Un salmo dall’Islam

530879_495440383817053_927637765_n

Ahmad Ibn ‘Aṭa’ Allāh (1250ca-1306)

1. Mio Dio, io povero nella mia ricchezza, come potrei non essere povero nella mia povertà? Mio Dio, io ignorante nella mia scienza, come potrei non essere ignorante nella mia ignoranza?

2. Mio Dio, il variare del Tuo governo e la rapidità dell’esecuzione delle Tue decisioni impediscono ai servi che Ti conoscono di riposarsi sul dono o di disperare di Te nella prova.

3. Mio Dio, da me ciò che si lega alla mia ignominia, e da Te ciò che si lega alla tua generosità. Mio Dio, Tu Ti sei qualificato nei miei confronti con la grazia e la misericordia prima della mia debolezza. Mi priverai forse di entrambe dopo la mia debolezza?

4. Mio Dio, se appaiono le opere buone che provengono da me, è per la Tua grazia e Te ne sono obbligato. Se appaiono le opere cattive che provengono da me, è per la Tua giustizia, e Tu possiedi l’argomento contro di me!

5. Mio Dio, come potresti rendermi responsabile di me stesso, se Tu Ti sei assunto la responsabilità di me? Come potrei essere oppresso se Tu sei il mio protettore, o deluso se Tu sei pieno di sollecitudine per me?

6. Ecco, io ricorro a Te, mediante il bisogno che ho di Te. Ma come ricorrere a Te mediante ciò che è impossibile giunga fino a Te? O come lamentarmi con Te del mio stato, se non Ti è nascosto? O come esporti il mio discorso, se proviene da Te verso di Te? O come sarebbero deluse le mie speranze, se tendono a Te? O come non migliorerebbero i miei stati, se sussistono per mezzo Tuo e in ordine a Te?

Le guide spirituali e coloro che “seguono”

Pope_Gregory_I_illustration

L’inizio della Regola pastorale [I,1] di Gregorio Magno (540 ca-604) è una lucida lettura su ciò che un pastore di anime non può e non deve essere, a ragione della grandezza del proprio compito di “guida delle anime”; e, insieme, è una denuncia spietata dell’uso del potere spirituale e delle conseguenze su coloro che sono gudati.

Non c’è arte che uno possa presumere di insegnare se non dopo averla appresa attraverso uno studio attento e meditato. Quanta è dunque la temerarietà con cui gli ignoranti assumono il magistero pastorale, dal momento che il governo delle anime è l’arte delle arti. Chi non sa che le ferite dei pensieri sono più nascoste di quelle delle viscere? E tuttavia si dà spesso il caso di persone che non conoscono neppure le regole della vita spirituale ma non temono di professarsi medici dell’anima, mentre chi ignora la virtù terapeutica delle medicine si vergognerebbe di passare per medico del corpo. Ma poiché ormai per volontà di Dio ogni autorità del secolo presente si inchina con riverenza di fronte alla religione, non sono pochi coloro che dentro la Santa Chiesa aspirano alla gloria di una dignità dietro l’apparenza del governo delle anime.

Continua a leggere “Le guide spirituali e coloro che “seguono””

La mistica del vivere insieme

0061

Posto una pagina che ha condiviso con me un sacerdote e amico, don Antonio Torresin, che riflette sulla necessità di riscoprire la forma “mistica” delle relazioni umane e cristiane. Mi sembra una delle strade necessarie e non più demandabili anche in una riflessione di Chiesa.

Papa Francesco ha scritto un capitolo particolarmente acuto nella enciclica Evangelii Gaudium sulle relazioni fraterne, che varrebbe la pena di riprendere. Lancia la «sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio».

