Islam: sufismo via di dialogo con i cristiani

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Riporto una pagina e l’audio (clicca qui) dell’intervista a Radio Vaticana di padre Alberto Fabio Ambrosio, domenicano, amico e grande conoscitore del mondo islamico (avendo vissuto e operato per anni a Istanbul). 

Mi sto andando convincendo – afferma lo studioso domenicano – che il sufismo è a duplice titolo anche uno strumento di dialogo.

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Nessun credo porta la perfezione

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Una splendida riflessione di John Dearden(1907-1988), cardinale e arcivescovo di Detroit, su che cosa deve essere la Chiesa e il cammino credente (e pensante)

Niente di ciò che noi facciamo è completo.

Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.

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Io sono “fragilità in cammino”

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Una prima riflessione sull’Esortazione Apostolica mi preme, a partire da un passo preciso del documento di papa Francesco. Il passo è quello sul discernimento (parola tanto abusata, ma che resta necessaria) delle coscienze. Per chi voglia leggere il testo papale, mi riferisco ai numeri dal 299 al 306).

Una frase di papa Francesco mi colpisce: «Bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata…».

Detto in altri termini: tutti (non solo i cristiani) viviamo (o dobbiamo vivere, siamo chiamati a vivere) in tensione tra ciò che siamo concretamente oggi, con la nostra storia personale, faticosa e ferita, con i fallimenti accumulati nonostante tentiamo di “far bene” e ciò che vorremmo essere: felici, realizzati, integrati, capaci di amore…

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

Come deve essere un vescovo

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Se a qualcuno, quel che scrivevo nel post precedente, può essere parso un po’ duro, ecco una pagina paolina, dalla Prima lettera a Timoteo, capitolo 3, versetti 1 e seguenti e, di  seguito, dalla Prima lettera di Pietro, capitolo 5, versetti 1-4.

“È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro.

Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro.

Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”

“Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce”.

Design behind design

Domani apre ufficialmente la XXI Triennale di Milano, dedicata al design. Ho avuto l’occasione di partecipare come consulente all’allestimento della sezione su design contemporaneo e arte sacra (Design behind design), curata da Marco Romanelli e Carlo Capponi. Un’occasione per riflettere su sacro e bellezza e per visitare, con un biglietto cumulativo, alcuni tra gli splendori che la “Milano cristiana” offre e che mi sento di condividere qui.

Saranno esposti progetti e realizzazioni di grandi artisti milanesi, da Fontana a Xerra, da Palladino a Chiaramonte… solo per citare alcuni.

Presso Museo Diocesano dal 2 aprile

BIGLIETTO CUMULATIVO
Museo Diocesano, Museo della Basilica di Sant’Estorgio, Cappella Portinari, Cimitero Paleocristiano

intero: € 12.00
ridotto: € 7.00

A sbagliar Dio…

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dal sito http://www.venilia.it

Una breve pagina di padre David Maria Turoldo (da Anche Dio è infelice, San Paolo), vecchia di più di trent’anni, che sembra scritta ieri.

Di fatto, nel profondo, il problema non è Dio, ma è: in quale Dio credere. Credere in un Dio sbagliato è il più grande disastro che possa capitare: tanto più se capita a tutta una religione e a tutta una civiltà. Allora saranno sbagliate tutta la religione e la civiltà. Una situazione che oggi si fa sempre più grave; e non solo per via dell’islamismo e i nazionalismi sempre più dirompenti (e sempre intrecciati a fanatismi religiosi e razziali), ma pure per forme aberranti di “fideismi” anche cristiani: aspetto che è ancora più avvilente in quanto, se c’è un problema posto da Cristo alla fede, è precisamente quello di Dio: è sulla conflittualità del concetto di Dio che Cristo verrà condannato e ucciso. A sbagliare Dio, è sempre l’uomo che paga.

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La Pasqua… non ce la raccontano giusta

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Una breve riflessione (come sempre acuta e arguta) sulla resurrezione da parte di don Davide Caldirola, che ringrazio per questo post, che trasformo anche nel mio augurio pasquale  per tutti coloro che con pazienza seguono questo blog da anni.

I pittori non ce la raccontano giusta. Non ce l’ho con loro, per carità, fanno il loro mestiere, e qualcuno lo fa talmente bene che ti strappa l’applauso, ti lascia a bocca aperta, incantato, o addirittura ti commuove fino alle lacrime. E per fare il loro mestiere inventano, meglio sarebbe dire interpretano la realtà a modo loro inseguendo un’idea, un particolare, una rivelazione, un sogno. Sta di fatto che – come dicevo all’inizio – non ce la raccontano giusta. Almeno per quel che riguarda la Pasqua di Gesù. Sono andato avanti per anni a credere che il Signore fosse davvero risorto così: un bell’uomo nerboruto che esce dal sepolcro con lo sguardo fiero e i muscoli in mostra, brandendo una bandiera bicolore che da piccolo pensavo fosse quella della Croce rossa, e più tardi quella del Comune di Milano o di un partito politico. Fino a che ho capito che le cose non sono capitate così. Niente muscoli, niente squilli di tromba, niente bandiere.

E se i pittori ci confondono – occorre dirlo – gli evangelisti non ci aiutano. Ci raccontano la Risurrezione in quattro versioni differenti. I particolari non coincidono, i personaggi si confondono (si capisce solo che ci sono un sacco di Marie), i luoghi e gli avvenimenti si mischiano come un mazzo di carte da scopone scientifico. Su una cosa però i Vangeli concordano, smentendo clamorosamente secoli e secoli di iconografia. La Risurrezione si fa strada piano, poco alla volta, nel cuore degli apostoli. Alla gioia si mescola il turbamento, l’incredulità alla fede, la paura al desiderio di esultare. Troppo bello per essere vero!

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Ho visto “Il caso Spotlight

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Riprendo qui, ampliandolo un poco, il mio intervento pubblicato sul portale http://www.synesio.it sul film che ricostruisce l’indagine giornalistica riguardante i 249 preti accusati di pedofilia a Boston.

Ho visto “Il caso Spotlight”. E ne ho dedotto: che non è un film sulla pedofilia dei preti; che non è un film morboso; che non è un film d’azione; che non è un film da grandi performances attoriali… Non è, insomma, un sacco di cose che temevo fosse.

Ma è qualcosa di molto più interessante: è un film su come si dovrebbero fare le indagini giornalistiche (con buona pace delle “Iene”); è un film onesto verso le paure che incombono sulle società (per quanto civili…), sulle cittadinanze chiuse e ristrette; è un film corale, in cui nessun attore sta sopra le righe, ma tutti sono necessari alla splendida riuscita.

Ed è un film, sì, anche sulla Chiesa: sulla Chiesa-società, sulla Chiesa trasformata in semplice “cittadinanza”, sulla Chiesa quando diventa “mondana”. E’, più  precisamente, un film su quello che la Chiesa non dovrebbe mai ridursi a essere: una realtà che esiste per difendere se stessa affinché possa fare il bene.

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