DICHIARAZIONE CONGIUNTA in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma

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Nel delirio di una rabbia incomprensibile (si leggano i blog violentissimi e volgari della destra cattolica, da Socci in giù, per la quale la storia ormai secolare dell’ecumenismo è come se non fosse mai esistita), riportiamo il testo della dichiarazione congiunta cattolico-luterana, chiaro esempio di come il cammino di pace sia non solo necessario, ma anche possibile.

Lund, 31 ottobre 2016

«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).

Con cuore riconoscente

Con questa Dichiarazione Congiunta, esprimiamo gioiosa gratitudine a Dio per questo momento di preghiera comune nella Cattedrale di Lund, con cui iniziamo l’anno commemorativo del cinquecentesimo anniversario della Riforma. Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide.

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Francesco, Martini e i non credenti

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L’editore Bompiani, in collaborazione con la Fondazione Carlo Maria Martini, ha cominciato la pubblicazione dell’opera omnia dell’indimenticato cardinale milanese. Il primo volume, presentato il 20 ottobre scorso, raccoglie gli scritti delle Cattedre dei non credenti. La prefazione ha una firma illustre: quella di papa Bergoglio di cui riportiamo una pagina intensa, fraterna e che illumina entrambe le figure dei gesuiti e molto di quanto sta accadendo oggi nella Chiesa.

Per chi volesse leggere l’intero intervento, cliccare qui.

«L’ eredità che ci ha lasciato il cardinale Martini è un dono prezioso. La sua vita, le sue opere e le sue parole hanno infuso speranza e sostenuto molte persone nel loro cammino di ricerca. Quanti di noi in Argentina, alla «fine del mondo» abbiamo fatto gli Esercizi spirituali a partire dai suoi testi! Uomini e donne di fedi diverse, non solo in ambito cristiano, hanno trovato e continuano a trovare incoraggiamento e luce nelle sue riflessioni. Abbiamo quindi la responsabilità di valorizzare questo patrimonio, così che possa ancora oggi alimentare percorsi di crescita e suscitare una autentica passione per la cura del mondo. In questa prospettiva desidero mettere in evidenza tre aspetti che ritengo particolarmente rilevanti della figura del cardinale.

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Che cosa c’è in gioco al Sinodo? Bergoglio, l’apocalisse e il futuro della Chiesa

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Un articolo di Enzo Bianchi cerca di fare il punto su una situazione di estremo cambiamento (non in atto, ma in gioco) e che determinerà il futuro della Chiesa. Forse non ci rendiamo abbastanza conto, ma è davvero in atto una svolta epocale, in cui “vengono alla luce i cuori”. Per la Chiesa come la conosciamo in Occidente da secoli, i prossimi due decenni saranno davvero decisivi. Bianchi prova a fare una lettura “apocalittica” delle questioni in gioco. Per l’intero articolo clicca qui.

Da La Repubblica, 14 ottobre 2015. Intervento di ENZO BIANCHI

Il termine “apocalisse” non indica, come molti intendono, qualcosa di catastrofico, bensì un “alzare il velo”, una ri-velazione, l’emergere di una realtà inaspettata o nascosta. Per questo ciò che sta avvenendo non solo in questi giorni sinodali ma dall’inizio del pontificato di Francesco è un’apocalisse che fa conoscere situazioni che paiono impossibili e svela la verità delle coscienze e dei cuori, sovente nascosta dietro adulazioni, ipocrisie di linguaggio e di comportamento. Che cos’è in gioco in questo confronto sinodale che a volte appare un’aspra battaglia? Non ciò che la chiesa crede in obbedienza al vangelo. In particolare non è in gioco la dottrina cattolica sull’indissolubilità del matrimonio cristiano – e di questo papa Francesco più volte si è dichiarato garante – e nemmeno è in gioco un patteggiamento della chiesa, e in primo luogo dei pastori, circa la famiglia oggi, la sua crisi, le ferite che può registrare nelle storie di amore, la sua fragilità come le sue riuscite sempre incompiute e contraddette.

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Padre Silvano, il Concilio, Martini e due Papi

Un ricordo di un uomo che io ho avuto l’onore di conoscere e che, dal canto suo, si è assunto l’onere di guidarmi per un tratto di cammino; che soprattutto mi ha introdotto a una lettura della Bibbia completamente nuova. Un uomo non certo “facile”, di sicuro mai banale. Anche nelle parole che qui consegna alla memoria: sulla Chiesa, sulla speranza e sul futuro.

Per chi non ha mezz’ora, consiglio di cominciare l’ascolto dal minuto 6.

Il video è ripreso da Gli Stati Generali (giornale digitale focalizzato su notizie e storie rilevanti, inchieste e approfondimenti di qualità).

