Cosa resta di una politica cristiana (2)

Programma per un partito popolare cattolico

in Il Partito Popolare Italiano, Bologna, 1956, passim.

PROGRAMMA:

1. Integrità della famiglia. Difesa di essa contro tutte le forme di dissoluzione e di corrompimento. Tutela della moralità pubblica, assistenza e protezione dell’infanzia, ricerca della paternità.

2. Libertà d’insegnamento in ogni grado. Riforma scolastica. Lotta contro l’analfabetismo. Educazione e cultura popolare, diffusione dell’istruzione popolare, diffusione dell’istruzione popolare.

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Un tema che, a volte, ritorna: fuori dalla Chiesa (cattolica) non c’è salvezza?

Karl Rahner

(1904-1984), Nuovi saggi, Roma, 1968, passim: la figura del “cristianesimo anonimo”.

Alcuni interventi al Sinodo sull’Evangelizzazione hanno ripresentato uno dei temi più problematici della teologia cattolica, riassumibile nel famoso assunto: extra ecclesia, nulla salus (fuori dalla chiesa non c’è salvezza).

Voglio riprendere con calma questa tesi e lo farò domani. Oggi riporto un brano di Rahner, che ha tentato qualche personale strada di risoluzione attraverso il contestato argomento del “cristianesimo anonimo”. L’argomentazione è tuttora provocante e, forse, una delle poche a prendere sul serio la duplice questione: “è necessario il cristianesimo perché l’uomo sia salvo?”; “non possono esistere altre vie per la vita eterna (o comunque la si voglia chiamare)?”

Dovendo noi tener presenti assieme entrambi i principi: la necessità della fede cristiana e l’universale volontà salvifica dell’amore e dell’onnipotenza divina, ci riesce di farlo unicamente in un modo. Il modo è il seguente: tutti gli uomini devono sotto un certo aspetto poter appartenere alla chiesa; e questa loro facoltà non può venir intesa nel senso d’una possibilità soltanto logica ed astratta, bensì reale e storicamente concreta.

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I cristiani, il senso della storia e il potere mondano

Hans Urs von Balthasar

(1905-1988), Il tutto nel frammento, Milano, 1970, pagg. 1ss.

A chi oggi cerca, in obbedienza alla Parola di Dio, di riflettere e di parlare di Dio e dell’uomo, si presenta il difficile compito di percorrere lo stretto sentiero che passa tra due forme di titanismo. Una, quella antica, che risale a Costantino e consiste nella costrizione del potere politico al servizio del regno di Cristo, viene oggi scartata poiché di fatto la chiesa finalmente ha perso questo potere. L’altra, quella nuova, consiste nell’identificazione – o per lo meno nella posizione di una convergenza – tra il progresso tecnico del mondo e lo sviluppo del regno di Dio. Entrambi sono, comunque, come si vedrà, solo aspetti dell’identico integralismo, il primo reazionario, il secondo progressista, il primo clericale, il secondo laico. Entrambi cercano di procurare al regno del Crocifisso una potenza terrena, poiché entrambi mescolano regno terreno e regno divino.

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Liturgia: forma di catechesi

Francesco Tonolo

(1890-1954) L’attualità della liturgia nella cura delle anime, Asti, 1945, pagg. Xs.

La liturgia bene intesa e vissuta serve direttamente alla conoscenza ed alla difesa della Fede, essa è la scuola pratica del più fecondo insegnamento della religione. Tutti i tesori della sua dottrina, la Chiesa, che ha inventato la pedagogia e sa come praticarla da impareggiabile maestra, li ha versati e come raccolti in una sintesi meravigliosa nella sua apparente austerità e rigidezza per rivestirli di una forma affascinante… La liturgia fa meglio che illuminare lo spirito, essa affeziona alla verità e la rende sensibile al cuore… è una teologia popolare, alla quale i semplici fedeli possono facilmente attingere l’alimento e la vita della loro Fede, della loro Speranza e del loro amore per Iddio…

Liturgia: incarnazione della vita spirituale

Salvatore Marsili

(1910-1983) Il problema liturgico, in Rivista liturgica, 26 (1939): cos’è la liturgia.

