Cosa c’è nelle chiese (secondo Rilke)

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Che dire di fronte a questa pagina, se non: “Ah, Rilke!…”

(testo tratto da Lettere a un giovane poeta, Adelphi)

«Io ho un’amata, quasi una bambina ancora, che lavora a domicilio; e così, spesso, quando c’è poco lavoro, cade in una situazione difficile. E’ destra, troverebbe facilmente impiego in una fabbrica, ma teme di avere un padrone.  La sua idea di libertà è sconfinata. Non vi stupirà che ella senta anche Dio come una sorta di padrone, anzi come l’Arcipadrone, come mi disse una volta, ridendo, ma con il terrore negli occhi.

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La Chiesa, gli artisti e un grande dimenticato

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La scorsa settimana sono stato invitato a tenere una giornata di riflessione su Paolo VI e l’arte. E’ stata per me l’occasione per riprendere in mano un paio di discorsi di questa grande figura di pontefice che soffre di una damnatio memoriae a mio parere inspiegabile. Se la Chiesa di Francesco è possibile, è in gran parte conseguenza della Chiesa di Paolo VI e di Giovanni XXIII. E’ paradossale, infatti, che tutti i cosiddetti progressisti invochino il Concilio Vaticano II, ma non sappiano fare memoria delle due figure che l’hanno reso possibile (di Giovanni XXIII si fa memoria, ma riducendolo a un’anima semplice, a un papa-contadino – egli che fu ben altro!). Un passo verso il recupero di questa memoria lo ha fatto proprio l’attuale Papa, con il cardinalato offerto a Capovilla, che di Giovanni fu segretario e per Paolo VI perito conciliare. Ma torno a quest’ultimo e all’arte.

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