Ai cardinali in questione

Riporto questa riflessione inviatami da un amico teologo, Luca Crippa, sulla lettera dei 4 cardinali

Ai cardinali in questione e a diversi che si scagliano contro il papa
(non i cardinali, intendo, ma certi “difensori della fede”…) vorrei dire:
ma è così difficile caricarsi, loro e il loro clero,
del compito di ascoltare le storie delle persone in difficoltà,
che magari chiedono il sacramento (cioè, mi pare, non se ne fregano
della grazia di Dio, si pongono il problema) e così facendo esprimono almeno
il desiderio di fare un cammino? Poi, se fatto bene, non è neanche detto che questo cammino termini per forza,
per automatismo, all’ammissione all’eucaristia.
Stabilire per legge – come forse vorrebbero i cardinali – che da ora in poi
si concede l’eucaristia ai divorziati risposati non mi sembra affatto
nelle intenzioni del papa: perché non è così!
IL PAPA DICE SOLO (e niente meno che) QUESTE STORIE VANNO CONOSCIUTE,
RISPETTATE, ACCOMPAGNATE E VALUTATE. Il vero problema, c’è da temere, è che anche per i cardinali
è più comodo attendere “indicazioni” (leggi: regolamenti)
che fare la fatica pastorale… che non sanno compiere? Se la risposta fosse “sì”, sarebbe questo il vero problema della Chiesa di oggi!! Inviato da iPad

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I 4 cardinali e la messa in atto della “teologia del contrasto”

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Immagine ripresa da notizie.tiscali.it

I metodi del dibattito teologico sono sempre interessanti (alcune volte davvero creativi). Quello messo in atto dai 4 cardinali firmatari della lettera sul capitolo VIII dell’Amoris Laetitia è però qualcosa di più. La richiesta diretta a papa Francesco ha l’apparenza di una precisa “messa al muro” in cui viene espressamente chiesto al Pontefice di dire chiaramente se le affermazioni di un documento post-sinodale sono “contro” la tradizione ecclesiale (anche la più recente). Impongono in qualche modo, per come sono formulati, una scelta che il Papa dovrebbe fare (in questo senso parlo di “teologia del contrasto”): confessare che l’Amoris Laetitia va contro la Familiaris Consortio, contro la Veritatis Splendor… e via così. L’alternativa, unica, sarebbe rinnegare la dichiarazione stessa post-conciliare. Ma i firmatari di questa lettera non erano forse tutti presenti al Sinodo? E non hanno la capacità di rispondere alle domande che essi stessi propongono? La lettera in verità lascia trasparire – nel momento stesso in cui chiede al Papa di prendere posizione “aut aut” – un’ironia ben più che solo accennata. Tra le righe si deve leggere: caro papa Francesco, tu confondi la gente; proponi una Chiesa che contrasta con i tuoi predecessori; non sei chiaro nelle tue proposte; dai scandalo; nemmeno noi (pastori della tua Chiesa) ti capiamo, al punto che non sappiamo rispondere al popolo di Dio riguardo a quanto tu affermi pubblicamente. Non è chi non veda che siamo ben lontani da una decantata “sinodalità”.

Al di là di ogni presa di posizione è chiaro che, ormai, siamo di fronte a un profonda crisi interna alla comunione del corpo cardinalizio e del corpo ecclesiale (al suo vertice), che non riesce più a essere silenziata e governata. Riporto, dunque, qui di seguito il testo dei cardinali. Personalmente mi permetto soltanto di sottolineare quanto mi abbia colpito (e ferito) la distanza evidente tra l’approccio umile e formale della prima parte e una durezza che sfiora l’arroganza della seconda. Di questo linguaggio “doppio” si sono accorti ben prima di me i vescovi di Grecia, che hanno inviato una risposta non meno dura (ma certamente senza alcuna doppiezza) e che riporterò domani.

Al Santo Padre Francesco
e per conoscenza a Sua Eminenza il Cardinale Gerhard L. Müller

Beatissimo Padre,

a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia” che ci permettiamo allegare alla presente.

Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.

Card. Walter Brandmüller
Card. Raymond L. Burke
Card. Carlo Caffarra
Card. Joachim Meisner

Roma, 19 settembre 2016

 

3. I “Dubia”

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

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