La “mistica della fraternità” è il contrario di un’idealizzazione delle relazioni. Gli altri non sono perfetti, a volte sono addirittura fastidiosi, ma sono reali. Mi fa bene questa “mescolanza caotica” perché mi porta fuori da ogni isolamento e ogni idealizzazione. «Uscire da se stessi per unirsi altri fa bene, chiudersi in se stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo». D’altra parte l’incontro con il fratello, la sorella, l’amico, il compagno sono tutti destinati a diventare un duro banco di prova: toccarsi, appoggiarsi gli uni agli altri, sostenerci nel viaggio, sono anche sinonimi di ferirsi, sporcarsi, contaminarsi, affaticarsi. L’altro sarà sicuramente un peso.

Continua a leggere “La mistica del vivere insieme”

La liturgia e le distrazioni onorevoli

campocongatto

Cristina Campo, Sotto falso nome, Adelphi, pp. 99-100

Raramente si trovano pagine come questa di Cristina Campo, che coniugano lo splendore dell’idea liturgica con la grazia della poesia umana ed evangelica. Un esercizio di cristianesimo (come direbbe Kierkegaard) da leggere, rileggere, imparare…. 

Liturgia – come poesia – è splendore gratuito, spreco delicato, più necessario dell’utile. Essa è regolata da armoniose forme e ritmi che, ispirati alla creazione, la superano nell’estasi. In realtà la poesia si è sempre posta come segno ideale la liturgia ed appare inevitabile che, declinando la poesia da visione a cronaca, anche la liturgia abbia a soffrirne offesa. Sempre il sacro sofferse della degradazione del profano.

La liturgia cristiana ha forse la sua radice nel vaso di nardo prezioso che Maria Maddalena versò sul capo e sui piedi del Redentore nella casa di Simone il Lebbroso, la sera precedente alla Cena. Sembra che il Maestro si innamorasse di quello spreco incantevole. Non soltanto lo oppose alteramente alla torva filantropia di Giuda che, molto tipicamente, ne reclamava il prezzo per i poveri: “Avrete sempre i poveri, ma non avrete sempre me” – parola terribile che mette in guardia l’uomo contro il pericolo delle distrazioni onorevoli: Dio non c’è sempre e non rimane a lungo e quando c’è non tollera altro pensiero, altra sollecitudine che Se stesso – ma addirittura replicò quel gesto la sera dopo, quando, precinto e inginocchiato, lavò con le Sue mani divine i piedi dei dodici Apostoli, allo stesso modo che Maddalena, scivolando tra il giaciglio e il muro, aveva lavato i Suoi. Dio, come osservò uno spirito contemplativo, si ispira volentieri a coloro che ispira.

Continua a leggere “La liturgia e le distrazioni onorevoli”

La casa di Gesù

Nuremberg_chronicles_f_117v_1

Origene, Commento al Vangelo di Matteo, Città Nuova

Una pagina del grande Origene (quanto dovremmo tornare a leggerlo!) a commento del tema: cosa significa la casa di Gesù  e cosa significa abitare con lui in essa…

«Allora, lasciate le folle, venne nella sua casa». …

Quando Gesù è con le folle, non si trova nella sua casa, infatti le folle sono fuori della casa. Ed è un gesto del suo amore verso gli uomini quello di lasciare la casa e recarsi verso coloro che sono incapaci di venire da lui. Quando poi ha parlato abbastanza alle folle in
parabole, le lascia, ed entra nella sua casa. Ivi si avvicinano a lui i suoi discepoli, che non sono rimasti con quelli che ha lasciato. E certo, quanti sono all’ascolto di Gesù con maggiore sincerità, per prima cosa lo seguono, poi domandano dov’è la sua dimora, ricevono il dono di vederla e, venuti, la vedono e dimorano presso di lui, tutti per quel giorno, alcuni forse anche più a lungo.

Continua a leggere “La casa di Gesù”

Che cosa è la meditazione

kb

Jiddu Krishnamurti (1895-1986)

La meditazione non è qualcosa di diverso dalla vita quotidiana; non rintanatevi in un angolo della stanza a meditare dieci minuti per poi andare a fare i macellai, e non solo in senso metaforico.

