire Questa è una verità di immensa portata e tutte le altre considerazioni sul fluire del tempo, perdono, per la Chiesa primitiva, qualsiasi valore di rilievo alla luce di questa affermazione semplicemente rivoluzionaria, fatta propria da tutto il cristianesimo primitivo: il centro della storia è già raggiunto.