Che ci resta di Cristo?

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Qualche anno fa andava di moda l’adagio: Cristo sì, Chiesa no. Dietro l’affermazione, che aveva obiettivamente una certa forza icastica, stava un pensiero abbastanza preciso: la Chiesa esprime una religiosità “umana, troppo umana”, che alla fine non è sufficiente a provocare un umano che ne ha fin troppo di se stesso; mentre Cristo esprime una novità profonda, capace di provocare le coscienze. Per cui, è sufficiente riferirsi a Cristo per trovare un’ipotesi di vita nuova e sensata.

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I conventi vuoti sono per la carne di Cristo

Un importante intervento sulle scelte di Chiesa è stato proposto da papa Francesco nel suo incontro di ieri al Centro Astalli di Roma, centro dei Gesuiti per l’accoglienza dei rifugiati. Vale davvero la pena leggerlo e meditarlo.

Servire. Che cosa significa? Servire significa accogliere la persona che arriva, con attenzione; significa chinarsi su chi ha bisogno e tendergli la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli Apostoli. Servire significa lavorare a fianco dei più bisognosi, stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidarietà. Solidarietà, questa parola che fa paura per il mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. E’ quasi una parolaccia per loro. Ma è la nostra parola! Servire significa riconoscere e accogliere le domande di giustizia, di speranza, e cercare insieme delle strade, dei percorsi concreti di liberazione.

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In che Cristo credono i cristiani?

Leonardo Boff

(1938- ) Gesù Cristo Liberatore, Assisi 1976, pp. 238-240

La cristologia ieri e oggi tenta di rispondere alla domanda “chi è Gesù”. Domandare: chi sei? significa indagare un mistero. Le persone non si lasciano definire né inquadrare dentro nessuna situazione. Domandare: chi sei tu, Gesù Cristo, per noi oggi? significa confrontare la nostra esistenza con la sua e sentirsi sfidati dalla sua persona, dal suo messaggio e dal significato che si sprigiona dal suo comportamento.

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Dialogare con l’umano “che non crede e che soffre”

Edward Schillebeeckx

(1914-2009 ), Il Cristo. Storia di una nuova prassi, Brescia, 1980, pagg. 758s.

Un altro teologo che rischia di diventare un grande dimenticato è Schillebeeckx. Protagonista dell’avanguardia della riflessione cristiana nei decenni post conciliari, oggi sembra essere scomparso dalla scena del pensiero cattolico. Fu certamente uno dei primi a comprendere la necessità del dialogo con l’uomo concreto, moderno, in cerca di senso. Questa breve pagina è un omaggio.

“E’ un fatto che nell’età moderna il vero partner del dialogo con la teologia occidentale è stato l’incredulo, l’umanista. E non possiamo avercela a male, perché questo fu il problema derivatoci dalla nostra tradizione di libertà! Si trattava (dal punto di vista della tematica teologica corrente) di un dialogo del cittadino che crede con il cittadino che non crede, se Dio sia o meno la ragione fondante della loro libertà (civile). […]

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