Ascesa del corpo e ascesi dello spirito

Francesco Petrarca

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(1304-1374) Lettera a Dionigi da Borgo di San Sepolcro sull’ascesa compiuta col fratello al monte Ventoso e intorno ai propri affanni (1336)

L’ascesa al monte come metafora del rapporto tra vita quotidiana e vita spirituale. Una delle più belle pagine di Francesco Petrarca.

“Sono salito, oggi, sul più alto monte di questa regione, che chiamano a ragione Ventoso, solo per desiderio di visitare un luogo famoso per la sua altezza. Avevo in mente questa gita da molti anni, poiché, come tu sai, fin da piccolo ho abitato questi luoghi in grazia del destino che regola le vicende umane, e questo monte, visibile da ogni parte, mi stava quasi sempre davanti allo sguardo.

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Formazione spirituale e ascesi. Ipotesi ancora percorribile?

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La personale riflessione su presbiterato e vocazione si allarga, inevitabilmente, ad altri temi e questioni che, nella nostra cultura, anche spirituale, non possono evitare di essere messi in gioco.

Innanzitutto, la faccenda dell’ascesi.Con questo termine si intende, normalmente, l’insieme delle pratiche (ascesi in greco significa allenamento, esercizio) atte a elevare la persona a una dimensione spirituale: questo insieme di esercizi spirituali si sviluppa a partire da una concezione dualistica e “verticale” della realtà, per cui staccarsi dalle cose terrene è il primo passo per elevarsi a quelle celesti. Ora, la prima domanda che occorre porsi è se questa lettura del reale e dell’umano (corpo/materia da un lato, anima spirituale dall’altro) sia ancora sostenibile e sensato, in una cultura e in una antropologia, qual è quella moderna, poco incline a questo genere di suddivisione.

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