Il sogno che cambiò l’Occidente

EUSEBIO DI CESAREA

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(265-340ca), La vita di Costantino, i, in M. Simonetti, Letteratura cristiana antica, ii, Casale Monferrato, 1996, 113ss.

Ecco la versione del sogno di Costantino secondo il racconto di Eusebio, che l’imperatore conobbe personalmente. Del sogno, le versioni (molto diverse l’una dall’altra) sono almeno tre.

“Mentre l’imperatore era assorto in preghiera e rivolgeva in tutta sincerità la sua supplica, gli apparve un segno divino veramente straordinario, al quale non sarebbe certo facile credere se fosse stato un altro a parlarne. Ma poiché il vittorioso imperatore in persona, molto tempo dopo, quando cioè fummo onorati della sua amicizia e della sua familiarità, rivelò l’accaduto direttamente a noi, che siamo gli autori della presente opera, e poiché egli stesso confermò con solenni giuramenti le sue parole, chi mai potrebbe nutrire tanti dubbi da non prestar fede all’intiera vicenda?…

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Non esiste alcun altro amore…

Hans Urs von Balthasar

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(1905-1988), Solo l’amore è credibile, Borla, pp. 93. 98-99

Lo spalancarsi dell’abisso ardente dell’ira divina è strettamente connesso all’aprirsi dell’abisso ardente dell’amore divino […]. Il gravissimo, minaccioso avvertimento per così dire di Dio Padre (che offre ai peccatori il suo amore più grande, il Figliolo) di non fare cattivo uso di questa sua estrema offerta, poiché dietro a essa non esiste più nessun altro amore cui potersi appellare e da poter offrire, avvolge come un manto protettivo il cuore spezzato di Gesù.

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Il miracolo del nulla alle spalle

di BARBARA SPINELLI (da La Repubblica – per leggere tutto l’articolo, clicca qui)

Il miracolo del nulla alle spalle

Propongo qui un estratto da uno degli interventi che sento più densi in questi giorni, sul tema delle dimissioni del Papa. L’insistenza della riflessione su questo avvenimento viene dalla percezione netta che è uno dei fatti per i quali nulla sarà più come prima.

[…] Lunedì abbiamo visto il Pontefice ritrarsi come il protagonista dell’Habemus Papam di Nanni Moretti. Ma attorno a lui non s’accampavano che volti imperturbati, senza increspature.

Angelo Scola, sapendosi possibile successore, si concedeva a fedeli e giornalisti e già sopiva, troncava. Antiche abitudini erano lì, pronte a cancellare le rughe: “È per il bene della Chiesa… State tranquilli… Dio ci guida…”. Pareva un assai ordinario democristiano. Anche questo non escludiamo: che la svolta tettonica venga presto minimizzata, sommersa. Quante volte diremo, negli anni futuri: quel che accade vanifica il graffio che fu la Grande Rinuncia. Polverizza la laicizzazione della Chiesa che il graffio in qualche modo e magari involontariamente presagiva.

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La vocazione del solitario

Thomas Merton

(1915-1968) Pensieri nella solitudine, Garzanti 1959

Thomas Merton con il Dalai Lama

Vocazione alla solitudine. Darsi, consegnarsi, affidarsi completamente al silenzio di un vasto paesaggio di boschi e colline, o mare, o deserto: star fermo, mentre il sole sale sulla terra e ne colma di luce i silenzi. Pregare e lavorare il mattino, lavorare e risposare il pomeriggio e fermarsi di nuovo a meditare alla sera quando la notte cade su quel paesaggio e quando il silenzio si riempie di tenebra e di stelle. Questa è una vocazione vera e speciale. Pochi sono disposti ad immergersi completamente in un tale silenzio, a lasciar che se ne impregnino le loro ossa, a respirare solo silenzio, a nutrirsi di silenzio e a mutare la sostanza della loro vita i un silenzio vivo e vigile.

Martire è chi ha preso una decisione così forte da poter essere provata dalla morte.

Solitario è chi ha preso una decisione così forte da poter essere provata dal deserto: ossia dalla morte.

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La croce e il cosmo (anzi, la cosmogenesi)

Pierre Teilhard de Chardin

(1881-1955)

 

Nel suo blog, Cyberteologia, padre A. Spadaro riportava giorni or sono un intervento al sinodo di mons. Ägidius Johann Zsifkovics, Vescovo di Eisenstadt (Austria). Il tema dell’intervento era il recupero della memoria profetica e attualissima di Teilhard de Chardin. Approfittiamo della circostanza per proporre un testo del grande scienziato e teologo, la sua ultima lettera (la traduzione è nostra).

Venerdì Santo, 1955

Rev.do Padre e Amico,

ho ricevuto la vostra del 4 aprile e rispondo in questo giorno predestinato. Il senso della croce… Non ho nulla di essenziale da aggiungere alle poche pagine che vi ho inviato nel settembre del 1952: «Ciò che il mondo attende dalla Chiesa di Dio: una generalizzazione e un approfondimento del senso della Croce».

