Esortazione della mente a contemplare Dio

Anselmo d’Aosta

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(1033-1109), Proslogion, Rizzoli, pp. 69ss.

Così si apre il Proslogion, con un’invocazione che (a parer mio) vale da sola quanto l’intera opera di Anselmo. In essa è annunciato il tema che guiderà la riflessione: il desiderio di conoscere ciò in cui si crede, l’eterna tensione unitiva tra ragione e fede, tra un dio pensato come oggetto del pensiero credente e la relazione “personale” che la fede impone.

Orsù, omuncolo, abbandona per un momento le tue occupazioni, nasconditi un poco ai tuoi tumultuosi pensieri. Abbandona ora le pesanti preoccupazioni, rimanda i tuoi laboriosi impegni. Per un po’ dedicati a Dio e riposati in lui.

Entra nella camera del tuo spirito, escludi da essa tutto, all’infuori di Dio e di ciò che ti possa giovare a cercarlo e, chiusa la porta, cercalo.

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Anselmo e la “prova” di Dio

Anselmo d’Aosta

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(1033-1109), Proslogion, in Opere filosofiche, Bari 1969, pp. 85-91

Il famoso brano con cui Anselmo afferma di poter provare l’esistenza di Dio, perfetto esempio del ragionar meditando tipico della prima scolastica medievale

Dio esiste veramente

Dunque, o Signore, che dai l’intelligenza della fede, concedimi di capire, per quanto sai che possa giovarmi, che tu esisti, come crediamo, e sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. O forse non esiste una tale natura, poiché “lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste” (Salmo 13,1, e Salmo 52, 1)?Ma certo quel medesimo stolto, quando ode ciò che dico, e cioè la frase “qualcosa di cui nulla può pensarsi più grande”, intende quello che ode; e ciò che egli intende è nel suo intelletto, anche se egli non intende che quella cosa esista.

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