La crisi della Chiesa è colpa del Concilio?

Gabriele Gherardi

Chiesa e mondo cattolico, passim: una lettura del Vaticano II

Quando Papa Giovanni XXIII ebbe (ci dicono) una specie di folgorazione, esclamando: “Ci vorrebbe un concilio!”, questa espressione poteva sembrare veramente profetica. Tutto sembrava andare così bene, mentre il decennio ‘50 svoltava negli anni ‘60! O meglio, tutto sembrava così chiaro…

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Una liturgia con l’uomo al centro

Romano Guardini

(1885-1968) Lo spirito della liturgia, Brescia, 1987, pagg. 17ss: liturgia e uomo spirituale

Il significato della liturgia deve pertanto essere meglio definito. E innanzitutto è da stabilire in quale rapporto esso stia con la vita religiosa non liturgica. Lo scopo prossimo e specifico della liturgia non è quello di dar espressione al culto individuale di Dio: essa non deve edificare il singolo come tale, suscitare ed educare la sua vita religiosa. Nella liturgia non è il singolo che agisce e che prega. E neppure il complesso di una molteplicità di persone, come potrebbe essere la riunione in una chiesa di una “comunità”, quale mera unità nel tempo, nello spazio, nei sentimenti. Il soggetto, l’io della liturgia è piuttosto l’unione della comunità credente come tale, è qualcosa che trascende la semplice somma dei singoli credenti, è insomma, la Chiesa.

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L’uomo “solo” e “i casi seri” della vita e della morte

Hans Urs von Balthasar

(1905-1988), Cordula, Brescia, 1968, passim: il caso serio della vita e della morte.

Moriamo soli. Mentre la vita, fin dal seno materno, è sempre comunione, tanto che un io umano isolato non può né nascere, né sussistere, e nemmeno essere immaginato, la morte sospende per un momento senza tempo proprio la legge della comunione. Gli uomini possono accompagnare fino all’estrema soglia il morente, che può anche sentirsi accompagnato, soprattutto se è la comunità dei santi ad accompagnarlo nella fede in Cristo; tuttavia valicherà la stretta porta solo ed isolato. La solitudine spiega ciò che la morte è attualmente: la conseguenza del peccato (Rm 5, 12); cercare ciò che essa altrimenti potrebbe essere, è ozioso.

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Laicale, mondano e secolare (una distinzione dimenticata)

Giuseppe Lazzati

Consacrazione e secolarità: i termini “mundus” e “saeculum”.

Da Archivum. Documenti per una storia della Chiesa, Casale Monferrato, 2001

Equivocità del termine “mundus”. – E’ nota la equivocità del termine “mundus” nel latino cristiano a partire da quello biblico e neotestamentario. Tale equivocità risulta in modo particolare nel linguaggio giovanneo che di un significato fornisce anche la definizione, il contenuto, dando così la possibilità di precisare esattamente l’altro. Il significato primo è quello più comune e corrispondente all’uso corrente del nostro vocabolo mondo: il mondo inteso come insieme delle realtà create, di ciò che in esse è e vive. In questo senso la parola è usata nelle espressioni di Giovanni… che è inutile riportare…

Il secondo significato è peggiorativo ed è quello definito da Giovanni nella prima lettera (2, 15)… Qui il mondo è preso sì come realtà creata con tutto quello che abbraccia, ma in quanto veduta, giudicata, usata secondo la visione che deriva dalla triplice concupiscenza cioè contro il disegno di Dio…

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Ripensare ai laici (nel tempo secolare)

Yves Congar.

I ministeri e la comunione

(1904-1995), Ministeri e comunione ecclesiale, Bologna, 1973, passim: per una teologia del laicato.

Congar con un giovane Ratzinger al tempo del Concilio Vaticano II

Nonostante interessanti tentativi di rinnovamento… la chiesa era presentata, verso il 1930…, come una società organizzata, costituentesi per l’esercizio dei poteri di cui erano investiti il papa, i vescovi e i sacerdoti. L’ecclesiologia consisteva quasi esclusivamente in un trattato di diritto pubblico. Io ho creato, per caratterizzarla, la parola “gerarcologia”, che da allora è stata spesso ripresa. Ciò non poteva attirare gli uomini! Invece la tradizione cattolica, quella della Scrittura, dei padri e della liturgia, ci presentava un’idea della chiesa molto più ampia, viva e religiosa. La mia intenzione… fu di recuperare, per l’ecclesiologia, l’ispirazione e le fonti di una tradizione più antica e più profonda

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L’apostolo e i crocicchi

Primo Mazzolari

La Samaritana: la carità di Cristo nei crocevia del mondo.

Da Perché non mi confesso?, Bologna, 1986, pagg. 47ss.

La carità ha le sue strade obbligate: le più ardue, le più folli strade… Quaggiù non conosco niente di più libero e di più vincolato dell’amore. La carità è una rivoluzione che continuamente si disciplina.Gesù lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea”. Giudea, Galilea, Samaria… paesi dell’anima. Un’immagine che si transustanzia in anima.

Per andare dalla giudea alla Galilea, bisogna passare per la Samaria: paese di transito, quasi una terra di nessuno, secondo il preconcetto dei giudei. Gente in esilio, i samaritani, nel suolo stesso del loro paese. Avevano perduto l’unità per aver guardato il mistero dalle cime del Garizim più che dal pinnacolo del Tempio. Di comune non avevano che il giogo straniero e le loro meschine controversie confessionali; l’odio reciproco e il disprezzo di tutti.

Ma Gesù ha una predilezione per i samaritani. Nel suo cuore sono già ritrovati. Basta l’amore di un solo per vincere ogni orfanezza.

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