Le armi e la fede

Thomas Müntzer

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(1467ca-1525) Discorso agli insorti di Allstedt, in J. Macek, La Riforma popolare, Firenze, 1973, pagg. 68s.

Le tensioni religiose misero a ferro e fuoco l’Europa post-medievale, mescolando processi di liberazione sociale e di affermazione della vera fede. Uno dei momenti più drammatici fu certamente quello della rivolta guidata da Thomas Müntzer, che fu ripresa anche dalla letteratura a noi contemporanea con le splendide pagine di apertura di “Q”.

Anzitutto il puro timore di Dio, cari fratelli. Quanto ancora dormirete? da quanto tempo avete cessato di professare la volontà di Dio in quanto, secondo voi, egli vi ha abbandonato? Ah! quante volte vi ho detto che così deve essere, che Iddio non può rivelarsi diversamente, dovete star quieti. Se non lo farete, il sacrificio, il vostro dolore straziante sarà stato vano. Voi dovete poi ritornare nuovamente nel dolore. Questo vi dico: se non volete soffrire per Dio, dovete essere martiri del diavolo.

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Il Nulla e l’Eterno

Justus Sieber

(1628-1695)

Einbeck, città natale di Sieber
Einbeck, città natale di Sieber

Soldato, pastore della Chiesa protestante e padre di famiglia (ebbe 16 figli), Justus Sieber (1628-1695) mise a tema nelle sue poesie mistiche il rapporto tra vanità del mondo ed eternità divina, tipico della sua epoca.

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Perché è propria dei cristiani la tolleranza

John Locke

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(1632-1704), Lettera sulla tolleranza (1689)

Un estratto dalla splendida “Lettera sulla tolleranza” del filosofo inglese.

“Poiché chiedete, illustre amico, la mia opinione in tema di reciproca tolleranza fra cristiani, risponderò senz’altro che nella tolleranza io vedo il più importante segno distintivo della vera chiesa. Ché, per quanto taluni vadano vantando antichità di luoghi e di nomi o pompa di culto; altri la riforma operata nella propria disciplina; tutti, l’ortodossia della loro fede, poiché ortodosso è ognuno ai propri occhi: queste cose, e le altre del genere, son molto più segni della brama di potenza degli uomini e del loro desiderio di dominare gli uni sugli altri, che non della chiesa di Cristo. E chi anche tutto ciò possieda, e tuttavia manchi di carità, di pietà e di universale benevolenza verso il genere umano, non esclusi coloro che non professano la fede di Cristo, non v’è dubbio che sia ben lungi dall’essere un vero cristiano.

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Più grande è chi lotta col più grande

Soeren Kierkegaard

Kierkegaard

(1813-1854), Timore e tremore, in Opere, 1972, Firenze, pagg. 45ss.

Se non ci fosse nell’uomo una coscienza eterna, se al fondo di tutto non ci fosse che una forza selvaggia ribollente la quale, torcendosi in oscure passioni, tutto produce, sia ciò ch’è grande come ciò ch’è insignificante; se sotto ogni cosa si nascondesse un vuoto senza fondo, mai colmo, che altro sarebbe la vita se non disperazione? Se questa fosse la situazione, se non ci fosse nessun sacro vincolo che unisse l’umanità, se le generazioni si susseguissero l’una dopo l’altra come le foglie dei boschi, se una generazione succedesse all’altra come nel bosco il canto degli uccelli; se l’umanità attraversasse il mondo come la nave attraversa il mare, come il vento il deserto, come un’azione vuota e sterile; se un oblio eterno, sempre famelico, spiasse la sua preda e non ci fosse forza alcuna per strapparnelo – come la vita non sarebbe allora vuota e sconsolata!

[…] Nessuno che sia stato grande nel mondo, sarà dimenticato; ma ognuno è stato grande a suo modo, ed egli amò ciascuno secondo la sua grandezza. Poiché colui che ha amato se stesso, è diventato grande con se stesso. E colui che ha amato gli altri uomini è diventato grande con la sua dedizione. Ma colui che ha amato Dio è diventato più grande di tutti. Ognuno deve essere ricordato, ma ciascuno è diventato grande in rapporto alla sua attesa. Uno è diventato grande con l’attendere il possibile; un altro coll’attendere l’eterno; ma colui che attese l’impossibile, divenne il più grande di tutti. Ognuno dev’essere ricordato. Ma ognuno è stato grande in rapporto alla grandezza contro cui combatté. Poiché colui che combatté contro il mondo, divenne grande vincendo il mondo, e colui che combatté contro se stesso divenne più grande vincendo se stesso, ma colui che combatté con Dio divenne più grande di tutti. Così si è combattuto sulla terra: c’era chi ha vinto tutti con la sua forza e c’era chi ha vinto Dio con la sua impotenza.

L’apologetica cristiana? Assurda, scadente, non cristiana

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 245s.

