Il cerchio continuo dell’anno liturgico

Odo Casel

(1886-1948) Presenza del mistero di Cristo: teologia dell’anno liturgico.

L’anno liturgico non è una linea, ma un cerchio. Nell’anno liturgico non c’è nulla che sia nuovo, si ripete sempre la stessa cosa. L’anno liturgico non ha poi né inizio né fine, ma ha, in certo modo, due punti d’inizio : l’Epifania e la Pasqua, che sono al tempo stesso punti culminanti. Il mistero di Cristo è sempre uguale e uguale nella sua pienezza. Si rivela nella sua pienezza, non negli sviluppi. Lo sviluppo è umano, la pienezza è divina.

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Una liturgia con l’uomo al centro

Romano Guardini

(1885-1968) Lo spirito della liturgia, Brescia, 1987, pagg. 17ss: liturgia e uomo spirituale

Il significato della liturgia deve pertanto essere meglio definito. E innanzitutto è da stabilire in quale rapporto esso stia con la vita religiosa non liturgica. Lo scopo prossimo e specifico della liturgia non è quello di dar espressione al culto individuale di Dio: essa non deve edificare il singolo come tale, suscitare ed educare la sua vita religiosa. Nella liturgia non è il singolo che agisce e che prega. E neppure il complesso di una molteplicità di persone, come potrebbe essere la riunione in una chiesa di una “comunità”, quale mera unità nel tempo, nello spazio, nei sentimenti. Il soggetto, l’io della liturgia è piuttosto l’unione della comunità credente come tale, è qualcosa che trascende la semplice somma dei singoli credenti, è insomma, la Chiesa.

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