Un antico concetto di cassa comune

QUINTO SETTIMIO TERTULLIANO

Tertulliano

 

(155ca-220ca) Apologia del cristianesimo, xxxix

“Presiedono le adunanze degli anziani di provate virtù, che tale onore non per denaro, ma per la pubblica testimonianza hanno acquisito, giacché nulla si può avere con denaro delle cose di Dio. E se anche vi è una specie di cassa comune, essa non è formata da versamenti obbligatori in denaro, quasi la religione fosse posta all’asta. Ciascuno versa un modesto obolo, una volta al mese o quando vuole, e solo se lo vuole e se lo può. Nessuno è costretto, ma contribuisce di propria spontanea volontà. Sono questi come dei depositi della pietà. Infatti, non vengono poi spesi in banchetti o bevute o sgradite bisbocce, ma per sfamare i poveri e dar loro sepoltura, per soccorrere i giovani e le giovani che non hanno mezzi di famiglia, ed anche i servitori divenuti vecchi, e così pure i naufraghi; e se qualcuno, solo a cagione della nostra religione, soffre nelle miniere, nelle isole o nelle prigioni, diviene il pupillo della religione che ha abbracciato (…)

Uniti così con lo spirito e con l’anima, non indugiamo a mettere in comune i nostri beni. Tutto è da noi messo in comune, fuorché le mogli.”

 

La giustizia di dio!

Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio

lattanzio

(250ca-325ca) La morte dei persecutori, Proemio

A poca distanza dall’editto costantiniano, il grido di vittoria di Lattanzio: dichiarazione di libertà dei cristiani e di odio per i persecutori. Uno dei testi che porterà al rovesciamento delle violenze: nel giro di pochi decenni, i perseguitati in nome di dio diverranno, sempre in nome di dio, persecutori.

“Il Signore ha ascoltato, o carissimo Donato, le tue preghiere, che effondevi al suo cospetto in ogni ora e tutti i giorni, e quelle degli altri nostri fratelli, che ottennero con la loro confessione gloriosa la corona eterna per i meriti della propria fede.

Abbattuti tutti i nemici, tornata la tranquillità in tutto il mondo, la Chiesa, avvilita, di nuovo sorge e la misericordia del Signore ricostruisce, a maggior gloria di Dio, il tempio che era stato abbattuto dagli empi. Infatti Dio fece sorgere dei principi che spezzarono il nefando e crudele dominio dei tiranni e provvedettero al genere umano, così che, quasi dissipando la tenebra di quel tempo tristissimo, una pace serena e gioconda potesse rendere liete gli animi di tutti.

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Pareri…

Taziano il Siro

taziano il siro

(125ca-180ca), Discorso ai greci, ii-iv, inSimonetti, Letteratura cristiana antica, i, Piemme, pagg. 295ss.

Quando non si affrontano gli argomenti, ma ci si limita a critiche e gossip…: non succede solo oggi, anzi: nell’antichità (nella politice e nell’apologetica) vi era lo stesso uso; anche meno politically correct. Una delle prime apologie cristiane, così aggredisce tutta la filosofia greca.

Che cosa poi di importante avete prodotto con la vostra filosofia? E chi mai tra quelli che più l’hanno coltivata si è conservato integro da millanteria? Diogene, che con la gran trovata della botte ostentava il suo autodominio, si prese una colica intestinale per aver divorato un polpo crudo e morì a causa di questa sua intemperanza. Aristippo, che se ne andava in giro col manto di porpora, sotto le apparenze dell’uomo dabbene si comportava da dissoluto. Platone, il filosofo, costrinse Dionigi a venderlo, tanta era la sua voracità.

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L’apologetica cristiana? Assurda, scadente, non cristiana

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 245s.

Una delle pagine più innovative, profetiche e sconvolgenti di “Resistenza e resa”

L’uomo ha imparato a cavarsela da solo in tutte le questioni importanti, senza ricorrere all’”ipotesi di lavoro: Dio”. Il fatto è scontato ormai nelle questioni scientifiche, artistiche e anche etiche, e nessuno più osa tornarci sopra; ma da un centinaio d’anni questo vale, e in misura sempre maggiore, anche per le questioni religiose; si è visto che tutto va avanti – esattamente come prima – anche senza Dio. Nell’ambito genericamente umano, come in quello scientifico, “Dio” è respinto sempre più lontano dalla vita, perde terreno.

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