Una delle pagine più innovative, profetiche e sconvolgenti di “Resistenza e resa”

L’uomo ha imparato a cavarsela da solo in tutte le questioni importanti, senza ricorrere all’”ipotesi di lavoro: Dio”. Il fatto è scontato ormai nelle questioni scientifiche, artistiche e anche etiche, e nessuno più osa tornarci sopra; ma da un centinaio d’anni questo vale, e in misura sempre maggiore, anche per le questioni religiose; si è visto che tutto va avanti – esattamente come prima – anche senza Dio. Nell’ambito genericamente umano, come in quello scientifico, “Dio” è respinto sempre più lontano dalla vita, perde terreno.

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Un centro per il dialogo interreligioso a Vienna

“Il 26 novembre, a Vienna verrà ufficialmente inaugurato il «King Abdullah Bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue» (KAICIID), una istituzione indipendente, riconosciuta dalle Nazioni Unite, con la finalità di promuovere il dialogo fra le religioni mondiali e le culture”.

Fondata per volontà del re di Arabia, Abdullah Bin Adbulaziz, che dà il nome al centro, è un’istituzione voluta da tre nazioni, il Regno d’Arabia appunto, la Spagna e l’Austria.

“Tale consiglio si è riunito il 31 ottobre a Vienna, con la presenza di alti rappresentanti dei ministri degli Esteri dei tre Stati fondatori.La Santa Sede, informa la Radiovaticana, è stata invitata a partecipare all’iniziativa, ed ha accettato di svolgere il ruolo di «Founding Observer – Osservatore fondatore» del Centro. La Chiesa cattolica sarà rappresentata nel «Board of Directors», che comprende personalità di alto livello delle principali religioni: ebraismo, cristianesimo, islam, induismo e buddismo”.

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Il tempo “dell’uomo senza Dio”

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 212s.

L’intera nostra predicazione e teologia cristiana del XX secolo è costruita sull’”apriori religioso” dell’uomo. Il “cristianesimo” è sempre stato una forma (forse la vera forma) della “religione”. Ma quando un giorno sarà evidente che questo “apriori” non esiste affatto ma che è stato una forma espressiva dell’uomo, storicamente determinata e transitoria, quando cioè gli uomini diventeranno realmente non religiosi in maniera radicale – e io penso che più o meno è già il caso nostro (qual è, per esempio, la ragione per cui questa guerra, a differenza di tutte le altre, non suscita una reazione “religiosa”?) – che cosa significherà allora questo per il “cristianesimo”? Viene sottratto il terreno su cui poggiava finora tutto il nostro “cristianesimo”, e la “religiosità” funziona ancora soltanto con alcuni “ultimi paladini” e con qualche individuo intellettualmente disonesto. Che siano questi i pochi eletti? […]

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L’uomo adulto: colpa e responsabilità

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Etica, Milano, 1969, pagg. 202s.: colpa e responsabilità dell’uomo adulto.

Gesù non si occupa della proclamazione o della realizzazione di nuovi ideali etici, e neppure della sua propria bontà (Mt 19, 17), ma esclusivamente dell’amore per l’uomo reale; perciò può entrare nella comunione della colpa degli uomini e addossarsene il peso. Gesù non vuole apparire, a spese degli uomini, come il solo individuo perfetto, non vuole essere l’unico uomo esente da colpa, che guarda con sprezzo l’umanità soccombente al peccato, non vuole che una qualsiasi idea di uomo nuovo trionfi sulle rovine di un’umanità distrutta per colpa propria. Non vuole assolvere se stesso dal peccato per il quale gli altri periscono. Un amore che abbandonasse l’uomo nel suo peccato non sarebbe un amore rivolto all’uomo reale. Operando responsabilmente nell’esistenza storica degli uomini, Gesù si fa colpevole. Null’altro che il suo amore, si noti, lo fa incorrere nella colpa. Per il suo amore disinteressato Gesù abbandona la propria perfezione ed entra nella colpa umana per caricarsene. L’assenza di peccato e il caricarsi del peccato altrui sono in lui due fatti inseparabili. […]

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La crisi delle istituzioni religiose è automaticamente crisi interiore?

In un intervento sul suo blog, che rimanda a un articolo pubblicato da “Liberal” il 16 ottobre, Luigi Accattoli fa una disamina molto intensa e interessante dell’apertura dell’Anno della fede e della rilettura di Benedetto XVI riguardo al Concilio Vaticano II. Dopo aver valorizzato alcuni gesti simbolici del Papa, Accattoli pone due problemi, che qui riportiamo, rimandando il lettore al testo integrale.

Ci sembra una riflessione che non debba andare perduta.

[…] Benedetto dunque non esita a muovere critiche ai documenti conciliari e la sua libertà suggerisce che anche la sua veduta possa prestarsi a qualche osservazione: ne faccio mie le note essenziali, ma almeno in un punto – quello della considerazione della modernità come nemica a Dio – essa mi appare a dominante eurocentrica e intellettuale. Eurocentrica: perché certo nell’Europa si manifesta quel portato estremo della secolarizzazione che Benedetto indica come “vuoto” e “deserto” di Dio, ma non credo che lo stesso si possa dire del resto del mondo. Ed è ormai nel Sud del pianeta la più gran parte – e viva – delle Chiese cristiane.

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