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Il potere e la Chiesa

Anthony Bloom di Sourozh

(Patriarca ortodosso, 1914-2003)

In un tempo in cui si contesta (o, specularmente, si difende) senza argomenti “spirituali” l’autorità della Chiesa, riducendola (in modo erroneo) all’autorità dei suoi pastori, la riflessione di un maestro quale Bloom è estremamente interessante: il potere nella Chiesa deve nascere da una percezione che ciascuno è parte del tutto, e che nessuno può pretendersi “proprietario” di coloro di cui è pastore, ma piuttosto viceversa: come dice il Vangelo, è il pastore a dare la vita per le sue pecore, non le pecore per il pastore. La prospettiva deve fare, inevitabilmente, riflettere.

Potere gerarchico e potere non sono assolutamente la stessa cosa. Chi governa lo fa investito di potere; chi invece riceve il mandato di essere nella chiesa il centro di armonia e di unità non detiene alcun potere: è solo una persona chiamata, in obbedienza, a servire in quel particolare ministero. L’uomo cui il Signore ha affidato il compito di pastore deve identificarsi a tal punto con il proprio popolo da essere in grado di offrire la vita non in nome o per amor proprio bensì a immagine di Cristo. Questa disponibilità fa di lui un’autorità a immagine di Cristo per il suo popolo e nello stesso tempo ci offre una nuova dimensione della nozione di potere.

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Solo gli oppressi possono essere creativi

Rubem Azevedo Alves

(1933-  ) Il figlio del domani, Brescia 1974, passim: teologia della cattività

Figura tra le più importanti non solo della teologia ma della cultura brasiliana, Alves propone in questo brano, la cui stesura risale agli anni 70, ma che sembra scritto oggi, una provocazione attualissima: la creatività non appartiene a coloro che stanno sugli scranni del potere, ma agli oppressi, agli ultimi. E la cosa vale anche per il potere ecclesiale. Quando il governo delle anime non è più presso gli ultimi, finisce di essere creativo.

“La nostra generazione ha creduto d’essere ad una svolta della storia, e che un mondo nuovo stesse per sorgere. Ci sentivamo come gli ebrei dell’esodo verso la terra promessa. Oggi abbiamo la sensazione che la realtà sia ben diversa. Siamo esuli e prigionieri ed è improbabile che si possa, un giorno, vedere la terra promessa. Di qui nasce la nostra frustrazione. Che fare? […]

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Chiesa perseguitata o Chiesa compromessa?

Helder Camara

(1909-1999) Da Vita e Pensiero, xliv, giugno 1981

La riflessione di monsignor Camara (chi avrà la pazienza di leggere l’intero testo qui riproposto – giuro che ne vale la pena, parola per parola! – non resterà deluso), è una straordinaria rilettura e riproposizione di uno dei temi centrali oggi per i cristiani (ma vale, mi sembra, per qualunque fede). Esiste una terza via tra compromissione e persecuzione? O è necessario scegliere, sempre e ovunque?

La “scoperta” del continente latino-americano

Il continente latino-americano non era vuoto. Milioni di indigeni lo abitavano, con le loro culture, i loro sistemi di vita e di convivenza, aveva le sue fedi, la sua economia. Quando, partendo dalla penisola iberica, giunsero gli “scopritori”. L’uomo bianco, civilizzato e cristiano, considerò come inesistente, inespressivo e senza valore tutto il passato degli indigeni. Fu la “scoperta” e solo da allora i popoli e le terre cominciarono a esistere.

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Dialogare con l’umano “che non crede e che soffre”

Edward Schillebeeckx

(1914-2009 ), Il Cristo. Storia di una nuova prassi, Brescia, 1980, pagg. 758s.

Un altro teologo che rischia di diventare un grande dimenticato è Schillebeeckx. Protagonista dell’avanguardia della riflessione cristiana nei decenni post conciliari, oggi sembra essere scomparso dalla scena del pensiero cattolico. Fu certamente uno dei primi a comprendere la necessità del dialogo con l’uomo concreto, moderno, in cerca di senso. Questa breve pagina è un omaggio.

“E’ un fatto che nell’età moderna il vero partner del dialogo con la teologia occidentale è stato l’incredulo, l’umanista. E non possiamo avercela a male, perché questo fu il problema derivatoci dalla nostra tradizione di libertà! Si trattava (dal punto di vista della tematica teologica corrente) di un dialogo del cittadino che crede con il cittadino che non crede, se Dio sia o meno la ragione fondante della loro libertà (civile). […]

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I cristiani, il senso della storia e il potere mondano

Hans Urs von Balthasar

(1905-1988), Il tutto nel frammento, Milano, 1970, pagg. 1ss.

A chi oggi cerca, in obbedienza alla Parola di Dio, di riflettere e di parlare di Dio e dell’uomo, si presenta il difficile compito di percorrere lo stretto sentiero che passa tra due forme di titanismo. Una, quella antica, che risale a Costantino e consiste nella costrizione del potere politico al servizio del regno di Cristo, viene oggi scartata poiché di fatto la chiesa finalmente ha perso questo potere. L’altra, quella nuova, consiste nell’identificazione – o per lo meno nella posizione di una convergenza – tra il progresso tecnico del mondo e lo sviluppo del regno di Dio. Entrambi sono, comunque, come si vedrà, solo aspetti dell’identico integralismo, il primo reazionario, il secondo progressista, il primo clericale, il secondo laico. Entrambi cercano di procurare al regno del Crocifisso una potenza terrena, poiché entrambi mescolano regno terreno e regno divino.

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