A sbagliar Dio…

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dal sito http://www.venilia.it

Una breve pagina di padre David Maria Turoldo (da Anche Dio è infelice, San Paolo), vecchia di più di trent’anni, che sembra scritta ieri.

Di fatto, nel profondo, il problema non è Dio, ma è: in quale Dio credere. Credere in un Dio sbagliato è il più grande disastro che possa capitare: tanto più se capita a tutta una religione e a tutta una civiltà. Allora saranno sbagliate tutta la religione e la civiltà. Una situazione che oggi si fa sempre più grave; e non solo per via dell’islamismo e i nazionalismi sempre più dirompenti (e sempre intrecciati a fanatismi religiosi e razziali), ma pure per forme aberranti di “fideismi” anche cristiani: aspetto che è ancora più avvilente in quanto, se c’è un problema posto da Cristo alla fede, è precisamente quello di Dio: è sulla conflittualità del concetto di Dio che Cristo verrà condannato e ucciso. A sbagliare Dio, è sempre l’uomo che paga.

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Francesco, Martini e i non credenti

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L’editore Bompiani, in collaborazione con la Fondazione Carlo Maria Martini, ha cominciato la pubblicazione dell’opera omnia dell’indimenticato cardinale milanese. Il primo volume, presentato il 20 ottobre scorso, raccoglie gli scritti delle Cattedre dei non credenti. La prefazione ha una firma illustre: quella di papa Bergoglio di cui riportiamo una pagina intensa, fraterna e che illumina entrambe le figure dei gesuiti e molto di quanto sta accadendo oggi nella Chiesa.

Per chi volesse leggere l’intero intervento, cliccare qui.

«L’ eredità che ci ha lasciato il cardinale Martini è un dono prezioso. La sua vita, le sue opere e le sue parole hanno infuso speranza e sostenuto molte persone nel loro cammino di ricerca. Quanti di noi in Argentina, alla «fine del mondo» abbiamo fatto gli Esercizi spirituali a partire dai suoi testi! Uomini e donne di fedi diverse, non solo in ambito cristiano, hanno trovato e continuano a trovare incoraggiamento e luce nelle sue riflessioni. Abbiamo quindi la responsabilità di valorizzare questo patrimonio, così che possa ancora oggi alimentare percorsi di crescita e suscitare una autentica passione per la cura del mondo. In questa prospettiva desidero mettere in evidenza tre aspetti che ritengo particolarmente rilevanti della figura del cardinale.

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Alcuni vanno sulla montagna…

Maurice Bellet

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Dio? Nessuno l’ha mai visto, San Paolo, pp. 95ss

Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere.

Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito.

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Cosa non capiscono i filosofi del Dio cristiano

Blaise Pascal

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(1623-1662), Pensieri, in Antologia filosofica, Brescia 1982/5, pp. 195-199; 226-232.

Essi [i filosofi] bestemmiano ciò che non conoscono. […] Pigliano occasione per bestemmiar la religione cristiana, perché la conoscono male. Immaginano che essa consista semplicemente nell’adorazione di un Dio, considerato come grande e possente ed eterno; ciò che propriamente è il deismo, lontano dalla religione cristiana quasi quanto l’ateismo, che le è affatto contrario. Ne concludono che quella religione non è la vera, perché non vedono che tutte le cose concorrano allo stabilimento di quel punto, e Dio non si manifesta agli uomini con tutta l’evidenza di cui sarebbe capace.

Ma ne concludano quello che vogliono contro il deismo, non concluderanno però niente contro la religione cristiana, che consiste propriamente nel mistero del redentore, che unendo in sé le due nature, umana e divina, ha tratto gli uomini fuori dalla corruzione del peccato, per riconciliarli a Dio nella sua persona divina.

Essa insegna, dunque, agli uomini queste due verità insieme: che c’è un Dio di cui gli uomini sono capaci, e che c’è una corruzione nella natura, che li rende di ciò indegni. E’ ugualmente importante per gli uomini conoscere entrambi i punti; è ugualmente dannoso per l’uomo conoscere Dio, senza conoscere la sua miseria, e conoscere la sua miseria, senza conoscere il redentore che lo può guarire. Una sola di esse o genera la superbia dei filosofi, che hanno conosciuto Dio, ma non la loro miseria, o la disperazione degli atei, che conoscono la loro miseria senza redentore.

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“Io cerco Dio!”

Friedrich Nietzsche

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(1844-1900), La gaia scienza (1882) Libro terzo

La straordinaria pagina di Nietzsche sulla morte di Dio. Uno dei punti da cui, da allora, occorre passare per ogni riflessione sul divino e per il confronto con la laicità.

Non avete voi udito parlare di ‘quell’uomo folle, il quale in pieno giorno acce­se la sua lanterna, e corse intorno per il mercato, gridando senza mai cessare: “Io cerco Iddio! Io cerco Iddio!” – E poiché vi erano parecchi di coloro che non credono in Dio, egli suscitò fra loro una grande risata. S’è smarrito egli, Iddio, forse? – chiese uno. O è scappato, come un fanciullo? – domandò un altro. O si tiene egli nascosto? O ch’egli, forse, ci teme? Ovvero, è salito sulla nave? è emi­grato? – così gridavano essi, bofonchiando fra lo­ro.

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La crisi delle istituzioni religiose è automaticamente crisi interiore?

In un intervento sul suo blog, che rimanda a un articolo pubblicato da “Liberal” il 16 ottobre, Luigi Accattoli fa una disamina molto intensa e interessante dell’apertura dell’Anno della fede e della rilettura di Benedetto XVI riguardo al Concilio Vaticano II. Dopo aver valorizzato alcuni gesti simbolici del Papa, Accattoli pone due problemi, che qui riportiamo, rimandando il lettore al testo integrale.

Ci sembra una riflessione che non debba andare perduta.

[…] Benedetto dunque non esita a muovere critiche ai documenti conciliari e la sua libertà suggerisce che anche la sua veduta possa prestarsi a qualche osservazione: ne faccio mie le note essenziali, ma almeno in un punto – quello della considerazione della modernità come nemica a Dio – essa mi appare a dominante eurocentrica e intellettuale. Eurocentrica: perché certo nell’Europa si manifesta quel portato estremo della secolarizzazione che Benedetto indica come “vuoto” e “deserto” di Dio, ma non credo che lo stesso si possa dire del resto del mondo. Ed è ormai nel Sud del pianeta la più gran parte – e viva – delle Chiese cristiane.

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