Perché la meditazione vi fa bene? (Un allenamento alla felicità)

lehava akko via the PikiWiki - Israel free image collection project

Il brano è tratto non da un libro di mistica o di religione, ma di psicologia: Perché le persone felici vivono più a lungo, edito da San Paolo; l’autore è uno studioso francese, Jordi Quoidbach.

Già nota ai buddisti da millenni, la pratica della meditazione ha recentemente attirato l’attenzione degli scienziati. Infatti, un numero impressionante di ricerche empiriche sembra indicare che la meditazione è collegata al benessere. Di conseguenza, praticare la meditazione aiuta le persone a gestire lo stress, l’ansia, i dolori cronici, ecc.. La meditazione, d’altronde, è oggi inclusa in varie forme di terapie cognitive e produce eccellenti risultati nel trattamento e nella prevenzione della depressione. Esistono numerose forme di meditazione. Qui vi propongo la scoperta di due di queste, i cui effetti benefici sono stati provati scientificamente a più riprese: la meditazione di piena coscienza (o mind-fulness) e la meditazione loving-kindness. La meditazione di piena coscienza.

Continua a leggere “Perché la meditazione vi fa bene? (Un allenamento alla felicità)”

Lettera di un missionario cristiano a un monaco dello zen

LUCIANO MAZZOCCHI

zen-2

Delle onde e del mare. L’avventura di un cristiano in dialogo con lo zen, Paoline, Milano 2006

Da anni padre Luciano opera una riflessione di dialogo e comprensione tra mondo cristiano e mondo buddista. Molte sue riflessioni si possono trovare nel sito Vangelo e Zen.

«Il carisma dello zen è la vivida e feconda memoria dell’ origine, quindi del puro nulla da cui proveniamo, in cui ora, piccole e gradi esistenze, ci libriamo. E purificare le incrostazioni e gli indurimenti che lungo il cammino dell’esi­stenza si accumulano e appesantiscono la vita, lavandoli nel silenzio compo­sto e nell’armonia della natura. Il carisma dello zen è lo zazen in pratica. Reverendo e caro monaco dello zen, con la tua religiosità aiuti me, missiona­rio cristiano, a comprendere come tutta la mia ascesi cristiana, anche quella operata dai martiri, era già tutta, pura e incontaminata, nell’origine quando io ero nulla. Mi ricordi che mai io potrò aggiungere qualcosa al pensiero origi­nario di Dio. Così, mi inviti al culto del silenzio e dello stare composto senza appoggiarmi a nulla. Mi richiami alla duttilità e all’armonia della natura, così preziosa nella mistica dello zen, soprattutto a quella nobile bellezza che la natura sfoggia silenziosamente in tutti i suoi comportamenti, senza lasciare strascico, sapendo morire e sapendo rivivere con santa dignità».

Continua a leggere “Lettera di un missionario cristiano a un monaco dello zen”

Siamo dove siamo

Eihei Dogen

Dogen

(1200-1253) La custodia della visione autentica (trad. Giuseppe Jiso Forzani)

Il pesce nuota nell’acqua, e se nuota non c’è limite all’acqua; l’uccello vola nel cielo, e per quanto voli, non c’è limite al cielo. Tuttavia né il pesce neé l’uccello da mai ancora si sono separati dall’acqua o dal cielo. Semplicemente, quando serve un uso grande usano in grande. Quando serve un uso piccolo, usano in piccolo.

Continua a leggere “Siamo dove siamo”

La mente e i semi. La nostra natura di Buddha

Thich Nhat Hanh

thich nhat hanh

(1926-) La via della trasformazione. Quando la mente guarisce il cuore, Mondadori, p. 31

La nostra mente è un campo in cui si è seminato ogni tipo di seme: semi di compassione, di gioia e di speranza, semi di tristezza, paura, difficoltà. Ogni giorno i nostri pensieri, parole e azioni piantano nuovi semi nel campo della nostra coscienza e ciò che nasce da essi diviene la sostanza della nostra vita.

Continua a leggere “La mente e i semi. La nostra natura di Buddha”

Saremo mistici…?

Paul Knitter

Knitter al centro, in una riunione interreligiosa
Knitter al centro, in una riunione interreligiosa

Senza Buddha non potrei essere cristiano, Fazi, pp. 19-21

Karl Rahner, uno dei più stimati teologi cattolici del secolo scorso (e mio professore), riconobbe tale bisogno in un’affermazione ripetuta in lungo e in largo: “In futuro i cristiani saranno mistici, o non saranno nulla”.

