Jean, Francesco e altre cose buone

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Oggi Jean Vanier ha incontrato papa Francesco in un’udienza privata. Jean Vanier è il fondatore dell’Arche, la forma di condivisione con persone con deficit intellettivo che, fondata 50 anni fa, è oggi diffusa in tutto il mondo, con oltre 150 comunità di vita comune. Un’esperienza che nasce da una intuizione evangelica radicale almeno quanto quella di Francesco d’Assisi: presso i più deboli, non solo bisogna fermarsi, ma bisogna anche restare; a loro non si deve solo dare, ma occorre, con loro, condividere e accogliere il dono della semplicità e immediatezza di relazioni che non hanno altro che se stesse da donare. Il povero, insegna Jean, non ha altro che la sua vita da condividere. La sua ricchezza è il suo cuore, ferito e, insieme, desideroso d’amore.

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Scendere la scala

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Più di vent’anni fa ho avuto la fortuna di incontrare Jean Vanier, il fondatore dell’Arche, comunità di vita che in aprile compirà i 50 anni, e che è ormai diffusa in tutto il mondo. Lo conobbi durante un incontro spirituale che lui teneva a un raduno di Fede e Luce, altra realtà nata dalla sua dedizione per i poveri. Ricordo come oggi l’esordio della sua meditazione di allora: “E’ necessario scendere la scala…”.

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La vita coi più deboli

Jean Vanier

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(1928-  ), La nostra vita insieme, di prossima uscita

La tenerezza è ciò che meglio descrive la vita all’Arca e a Fede e Luce. Sono una scuola di tenerezza. La tenerezza implica un profondo desiderio di evitare di ferire o di fare del male a una persona debole. La tenerezza è umile; è un ascolto, una forma di attenzione a quello che le persone dicono e principalmente a ciò che esprime il loro corpo, perché le persone deboli e povere spesso si esprimono con il loro corpo: i gesti, gli occhi, le lacrime. La tenerezza o la bontà è anche tocco: una maniera di toccare l’altro con rispetto e verità, un tocco che aiuta la persona a prendere coscienza del fatto che è amata e apprezzata, un tocco che offre sostegno e sicurezza. È ben diverso da un tocco possessivo che tende a svalutare l’altro, impedendogli di crescere verso la libertà. La tenerezza è il contrario dell’aggressività in parole o in gesti. La tenerezza chiede una grande forza interiore che permetta di offrire agli altri un amore vero. La tenerezza non vuol dire semplicemente «essere carini», perché quello può essere un modo per nascondere la paura dei conflitti; significa, invece, essere veri in ogni cosa. La tenerezza ci insegna a essere veri.