… la liturgia non è una forma di pietà da preferirsi per la ragione forse che meglio corrisponde alla nostra natura di uomini (esseri sociali) e alla nostra qualità di cristiani, di esseri cioè appartenenti a una società soprannaturale. La liturgia nella vita del cristiano rappresenta un valore assoluto che merita tutta l’attenzione possibile, perché incarna, vorrei dire, la sua vita spirituale stessa, quella per cui è cristiano.

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Il cerchio continuo dell’anno liturgico

Odo Casel

(1886-1948) Presenza del mistero di Cristo: teologia dell’anno liturgico.

L’anno liturgico non è una linea, ma un cerchio. Nell’anno liturgico non c’è nulla che sia nuovo, si ripete sempre la stessa cosa. L’anno liturgico non ha poi né inizio né fine, ma ha, in certo modo, due punti d’inizio : l’Epifania e la Pasqua, che sono al tempo stesso punti culminanti. Il mistero di Cristo è sempre uguale e uguale nella sua pienezza. Si rivela nella sua pienezza, non negli sviluppi. Lo sviluppo è umano, la pienezza è divina.

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Liturgia, devozione e dogma

Lambert Beauduin

(1873-1960) La Pietà della Chiesa (1914): ritrovare la liturgia per ritrovare il dogma.

Da Ritorno alla liturgia, Roma, 1989, pagg. 222s.

Tale è la legge primordiale della santità degli uomini. Per tutti, dotti ed ignoranti, ragazzi ed adulti, secolari e religiosi, cristiani dei primi secoli e cristiani del secolo XX, attivi e contemplativi, la partecipazione la più attiva e la più frequente alla vita sacerdotale della gerarchia visibile, a seconda delle modalità stabilite da essa nel suo canone liturgico, costituisce il regime normale ed infallibile che assicurerà nella Chiesa di Cristo una pietà solida, sana, abbondante e veramente cattolica, che farà di noi, in tutta la forza dell’antica e così cristiana espressione, i figli di Nostra Santa Madre Chiesa. […]

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Liturgia e vita spirituale

Maurice Festugière

altardrawing

 

(1870-1950) La liturgia cattolica (1913)

Noi troviamo la liturgia radicalmente ignorata dal protestantesimo e disconosciuta da esso, generalmente frustrata dagli ierologi cattolici dal luogo al quale ha diritto nell’economia del cattolicesimo; e, di conseguenza, il campo dell’esperienza religiosa cattolica ristretto e privato d’una parte dei raggi che dovrebbero illuminarlo. Non è in nome di una pietà venerabile, ma della scienza della vita cattolica, in nome della biologia spirituale del cattolicesimo, che noi protestiamo. […]

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La crisi delle istituzioni religiose è automaticamente crisi interiore?

In un intervento sul suo blog, che rimanda a un articolo pubblicato da “Liberal” il 16 ottobre, Luigi Accattoli fa una disamina molto intensa e interessante dell’apertura dell’Anno della fede e della rilettura di Benedetto XVI riguardo al Concilio Vaticano II. Dopo aver valorizzato alcuni gesti simbolici del Papa, Accattoli pone due problemi, che qui riportiamo, rimandando il lettore al testo integrale.

Ci sembra una riflessione che non debba andare perduta.

[…] Benedetto dunque non esita a muovere critiche ai documenti conciliari e la sua libertà suggerisce che anche la sua veduta possa prestarsi a qualche osservazione: ne faccio mie le note essenziali, ma almeno in un punto – quello della considerazione della modernità come nemica a Dio – essa mi appare a dominante eurocentrica e intellettuale. Eurocentrica: perché certo nell’Europa si manifesta quel portato estremo della secolarizzazione che Benedetto indica come “vuoto” e “deserto” di Dio, ma non credo che lo stesso si possa dire del resto del mondo. Ed è ormai nel Sud del pianeta la più gran parte – e viva – delle Chiese cristiane.

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