Continua a leggere “Saremo mistici…?”

Gli editti di re Asaoka

ilchiam

Pierre-Françoise de Béthune, L’ospitalità, San Paolo, p. 129

Il re Asaoka (buddista indiano del III secolo a.C.) fece incidere degli Editti sulle colonne innalzate in tutte le Province del suo regno. Possiamo leggervi tra gli altri questo:

“La fede di tutti gli altri deve essere rispettata per l’una o l’altra ragione. Onorandoli, si esalta la propria fede e, nello stesso tempo, si rende servizio alla fede degli altri. […] Perché se un uomo esalta la sua fede e ne denigra un’altra, pensando di agire così con devozione e glorificare così la propria tradizione spirituale, in realtà gli fa torto. […] Il re desidera che gli uomini di tutte le tradizioni conoscano la fede degli altri e acquistino così una dottrina solida. […] Lo scopo di queste misure è la promozione della fede particolare di ciascuno e la glorificazione del Dharma” (Editto XII).

Continua a leggere “Gli editti di re Asaoka”

Wa, kei, sei, jaku: i quattro elementi della convivialità

da Pierre François de Béthune, L’ospitalità, San Paolo, pagg. 26-27

Fior-di-loto-bianco-a28705299

Riprendo il mio blog: mentre spero che per tutti siano state delle vacanze ritempranti, so che per molti (e anche per diversi amici) la situazione della crisi economica ha portato fatiche e ansie in aggiunta a quelle del semplice quotidiano. L’augurio è, per tutti, quello di una buona ripresa (in tutte le sfumature che vogliamo dare a questa parola).

Un celebre testo della letteratura del Medioevo giapponese ha provocato molte riflessioni nel corso dei secoli. Si tratta dei “Ricordi della mia capanna di monaco”, scritti da Kamo no Chomei nel XII secolo. Antico grande dignitario alla corte imperiale, questo aristocratico aveva deciso di ritirarsi nella montagna a nord della capitale. Nelle note che ci ha lasciato egli descrive le gioie austere della sua vita. Fa notare come gli uccelli che frequentano il suo eremitaggio sembrino a loro agio; i pesci del piccolo lago sono anch’essi nel loro elemento, e a ragione: sono dei pesci nell’acqua. Ma si domanda allora perché gli uomini sembrano non essere mai nel loro elemento. Camminano sovente con passo stanco e pesante; in altri casi li si vede battere i piedi per terra come dei conquistatori. Dove potrebbero stare bene? A questa domanda, qualche secolo dopo, un altro maestro, Rikyu, dà una risposta: è nella piccola camera del té che l’uomo può essere veramente se stesso, senza complessi né arroganza. Lì egli scopre che il suo elemento è la convivialità.

Continua a leggere “Wa, kei, sei, jaku: i quattro elementi della convivialità”

L’ultimo discorso del Budda

budda

dal Canone Pali (IV-III sec. a.C.)

Detto anche Tipitaka [triplice canestro], il Codice Pali raccoglie l’insieme dei testi che racchiudono l’insegnamento del Buddha e l’interpretazione della sua dottrina. Fu redatto  tra il 340 e il 247 a.C.

1. Sotto gli alberi di sala a Kusinagara, appressandosi la fine, Buddha rivolse queste ultime parole ai suoi discepoli:

Fate di voi stessi una luce. Contate su voi stessi, e non siate dipendenti da nessun altro. Lasciatevi guidare dai miei insegnamenti come da una luce. Fate affidamento su di loro e non legatevi a nessun’altra dottrina. Considerate bene il vostro corpo: abbiate sempre presente la sua impurità. Ben sapendo che tanto il dolore quanto il piacere sono parimenti causa di sofferenza, come potete essere indulgenti verso i suoi desideri? Considerate bene il vostro ‘io’: riflettete sulla sua transitorietà; come potete esser delusi da ciò che sempre muta, coltivare orgoglio ed egoismo, sapendo che tutto ciò conduce inevitabilmente alla sofferenza? Considerate bene tutti gli esseri che consideriamo sostanziali; è forse possibile trovare in mezzo a loro un qualche ‘sé’ permanente? Cosa sono se non aggregati che presto o tardi si sbricioleranno in tante parti e si perderanno nel nulla? Non lasciatevi confondere dall’universalità della sofferenza, ma seguite il mio insegnamento, anche dopo la mia morte, e sarete liberi dalla sofferenza. Fate questo e sarete davvero miei discepoli.”

Continua a leggere “L’ultimo discorso del Budda”