Pastori che si lamentano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria del cristiano, Città Nuova

Un pastore non deve lamentarsi della sua comunità né davanti agli uomini né, tanto meno, davanti a Dio; essa non gli è affidata perché egli si faccia suo accusatore davanti a Dio e agli uomini. chi sta per commettere l’errore di accusare la comunità cristiana nella quale si trova a vivere, si chieda innanzitutto se non è proprio l’immagine illusoria che porta con sé a dover essere distrutta da Dio e, quando sia davvero così, ringrazi Dio di averlo condotto in questa situazione tanto difficile. se, al contrario, le cose stanno diversamente, si guardi egli in ogni caso dal diventare l’accusatore della chiesa di Dio; accusi piuttosto se stesso per la propria incredulità; preghi Dio di fargli conoscere dove ha sbagliato o peccato, e di preservarlo da una colpa ulteriore verso i fratelli; interceda per loro, riconoscendo il proprio errore; si dedichi al compito che gli è stato assegnato. e ringrazi il signore.

Il cristiano ha bisogno dell’altro cristiano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria dei cristiani

Il cristiano vive completamente della verità della Parola di Dio in Gesù cristo. se gli si chiede: «Dove sono la tua salvezza, la tua beatitudine, la tua giustizia?», egli non può indicare se stesso, ma rinviare alla Parola di Dio in Gesù cristo, che gli concede salvezza, beatitudine, giustizia. egli cerca sempre questa Parola, ovunque possa. Dal momento che ha quotidianamente fame e sete di giustizia, è in ricerca ininterrotta della Parola redentrice. e questa non può che venirgli dal di fuori. in se stesso, egli è povero e morto. L’aiuto deve venirgli dal di fuori, come è venuto e viene ogni giorno, di nuovo, nella Parola di Gesù cristo, che ci porta redenzione, giustizia, innocenza e beatitudine. Questa Parola, Dio però l’ha posta in bocca a esseri umani, affinché sia pronunciata fra gli uomini.

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Una comunità di ricordo e di racconto

Johann Baptist Metz

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Dov’è finito Dio e dove l’uomo?, in Capacità di futuro, Queriniana, pagg. 156-157

La comunità cristiana è una comunità di ricordo e di racconto non solo a partire dalla sua origine biblica, ma anche in rapporto al suo fine. […] Uno dei compiti della teologia può essere indicato come ‘decifrazione’. Che cosa si intende dire? La teologia deve, in realtà, a mio giudizio, cercare di non negare oppure anche solo di togliere importanza alle asserzioni dogmatiche della fede cristiana […] bensì piuttosto di farle conoscere di nuovo come formule di una memoria pericolosa e liberante, come contenuti narrativi concettualmente cifrati della fede nella sequela. […]

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La nostra essenza è relativa, relazionale…

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Avviso dall’inizio: oggi sarò confuso…: parto da una frase che ho appena letto, ma il cui significato mi frulla in testa da un po’: l’essere spirituale è l’essere libero dall’egocentrismo.

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La memoria pericolosa della comunità cristiana

Johann Baptist Metz

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Dov’è finito Dio e dove l’uomo?, in Capacità di futuro, Queriniana, pagg. 153ss

Da soli e “senza comunità”, a lungo andare, si può restare religiosi propriamente soltanto in un mondo che abbia un’impronta religiosa. Esso però fa parte del passato! Per questo oggi la comunità è più importante che mai. Ma come può essa corrispondere a questo bisogno, a questa esigenza? […]

Vorrei darne questa formulazione: la  comunità cristiana è una comunità di ricordo e di racconto, raccolta attorno all’eucaristia, nell’indivisa sequela di Gesù.

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Il divorzio e la comunione (3)

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Diverse reazioni a quanto scritto la scorsa settimana sono andate nella direzione di distinguere quel che importa davvero ai protagonisti della situazione di divorzio rispetto a quel che importa, invece, alla Chiesa. La sovrastruttura di teorie, dogmi, dichiarazioni, pretese evangeliche ecc. sembra essere troppo lontana ormai dall’esperienza personale delle crisi coniugali e delle conseguenze. D’altro canto, in diversi hanno accennato nelle loro risposte (sia sul blog che a voce) al fatto che la partecipazione all’Eucaristia debba essere una questione di coscienza e non determinata da regole sovraimposte.

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Il divorzio e la comunione (2)

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Prima di cominciare, ringrazio chi ha scritto su questo argomento la settimana scorsa, in risposta al mio post. Sono state indicazioni molto utili anche per me, mi hanno aiutato a cogliere ulteriormente quanto questo tema sia decisivo per il presente e il futuro della Chiesa in quanto comunione e comunità. Credo, anzi, che all’interno della questione “eucaristia o meno ai divorziati risposati” siano presenti tutti i grandi temi sui quali la Chiesa deve oggi riflettere necessariamente. Provo a elencare le questioni in gioco (e sicuramente ne dimenticherò qualcuna). I poli in gioco, occorre ricordarlo, sono due: matrimonio ed eucaristia.

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