L’ONU e il Vaticano. Un paio di riflessioni

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Come molti sanno, la scorsa settimana l’ufficio dell’ONU di Ginevra ha diffuso tre documenti sull’applicazione, da parte della Santa Sede, della Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata dal Vaticano nel 1990. Di questi documenti (di cui molti, anche giornalisti, parlano per l’ennesima volta senza averli letti e citandone solo una o due frasi) riporta un ampio riassunto e vari stralci utilissimi il sito vaticaninsider. Chi vuole avere un’idea abbastanza chiara e completa, quindi, può cliccare qui. A me, però, importa un altro genere di riflessione, anzi due.

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La posizione di Gesù

Hans Küng

Verleihung des Lew-Kopelew-Preises fuer Frieden und Menschenrechte

(1928), Salviamo la Chiesa, Rizzoli, pp. 210-212

E’ inimmaginabile che se Gesù… ritornasse…, nelle questioni controverse possa assumere una posizione simile a quella delle autorità romane, spesso condivisa anche da altre autorità ecclesiastiche, ovvero:

– che Egli, il quale metteva in guardia i farisei dal caricare pesi insopportabili sulle spalle degli uomini, oggi come ieri possa definire tutti i metodi artificiali per la prevenzione della gravidanza un peccato mortale destinato a banalizzare ogni espressione di sessualità e li possa accostare all’aborto;

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Pillola del giorno dopo e casi di stupro. Morale e perplessità

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“Come in Germania, i vescovi spagnoli ritengono legittimo l’uso della pillola del giorno dopo in caso di stupro, ma solo se il farmaco serve a impedire la fecondazione e non ha un «effetto abortivo».” Così è apparsa la notizia sul Corriere e su altri quotidiani nazionali, facendo seguito a un’altra informazione di qualche settimana precedente, in cui “con una decisione rivoluzionaria, i vescovi tedeschi hanno ammesso l’uso della pillola del giorno dopo nei casi di stupro facendo riferimento a nuovi farmaci recentemente apparsi sul mercato che impediscono la fecondazione e non sono abortivi”.

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L’aborto, l’Irlanda e qualche cosa sulla libertà di coscienza

La questione della morte di Savita Halappanavar (la donna indiana morta pochi giorni or sono per setticemia in seguito alla negazione da parte di medici cattolici irlandesi dell’aborto terapeutico) riapre un drammatico problema sia in seno alla comunità civile che nell’ambito cattolico.

Credo che occorra porre alcuni punti di riferimento precisi e obiettivi di fronte al duro dibattico che è subentrato e che, come spesso capita alla nostra liquidissima società, nel giro di pochi giorni si è già spento, mentre, mi sembra, è uno dei veri e seri temi del dibattito tra religione e laicità.

Cerco di portare un breve contributo, molto “immediato” e poco riflesso ancora, tanto per provare a porre qualche punto fermo.

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