Chi siamo noi, di fronte ai poveri?

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L’Abbé Pierre, fondatore di Emmaus, scrisse questa pagina nel 1995

Se l’incontro con volti di portoghesi, arabi, africani, asiatici o il mondo variopinto dei meticci non avviene negli alberghi di lusso, ma nelle vecchie stradine delle nostre città, nelle «pensioni» miserabili e sovraffollate e nelle bidonvilles, allora chi siamo? Siamo sinceri. In questo caso non vorremmo essere lì. Prescindendo da quei fanatici che sognano solo soprusi o brutalità, espulsioni o assassini – ma si tratta di persone che abitualmente non frequentano i luoghi di incontro – fra noi, «gente per bene» se così si può dire, si trovano tre tipi di persone. Ci sono anzitutto «coloro che ignorano».

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

Pastori che si lamentano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria del cristiano, Città Nuova

Un pastore non deve lamentarsi della sua comunità né davanti agli uomini né, tanto meno, davanti a Dio; essa non gli è affidata perché egli si faccia suo accusatore davanti a Dio e agli uomini. chi sta per commettere l’errore di accusare la comunità cristiana nella quale si trova a vivere, si chieda innanzitutto se non è proprio l’immagine illusoria che porta con sé a dover essere distrutta da Dio e, quando sia davvero così, ringrazi Dio di averlo condotto in questa situazione tanto difficile. se, al contrario, le cose stanno diversamente, si guardi egli in ogni caso dal diventare l’accusatore della chiesa di Dio; accusi piuttosto se stesso per la propria incredulità; preghi Dio di fargli conoscere dove ha sbagliato o peccato, e di preservarlo da una colpa ulteriore verso i fratelli; interceda per loro, riconoscendo il proprio errore; si dedichi al compito che gli è stato assegnato. e ringrazi il signore.

Il cristiano ha bisogno dell’altro cristiano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria dei cristiani

Il cristiano vive completamente della verità della Parola di Dio in Gesù cristo. se gli si chiede: «Dove sono la tua salvezza, la tua beatitudine, la tua giustizia?», egli non può indicare se stesso, ma rinviare alla Parola di Dio in Gesù cristo, che gli concede salvezza, beatitudine, giustizia. egli cerca sempre questa Parola, ovunque possa. Dal momento che ha quotidianamente fame e sete di giustizia, è in ricerca ininterrotta della Parola redentrice. e questa non può che venirgli dal di fuori. in se stesso, egli è povero e morto. L’aiuto deve venirgli dal di fuori, come è venuto e viene ogni giorno, di nuovo, nella Parola di Gesù cristo, che ci porta redenzione, giustizia, innocenza e beatitudine. Questa Parola, Dio però l’ha posta in bocca a esseri umani, affinché sia pronunciata fra gli uomini.

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Cosa succederà a Medjugorje?

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A fine gennaio scorso si è concluso il lunghissimo lavoro della Commissione d’inchiesta vaticana sulle apparizioni di Medjugorje. Immediatamente i negatori della veridicità delle apparizioni hanno cominciato a sorridere e a scomodare papa Francesco e le sue affermazioni sulla Madonna postina, per lasciar intendere che, finalmente, si metterà un punto finale a un fenomeno che, a detta di molti, è soltanto un imbroglio ben architettato.

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Il Papa, i divorziati e la chiarezza

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Ieri mi hanno chiamato persone per dirmi: Hai visto? Il Papa ha detto che i divorziati possono fare la comunione… Avendo da tempo (e necessariamente in questa situazione di confusione) imparato almeno a verificare le fonti, sono andato a leggermi quel che Bergoglio ha detto a Santa Marta e all’incontro con i vescovi polacchi. E, come sospettavo, non c’era nulla di tutto ciò.

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La nostra essenza è relativa, relazionale…

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Avviso dall’inizio: oggi sarò confuso…: parto da una frase che ho appena letto, ma il cui significato mi frulla in testa da un po’: l’essere spirituale è l’essere libero dall’egocentrismo.

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La scelta spirituale

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In questi giorni si sta svolgendo l’annuale appuntamento di TORINO SPIRITUALITA’ (qui il programma). Il tema di quest’anno è IL VALORE DELLA SCELTA. Della scelta religiosa, certamente, ma anche della scelta tout court, poiché sempre di più cresce la consapevolezza che la scelta umana e la scelta spirituale siano la medesima cosa. D’altro canto, si separa sempre di più la relazione, un tempo assoluta, tra vita spirituale e religione/religioni. L’impressione è che stiamo scoprendo con maggior consapevolezza la nostra relazione personale con l’Assoluto (lasciatemelo chiamare così, per ora) in qualunque forma esso si presenti, proprio mentre percepiamo che l’appartenenza a un credo ben definito non è così essenziale per la nostra esistenza (e per la nostra salvezza: anche qui, lasciamo che sopravviva questo termine che ha una lunga storia).

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Il senso di una “teologia di liberazione”

Gustavo Gutierrez

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(1928), Prassi di liberazione e fede cristiana, Queriniana, 1975

La fede agisce attraverso la carità, ci fa capire san Paolo. Non si tratta di una meccanica corrispondenza con la insistenza contemporanea di stabilire nessi tra il conoscere e il trasformare e di vivere una verità che si verifica; ma il mondo culturale nel quale viviamo ci permette di scoprire un punto di partenza e un orizzonte nel quale si inserisce una riflessione teologica che dovrà intraprendere una nuova strada, appellandosi anche e necessariamente alle proprie fonti.

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La memoria pericolosa della comunità cristiana

Johann Baptist Metz

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Dov’è finito Dio e dove l’uomo?, in Capacità di futuro, Queriniana, pagg. 153ss

Da soli e “senza comunità”, a lungo andare, si può restare religiosi propriamente soltanto in un mondo che abbia un’impronta religiosa. Esso però fa parte del passato! Per questo oggi la comunità è più importante che mai. Ma come può essa corrispondere a questo bisogno, a questa esigenza? […]

Vorrei darne questa formulazione: la  comunità cristiana è una comunità di ricordo e di racconto, raccolta attorno all’eucaristia, nell’indivisa sequela di Gesù.

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