Il carisma del vescovo Ambrogio

AURELIO AGOSTINO

AGOSTINO

(354-430) Confessioni, vi, iii, 3-4

 “(…) lo stesso Ambrogio era per me un uomo qualsiasi, fortunato secondo l’opinione comune, perché onorato da tanti notabili: soltanto il suo celibato mi sembrava faticoso. Della speranza che coltivava, delle lotte che sosteneva contro tentazioni forti quanto lui, delle consolazioni nelle avversità, della sapida gioia che provava nel ruminare nella bocca del suo cuore il tuo pane, non avevo nessuna comprensione. Ed egli ignorava le mie tempeste ed il pericolo da cui rischiavo di restare intrappolato.

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Contro Agostino

Pelagio britannico

Pelagius

(360-420) Lettera sulla castità, Morcelliana, pp. 133-137

Una pagina di grande lucidità, in cui Pelagio cerca di distinguere gli elementi che permettono una ‘vita buona’: il poterla agire (che appartiene, secondo lui, a dio solo), il volerla agire e l’agirla di fatto (che sono invece parte dell’umano e che consentono una scelta che si possa davvero dire libera).

 «Noi distinguiamo così questi tre fattori e li disponiamo come distribuiti in questo determinato ordine. Al primo posto mettiamo il potere, al secondo il volere, al terzo l’essere. Collochiamo il potere nella natura, il volere nell’arbitrio e l’essere nell’attività. Il primo, cioè il potere, appartiene propriamente a Dio che l’ha concesso alla sua creatura; gli altri due invece, il volere e l’essere, sono da riportarsi all’uomo, perché discendono dalla fonte dell’arbitrio.

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Come nasce un pericoloso proselitismo

AGOSTINO D’IPPONA

ST_AUGUSTINE

(354-430) Epistola 185, xix, xxi, xxiii (417)

Talvolta la logica è pericolosa, quando applicata a questioni “celesti”. E’ il caso di questo testo di Agostino, esemplare tra molti (si pensi al tema della “guerra giusta”, sempre da lui argomentato): il principio analogico, che fa corrispondere il “metodo” della politica terrena a quello di una presunta politica divina, ha prodotto e produce aberrazioni “perfettamente giustificabili”. La “vigilanza” che il vangelo chiede, va probabilmente anche in questa direzione… Nel medioevo, la conseguenza di questo testo (e di altri simili) fu la drammatica stagione della caccia agli eretici e alle streghe…

Orbene, in qual modo i sovrani possono servire Dio col timore se non col proibire e punire con religiosa severità i reati commessi contro i suoi comandamenti? Infatti un re serve Dio in due modi diversi: in quanto uomo lo serve vivendo fedelmente, in quanto invece è anche re lo serve promulgando e facendo osservare con opportuno rigore leggi che prescrivono dà che è giusto e proibisce il contrario. […]

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L’uomo sa compiere il bene

Pelagio Britannico

Pelagius

(360-420) Lettera a Demetriade

Una delle più belle pagine del grande avversario di Agostino nella diatriba sulla Grazia e la libertà.

«Pur avendolo creato debole e inerme esteriormente, Dio creò l’uomo forte interiormente, facendogli dono della ragione e della saggezza, e non volle che fosse un cieco esecutore della sua volontà, ma che fosse libero nel compiere il bene o il male. Se ci pensi bene, ti apparirà evidente come, proprio per questo, la condizione dell’uomo sia più alta e dignitosa, dove sembra e si crede invece più misera.

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