La meditazione è una delle cose più serie. Potete meditare tutto il giorno, in ufficio, con la famiglia, quando dite a qualcuno: «Ti amo», mentre osservate i vostri figli. Ma poi gli insegnate a divenire soldati, a uccidere, a identificarsi con la nazione, a venerare la bandiera, li educate a entrare in questa trappola del mondo moderno.

Continua a leggere “Che cosa è la meditazione”

Spazio, tempo, profitto

5545

da Il Sabato di A. Heschel (1907-1972)

La civiltà tecnica è la conquista dello spazio da parte dell’uomo. E un trionfo al quale spesso si perviene sacrificando un elemento essenziale dell’esistenza, cioè il tempo. Nella civiltà tecnica, noi consumiamo il tempo per guadagnare lo spazio. Accrescere il nostro potere sullo spazio è il nostro principale obiettivo.

Tuttavia, avere di più non significa essere di più: il potere che noi conseguiamo sullo spazio termina bruscamente alla linea di confine del tempo: e il tempo è il cuore dell’esistenza. Conseguire il controllo dello spazio è certamente uno dei nostri compiti. Il pericolo comincia quando, acquistando potere sullo spazio, rinunciamo a tutte le aspirazioni nell’ambito del tempo.

Continua a leggere “Spazio, tempo, profitto”

Padri spirituali, figli spirituali

Axentowicz_The_Anchorite

da: Detti inediti dei Padri del deserto, Bose 1992

Non è l’età a garantire la capacità di guida spirituale, ma la misericordia.  Così questo racconto dei padri del deserto.

Vi era un anacoreta, un uomo di grande discernimento, che desiderava abitare alle Celle e non trovava una cella pronta. Un altro anziano che aveva una cella in disparte vuota, venuto a conoscenza del desiderio dell’anacoreta lo supplicò di venire a stabilirsi in quella cella finché non avesse trovata un’altra. L’anacoreta vi andò e vi si stabilì. Alcuni anziani del luogo cominciarono a fargli visita, come fosse un ospite e ciascuno gli portava quel che poteva. Egli li accoglieva e li ospitava. Ma l’anziano che gli aveva dato la cella cominciò a provare invidia e a parlar male di lui dicendo: “Io sono rimasto qui per tanti anni, praticando una severa ascesi e nessuno veniva da me e questo impostore è qui da pochi giorni ed ecco sono venuti da lui!”. E disse al suo discepolo: “Va’ a dirgli: “Va’ via di qui perché ho bisogno della cella””.

Continua a leggere “Padri spirituali, figli spirituali”

Un vero pastore

wanderer

Opera di un autore per noi rimasto anonimo, i Racconti di un pellegrino russo furono composti a metà del XIX secolo, e restano a tutt’oggi fra le pagine più profonde di sempre sulla preghiera e sulla meditazione interiore, a metà tra Oriente e Occidente.

In una limpida giornata d’estate vidi a qualche distanza dal sentiero un cimitero, o meglio doveva trattarsi di una comunità parrocchiale con la chiesa, le case dei servi del culto e il cimitero. Le campane suonavano per l’ufficio; mi affrettai verso la chiesa. Anche le persone di là vi si stavano dirigendo; ma molti sedevano sull’erba prima di entrare in chiesa e, vedendo che io mi affrettavo, mi dicevano: – Cosa vuoi correre? Hai tempo, hai tempo; il servizio è lentissimo, il prete è malato e poi è un posapiano di quelli… In realtà la liturgia non si svolgeva molto in fretta; il prete, giovane ma pallido e secco, celebrava lentamente, con pietà e sentimento; alla fine della Messa pronunciò un’ottima predica sui mezzi per acquistare l’amore di Dio. Il prete mi invitò a mangiare con lui.

Continua a leggere “Un vero pastore”