Nessun credo porta la perfezione

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Una splendida riflessione di John Dearden(1907-1988), cardinale e arcivescovo di Detroit, su che cosa deve essere la Chiesa e il cammino credente (e pensante)

Niente di ciò che noi facciamo è completo.

Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.

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Io sono “fragilità in cammino”

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Una prima riflessione sull’Esortazione Apostolica mi preme, a partire da un passo preciso del documento di papa Francesco. Il passo è quello sul discernimento (parola tanto abusata, ma che resta necessaria) delle coscienze. Per chi voglia leggere il testo papale, mi riferisco ai numeri dal 299 al 306).

Una frase di papa Francesco mi colpisce: «Bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata…».

Detto in altri termini: tutti (non solo i cristiani) viviamo (o dobbiamo vivere, siamo chiamati a vivere) in tensione tra ciò che siamo concretamente oggi, con la nostra storia personale, faticosa e ferita, con i fallimenti accumulati nonostante tentiamo di “far bene” e ciò che vorremmo essere: felici, realizzati, integrati, capaci di amore…

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

“L’avete fatto all’uomo, l’avete fatto a me…”

Non si può parlare di mistica, se si dimentica che l’uomo è sacro.
E che senza pudore, per omertà e paura, lo dissacriamo.

Non si può tacere, non si può dimenticare.
“L’avete fatto a me…”

Ho visto “Il caso Spotlight

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Riprendo qui, ampliandolo un poco, il mio intervento pubblicato sul portale http://www.synesio.it sul film che ricostruisce l’indagine giornalistica riguardante i 249 preti accusati di pedofilia a Boston.

Ho visto “Il caso Spotlight”. E ne ho dedotto: che non è un film sulla pedofilia dei preti; che non è un film morboso; che non è un film d’azione; che non è un film da grandi performances attoriali… Non è, insomma, un sacco di cose che temevo fosse.

Ma è qualcosa di molto più interessante: è un film su come si dovrebbero fare le indagini giornalistiche (con buona pace delle “Iene”); è un film onesto verso le paure che incombono sulle società (per quanto civili…), sulle cittadinanze chiuse e ristrette; è un film corale, in cui nessun attore sta sopra le righe, ma tutti sono necessari alla splendida riuscita.

Ed è un film, sì, anche sulla Chiesa: sulla Chiesa-società, sulla Chiesa trasformata in semplice “cittadinanza”, sulla Chiesa quando diventa “mondana”. E’, più  precisamente, un film su quello che la Chiesa non dovrebbe mai ridursi a essere: una realtà che esiste per difendere se stessa affinché possa fare il bene.

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Teologia della storia

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Agostino d’Ippona, (354-430) La città di Dio, xiv, 28; xv, 1.4; xviii, 49. Da M. Simonetti, Letteratura cristiana antica, iii, pagg. 473ss.

La pagina di teologia della storia secondo Agostino: un’interpretazione che probabilmente sentiamo molto lontana dal nostro gusto moderno, ma sulla quale si fondò un intero mondo, quello medievale, con la distinzione tra “gloria umana” e “gloria celeste”. Ma siamo davvero sicuri di non avere  più bisogno  di questa, forse elementare, ma certamente chiara visione?

Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amor di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé. Inoltre quella si gloria in sé, questa nel Signore. Quella infatti esige la gloria dagli uomini, per questa la più grande gloria è Dio testimone della coscienza. Quella leva in alto la testa nella sua gloria, questa dice a Dio: Tu sei la mia gloria anche perché levi in alto la mia testa. In quella domina la passione del dominio nei suoi capi e nei popoli che assoggetta, in questa si scambiano servizi nella carità i capi col deliberare e i sudditi con l’obbedire. […]

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Pastori che si lamentano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria del cristiano, Città Nuova

Un pastore non deve lamentarsi della sua comunità né davanti agli uomini né, tanto meno, davanti a Dio; essa non gli è affidata perché egli si faccia suo accusatore davanti a Dio e agli uomini. chi sta per commettere l’errore di accusare la comunità cristiana nella quale si trova a vivere, si chieda innanzitutto se non è proprio l’immagine illusoria che porta con sé a dover essere distrutta da Dio e, quando sia davvero così, ringrazi Dio di averlo condotto in questa situazione tanto difficile. se, al contrario, le cose stanno diversamente, si guardi egli in ogni caso dal diventare l’accusatore della chiesa di Dio; accusi piuttosto se stesso per la propria incredulità; preghi Dio di fargli conoscere dove ha sbagliato o peccato, e di preservarlo da una colpa ulteriore verso i fratelli; interceda per loro, riconoscendo il proprio errore; si dedichi al compito che gli è stato assegnato. e ringrazi il signore.

Che cosa c’è in gioco al Sinodo? Bergoglio, l’apocalisse e il futuro della Chiesa

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Un articolo di Enzo Bianchi cerca di fare il punto su una situazione di estremo cambiamento (non in atto, ma in gioco) e che determinerà il futuro della Chiesa. Forse non ci rendiamo abbastanza conto, ma è davvero in atto una svolta epocale, in cui “vengono alla luce i cuori”. Per la Chiesa come la conosciamo in Occidente da secoli, i prossimi due decenni saranno davvero decisivi. Bianchi prova a fare una lettura “apocalittica” delle questioni in gioco. Per l’intero articolo clicca qui.

Da La Repubblica, 14 ottobre 2015. Intervento di ENZO BIANCHI

Il termine “apocalisse” non indica, come molti intendono, qualcosa di catastrofico, bensì un “alzare il velo”, una ri-velazione, l’emergere di una realtà inaspettata o nascosta. Per questo ciò che sta avvenendo non solo in questi giorni sinodali ma dall’inizio del pontificato di Francesco è un’apocalisse che fa conoscere situazioni che paiono impossibili e svela la verità delle coscienze e dei cuori, sovente nascosta dietro adulazioni, ipocrisie di linguaggio e di comportamento. Che cos’è in gioco in questo confronto sinodale che a volte appare un’aspra battaglia? Non ciò che la chiesa crede in obbedienza al vangelo. In particolare non è in gioco la dottrina cattolica sull’indissolubilità del matrimonio cristiano – e di questo papa Francesco più volte si è dichiarato garante – e nemmeno è in gioco un patteggiamento della chiesa, e in primo luogo dei pastori, circa la famiglia oggi, la sua crisi, le ferite che può registrare nelle storie di amore, la sua fragilità come le sue riuscite sempre incompiute e contraddette.

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Il cristiano ha bisogno dell’altro cristiano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria dei cristiani

Il cristiano vive completamente della verità della Parola di Dio in Gesù cristo. se gli si chiede: «Dove sono la tua salvezza, la tua beatitudine, la tua giustizia?», egli non può indicare se stesso, ma rinviare alla Parola di Dio in Gesù cristo, che gli concede salvezza, beatitudine, giustizia. egli cerca sempre questa Parola, ovunque possa. Dal momento che ha quotidianamente fame e sete di giustizia, è in ricerca ininterrotta della Parola redentrice. e questa non può che venirgli dal di fuori. in se stesso, egli è povero e morto. L’aiuto deve venirgli dal di fuori, come è venuto e viene ogni giorno, di nuovo, nella Parola di Gesù cristo, che ci porta redenzione, giustizia, innocenza e beatitudine. Questa Parola, Dio però l’ha posta in bocca a esseri umani, affinché sia pronunciata fra gli uomini.

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