Il tempo “dell’uomo senza Dio”

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 212s.

L’intera nostra predicazione e teologia cristiana del XX secolo è costruita sull’”apriori religioso” dell’uomo. Il “cristianesimo” è sempre stato una forma (forse la vera forma) della “religione”. Ma quando un giorno sarà evidente che questo “apriori” non esiste affatto ma che è stato una forma espressiva dell’uomo, storicamente determinata e transitoria, quando cioè gli uomini diventeranno realmente non religiosi in maniera radicale – e io penso che più o meno è già il caso nostro (qual è, per esempio, la ragione per cui questa guerra, a differenza di tutte le altre, non suscita una reazione “religiosa”?) – che cosa significherà allora questo per il “cristianesimo”? Viene sottratto il terreno su cui poggiava finora tutto il nostro “cristianesimo”, e la “religiosità” funziona ancora soltanto con alcuni “ultimi paladini” e con qualche individuo intellettualmente disonesto. Che siano questi i pochi eletti? […]

Continua a leggere “Il tempo “dell’uomo senza Dio””

L’uomo “solo” e “i casi seri” della vita e della morte

Hans Urs von Balthasar

(1905-1988), Cordula, Brescia, 1968, passim: il caso serio della vita e della morte.

Moriamo soli. Mentre la vita, fin dal seno materno, è sempre comunione, tanto che un io umano isolato non può né nascere, né sussistere, e nemmeno essere immaginato, la morte sospende per un momento senza tempo proprio la legge della comunione. Gli uomini possono accompagnare fino all’estrema soglia il morente, che può anche sentirsi accompagnato, soprattutto se è la comunità dei santi ad accompagnarlo nella fede in Cristo; tuttavia valicherà la stretta porta solo ed isolato. La solitudine spiega ciò che la morte è attualmente: la conseguenza del peccato (Rm 5, 12); cercare ciò che essa altrimenti potrebbe essere, è ozioso.

Continua a leggere “L’uomo “solo” e “i casi seri” della vita e della morte”

La grazia di Dio non è a buon prezzo

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Sequela, Brescia, 1971, pagg. 21s.

La grazia a buon prezzo è il nemico mortale della nostra chiesa. Noi oggi lottiamo per la grazia a caro prezzo.

Grazia a buon prezzo è grazia considerata materiale da scarto perdono sprecato, consolazione sprecata, sacramento sprecato; grazia considerata magazzino inesauribile della chiesa, da cui si dispensano i beni a piene mani, a cuor leggero, senza limiti; grazia senza prezzo, senza spese. L’essenza della grazia, così si dice, è appunto questo, che il conto è stato pagato in anticipo, per tutti i tempi. E così, se il conto è stato saldato, si può avere tutto gratis. Le spese sostenute sono infinitamente grandi, immensa è quindi anche la possibilità di uso e spreco Che senso avrebbe una grazia che non fosse grazia a buon prezzo?

Continua a leggere “La grazia di Dio non è a buon prezzo”