Il potere e la Chiesa

Anthony Bloom di Sourozh

(Patriarca ortodosso, 1914-2003)

In un tempo in cui si contesta (o, specularmente, si difende) senza argomenti “spirituali” l’autorità della Chiesa, riducendola (in modo erroneo) all’autorità dei suoi pastori, la riflessione di un maestro quale Bloom è estremamente interessante: il potere nella Chiesa deve nascere da una percezione che ciascuno è parte del tutto, e che nessuno può pretendersi “proprietario” di coloro di cui è pastore, ma piuttosto viceversa: come dice il Vangelo, è il pastore a dare la vita per le sue pecore, non le pecore per il pastore. La prospettiva deve fare, inevitabilmente, riflettere.

Potere gerarchico e potere non sono assolutamente la stessa cosa. Chi governa lo fa investito di potere; chi invece riceve il mandato di essere nella chiesa il centro di armonia e di unità non detiene alcun potere: è solo una persona chiamata, in obbedienza, a servire in quel particolare ministero. L’uomo cui il Signore ha affidato il compito di pastore deve identificarsi a tal punto con il proprio popolo da essere in grado di offrire la vita non in nome o per amor proprio bensì a immagine di Cristo. Questa disponibilità fa di lui un’autorità a immagine di Cristo per il suo popolo e nello stesso tempo ci offre una nuova dimensione della nozione di potere.

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