Più amava Dio, più amava gli uomini

12_1_foucauld2

Fra il 1897 e il 1898, Charles de Foucauld scrive le Meditazioni sulle virtù a partire dai testi evangelici. Eccone un brano che tratta del tema dell’Incarnazione, come luogo primario del darsi dell’amore di Gesù. (Fonte: Dio di misericordia, Edizioni San Paolo, traduzione di Gian Franco Freguglia).

Tutto ciò che Gesù faceva, lo faceva per Dio, per il suo amore e in obbedienza alla sua volontà; ma con l’obbedienza a Dio, tramite l’amore per Dio, grazie alla conformità del suo cuore a Dio, egli allo stesso tempo offriva ogni suo istante, ogni intenzione della sua vita, dei suoi pensieri, delle sue parole e dei suoi atti per la santificazione degli uomini. Più amava Dio, più amava gli uomini che vedeva nel cuore di Dio; più obbediva a Dio, più amava gli uomini che Dio ordina di amare; più la sua anima era conforme a Dio, più essa bruciava d’amore per tutti gli uomini, perché Dio è amore.

Continua a leggere “Più amava Dio, più amava gli uomini”

Annunci

Stare con il Vangelo in mano

Charles-de-Foucauld

Questo è l’invito del piccolo fratello Charles de Foucauld: stare con il Vangelo, leggere il Vangelo. A volte mi chiedo se  davvero c’è qualcos’altro di necessario…

«Leggiamo sempre il Vangelo amorosamente, come se fossimo seduti ai piedi dell’Amato, ascoltando mentre ci parla di se stesso. Dobbiamo cercare di capirla, questa Parola amata: colui che ama non s’accontenta d’ascoltare le parole dell’essere amato come una gradevole melodia, ma cerca di afferrare, di capire le minime sfumature; lo desidera tanto più quanto più ama, perché tutto ciò che viene dall’essere amato ha tanto valore, soprattutto le sue parole che sono come qualche cosa della sua anima.

Continua a leggere “Stare con il Vangelo in mano”

La “speranza facile” dei pescatori

Estratto dal Diario di un fratello marinaio. Aprile 1957: testimonianza di un Piccolo Fratello di Gesù.

piccoli fratelli

Ho ritrovato, tra le pagine antologiche che nel tempo avevo raccolto, questo testo redatto da un discepolo di Charles de Foucauld. Mi sembra di trovarvi la grazia della semplicità e, insieme, della quotidianità profonda del credere cristiano nella sua essenza. Credere “incarnato” nel tempo e nella storia, soprattutto in quella dei semplici.

E’ oggi, col sole di primavera, che bisogna vedere l’angolo del porto dove si trovano i canotti dei pescatori della costa. Colori vivaci, fiammanti, ricoprono i battelli che sono stati prima grattati e lavati per togliere il sudiciume dell’anno precedente e i segno dell’inverno. Quello della fraternità è grigio chiaro all’interno, e verde chiaro all’esterno con un largo bordo di verde più scuro. Tutti i ragazzi sono là a lavorare, pieni di coraggio perché già si parla seriamente della presenza del pesce. L’inverno non è stato freddo, le acque si sono mantenute abbastanza calde e il pesce si avvicina facilmente alla costa. Quest’anno c’è un mese di anticipo sul tempo normale, e queste notizie, sulla banchina, si diffondono in fretta!

Continua a leggere “La “speranza facile” dei pescatori”

Il deserto e l’anima

Charles de Foucauld

(1858-1916) Lettera a Padre Girolamo. Da Barrat D.E.R., Charles de Foucauld e la fraternità, Paoline, Milano 1991.

Bisogna passare attraverso il deserto e dimorarvici, per ricevere la grazia di Dio: è là che ci si svuota, che si scaccia da noi tutto ciò che non è Dio, e che si vuota completamente questa piccola casa della nostra anima per lasciare tutto il posto a Dio solo. Gli ebrei sono passati per il deserto; Mosè vi è vissuto prima di ricevere la sua missione; san Paolo, san Giovanni Crisostomo si sono anch’essi preparati nel deserto… E’ indispensabile… E’ un tempo di grazia, è un periodo attraverso il quale deve necessariamente passare ogni anima che vuol portare frutti le sono necessari questi silenzi, questi raccoglimenti, questi oblii di tutto il creato in mezzo ai quali Dio stabilisce il suo regno e forma in essa lo spirito interiore. la vita intima con Dio, la conversazione dell’anima con Dio nella fede, nella speranza e nella carità. Più tardi, l’anima produrrà frutti esattamente nella misura in cui si sarà formato in essa l’uomo interiore. Se questa vita interiore è nulla, per quanto zelo si possa avere, buone intenzioni e molto lavoro, i frutti saranno nulli: è una sorgente che vorrebbe dare la santità agli altri, ma non può perché non la possiede: si dà solo quello che si ha.

Continua a leggere “Il deserto e l’anima”