Cosa mi insegna Abramo su dio

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Abramo mi affascina. Essendo lui il credente per antonomasia, colui col quale, quando di fede si giunga a parlare, è necessario fare i conti. Purché non lo si riduca, come capita, a un santo da macchietta, e se ne conservi invece tutto il dramma di una vicenda unica nella storia. Una di quelle vicende che segnano le epoche, poiché a tutte le epoche appartengono. Abramo è l’uomo che apprende la fede dentro la storia dei propri desideri.

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Il rischio di dare un Nome a dio

Louis Massignon

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(1883-1962), Parola data, Adelphi, pp. 296-297

Lucida pagina di uno dei grandi pensatori del dialogo interreligioso, Louis Massignon, profondo studioso dell’Islam, amico di Gandhi e di Charles de Foucauld, dai quali trasse la necessità della ricerca “comune”, sebbene non univoca, del dio unico.

Viene un tempo, per il credente, in cui si fa necessario non più “concepire” Dio ciecamente… ma esplicitarne la nozione, con parole e Nomi. Ben presto, ahimé, questi diventano idoli per vetrine di oggetti di pietà, nel redditizio traffico degli scambi di “valori”. Per fortuna, ogni tanto, Qualcuno saccheggia il banco dei venditori – e fa loro vedere che, al di là delle soluzioni individuali che vengono esibite, le Interrogazioni divine, anche sul terreno semplicemente filosofico, permangono. Le vere Risposte dell’umanità sono le frasi di preghiera che le vengono strappate… non ancora mummificate da funzionari della teologia.

… E’ nel seno di Abramo, al di sopra della Legge, nel sacrificio del “Re di giustizia” in cui Abramo fu benedetto, che tutte le liturgie ispirate dall’implorazione umana ritroveranno il “Dio” unico, principio della loro unità.

La prima preghiera di Abramo

Louis Massignon

massignon

(1883-1962) Parola data, Adelphi, pagg. 271-272

Una pagina straordinaria, sulla relazione tra le fedi e sulla paradossale preminenza della preghiera d’intercessione per chi è fuori da ogni fede scritta da una delle grandi figure del dialogo interreligioso e interculturale. Personalmente ne sono rimasto folgorato.

Una In questo momento in cui lo spavento che ci nasconde l’approssimarsi della nostra fine ultima ci fa voltare indietro verso le nostre origini, in questo momento in cui l’avvelenata malizia dei nostri dissensi ci obbliga a cercare i nostri comuni antenati, è cosa saggia riprendere, a uno a uno, gli anelli della catena spirituale dei testimoni puri da cui dipendiamo…: essi ci riconducono ad Abramo, con tanta più forza quanto più il nostro caso è senza speranza.

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Più grande è chi lotta col più grande

Soeren Kierkegaard

Kierkegaard

(1813-1854), Timore e tremore, in Opere, 1972, Firenze, pagg. 45ss.

Se non ci fosse nell’uomo una coscienza eterna, se al fondo di tutto non ci fosse che una forza selvaggia ribollente la quale, torcendosi in oscure passioni, tutto produce, sia ciò ch’è grande come ciò ch’è insignificante; se sotto ogni cosa si nascondesse un vuoto senza fondo, mai colmo, che altro sarebbe la vita se non disperazione? Se questa fosse la situazione, se non ci fosse nessun sacro vincolo che unisse l’umanità, se le generazioni si susseguissero l’una dopo l’altra come le foglie dei boschi, se una generazione succedesse all’altra come nel bosco il canto degli uccelli; se l’umanità attraversasse il mondo come la nave attraversa il mare, come il vento il deserto, come un’azione vuota e sterile; se un oblio eterno, sempre famelico, spiasse la sua preda e non ci fosse forza alcuna per strapparnelo – come la vita non sarebbe allora vuota e sconsolata!

[…] Nessuno che sia stato grande nel mondo, sarà dimenticato; ma ognuno è stato grande a suo modo, ed egli amò ciascuno secondo la sua grandezza. Poiché colui che ha amato se stesso, è diventato grande con se stesso. E colui che ha amato gli altri uomini è diventato grande con la sua dedizione. Ma colui che ha amato Dio è diventato più grande di tutti. Ognuno deve essere ricordato, ma ciascuno è diventato grande in rapporto alla sua attesa. Uno è diventato grande con l’attendere il possibile; un altro coll’attendere l’eterno; ma colui che attese l’impossibile, divenne il più grande di tutti. Ognuno dev’essere ricordato. Ma ognuno è stato grande in rapporto alla grandezza contro cui combatté. Poiché colui che combatté contro il mondo, divenne grande vincendo il mondo, e colui che combatté contro se stesso divenne più grande vincendo se stesso, ma colui che combatté con Dio divenne più grande di tutti. Così si è combattuto sulla terra: c’era chi ha vinto tutti con la sua forza e c’era chi ha vinto Dio con la sua impotenza.