Il Papa, i divorziati e la chiarezza

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Ieri mi hanno chiamato persone per dirmi: Hai visto? Il Papa ha detto che i divorziati possono fare la comunione… Avendo da tempo (e necessariamente in questa situazione di confusione) imparato almeno a verificare le fonti, sono andato a leggermi quel che Bergoglio ha detto a Santa Marta e all’incontro con i vescovi polacchi. E, come sospettavo, non c’era nulla di tutto ciò.

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Finalmente! Oltre il relativismo

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Chi ha letto con attenzione l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium si sarà reso conto che siamo di fronte a una svolta epocale, per diversi aspetti e per precise indicazioni: uno di questi è evidente, non c’è nemmeno bisogno di commentarlo, nella parte che qui riportiamo. Siamo finalmente fuori dalle paludi della paura del relativismo. Speriamo di non tornarci più!

In seno alla Chiesa vi sono innumerevoli questioni intorno alle quali si ricerca e si riflette con grande libertà. Le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nell’amore, possono far crescere la Chiesa, in quanto aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola. A quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ciò può sembrare un’imperfetta dispersione. Ma la realtà è che tale varietà aiuta a manifestare e a sviluppare meglio i diversi aspetti dell’inesauribile ricchezza del Vangelo.

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Le parole sono pietre

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E’ la settimana dell’esortazione apostolica di papa Francesco ed è inevitabile parlarne. Innanzitutto è il primo ampio documento completamente di suo pugno (l’enciclica precedente era “a metà” con papa Ratzinger) e quindi era attesa, giustamente, come una sorta di documento programmatico. Da questo punto di vista non ha deluso. I temi trattati e accennati, anche spradicamente, in questi mesi ci sono tutti, legati da un filo rosso che, se non è soprendente, dimostra una coerenza che va al di là di ogni discorso banale: il profondo legame che il papa sente tra il tema della gioia e quello della carità. Due argomenti di cui ultimamente la nostra società sembra davvero povera e verso i quali appare debole e irrisolta. Più la gioia, paradossalmente, che la carità: ci sono sempre più volti cupi e sempre più “coltivazioni di rancore, rabbia, violenza”. Ma non volevo parlare di questo.

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Pastori con l’odore delle pecore

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Dopo le prime uscite (preoccupato io stesso dal mio improvviso entusiasmo per questo pastore) cercavo di mantenermi un dubbio: non è che questa semplicità sia solo una facciata, un’immediatezza di comunicazione che nasconde una pochezza di contenuto? Sapevo che era più una mia paura, quasi una difesa di fronte al mio entusiasmo riguardo a un uomo che è venuto incontro sorridendo al mondo (anche della fede) ormai intristito. Bene, dopo l’omelia che Francesco ha pronunciato ieri durante la Messa crismale, mi sono tolto anche quest’ultimo dubbio. Questo vescovo di Roma è tutt’altro che superficie, immagine: è carne e sangue. Una amica ieri sera al telefono mi ha detto: E’ un uomo che emoziona. Vero. Ma comincio a convincermi che emoziona perché è, davvero, un uomo. E l’umanità è quel che conta, soprattutto quando si parla di Dio. Il resto è (inutile) teologia.

Per chi volesse leggersi le parti più intense dell’omelia di ieri, ne riporto qui di seguito un ampio stralcio.

«Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite, “le periferie” dove il popolo fedele è più esposto all’invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede.

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I fioretti di papa Francesco

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Ieri mi hanno inviato una mail in cui veniva raccontato un episodio di questi giorni, in cui papa Francesco era protagonista, in modo a dir poco inaspettato. Lo riprendo brevemente: rientrando nella sua camera, una delle sere scorse, e incrociando la guardia svizzera che aveva il turno presso gli appartamenti pontifici, Francesco chiese, stupito, se avrebbe dovuto trascorrere lì tutta la notte. La guardia rispose, naturalmente, di sì. Ritiratosi nella sua stanza, il papa riapparve pochi minuti dopo con una seggiola e una merendina, che offrì alla guardia, aggiungendo: «Se ha bisogno di qualcosa, bussi pure!»

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Fedeltà, mondanità e spiritualità: cosa pensa il nuovo papa

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Stavo per scrivere una riflessione, a caldo, su quel che il nuovo papa mi aveva “mosso” dentro, quando ho trovato questa sua intervista (è del 2007, la si può leggere integrale cliccando qui) e ho pensato che, prima di dire qualcosa, valesse la pena ascoltare il protagonista stesso di questa vicenda. E’ una breve lettura che mi ha sorpreso e per la quale garantisco che ne vale la pena.

«Il restare [fedeli alla tradizione], il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è fedele. È la dottrina cattolica. San Vincenzo di Lerins fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell’uomo, tra l’uomo che cresce, e la Tradizione che, nel trasmettere da un’epoca all’altra il depositum fidei, cresce e si consolida con il passo del tempo… […]

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