Più amava Dio, più amava gli uomini

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Fra il 1897 e il 1898, Charles de Foucauld scrive le Meditazioni sulle virtù a partire dai testi evangelici. Eccone un brano che tratta del tema dell’Incarnazione, come luogo primario del darsi dell’amore di Gesù. (Fonte: Dio di misericordia, Edizioni San Paolo, traduzione di Gian Franco Freguglia).

Tutto ciò che Gesù faceva, lo faceva per Dio, per il suo amore e in obbedienza alla sua volontà; ma con l’obbedienza a Dio, tramite l’amore per Dio, grazie alla conformità del suo cuore a Dio, egli allo stesso tempo offriva ogni suo istante, ogni intenzione della sua vita, dei suoi pensieri, delle sue parole e dei suoi atti per la santificazione degli uomini. Più amava Dio, più amava gli uomini che vedeva nel cuore di Dio; più obbediva a Dio, più amava gli uomini che Dio ordina di amare; più la sua anima era conforme a Dio, più essa bruciava d’amore per tutti gli uomini, perché Dio è amore.

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Un paese lontano, oltre le stelle

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Henry Vaughan (1622-1695) fu poeta metafisico, una delle figure di mistico legate all’ambito protestante (non sempre “amico” della tradizione mistica: per chi vuole approfondire, vedi qui). Nell’attesa dell’incontro di papa Francesco in Svezia a fine mese, ecco un’altra pagina di approccio alla letteratura riformata.

Anima mia, c’è un paese
lontano oltre le stelle
dove si leva un’alata sentinella
perfettamente esperta delle guerre,
laggiù sopra il pericolo e il rumore
la dolce pace siede coronata di sorrisi,
e uno, nato in una mangiatoia
comanda le sue splendide schiere.
Egli è il tuo amico grazioso
e (oh,mia Anima svegliati!)
in puro amore discese
a morire quaggiù per la tua salvezza.
Se tu potessi giungere in quel luogo!
Laggiù cresce il fiore della pace,
la Rosa che non può appassire,
la tua forza, la tua quiete.
Lascia dunque le tue sciocche battaglie,
perché nessuno può offrirti sicurezza
se non chi non muta mai,
il tuo Dio, la tua vita, la tua Cura.

Fede, amore e piacere

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Dal sermone Sulle buone opere (rintracciabile nel volume Opere, Utet, 2004), una pagina di Lutero sul tema della fede intesa come “relazione di amore”. Il 31 ottobre papa Francesco andrà in Svezia per celebrare in comunione con la Chiesa protestante l’inizio delle celebrazioni per i 500 anni della Riforma protestante. Un’occasione per rileggere o leggere per la prima volta qualche pagina della grande storia del protestantesimo, qui in Italia davvero poco conosciuta – e in molti ambiti ancora tristemente considerata “storia di un’eresia”.

Quando un uomo o una donna promette all’altro amore e piacere, e crede ciò fermamente, chi gli insegna il modo di comportarsi, che cosa deve fare o tralasciare, che cosa deve dire, tacere e pensare? La sola fiducia gli insegna tutto ciò, e più di quanto sia necessario. Egli non trova più differenza tra le azioni da compiere, e fa tanto volentieri ciò ch’è grande e durevole, come l’effimero e il poco, e opera con gioia, pace e sicurezza di cuore, ed è un compagno del tutto libero.

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Il tesoro di rabbi Eisik

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Uno dei racconti della tradizione ebraica, reso noto da Martin Buber nel suo libro Il cammino dell’uomo. Ci sono cose che cerchiamo lontano, ma lontane non sono…

Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato.

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Un derviscio e la retta pronuncia

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Una parabola sufi che elogia la vera (e umile) dedizione a Dio rispetto alla perfetta (e pedante) sapienza umana. Dedicata a tutti gli uomini e donne “religiosi” che si illudono che basti l’intelligenza per aver la chiave dello scrigno di Dio.

Un giorno un derviscio dalla mentalità convenzionale, prodotto di un’austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d’acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l’insegnamento sufi aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All’improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo un’invocazione derviscia. “Non serve a niente”, si disse, “perché quell’uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU …”.
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere – lui che aveva studiato con tanto zelo – correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l’opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l’idea sottesa nei suoni.
Noleggiata una barca, remò in direzione dell’isola donde sembrava provenire la voce.

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Responsabilità

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Un giovane Lévinas con la moglie e la figlia

Emanuel Lévinas (1906-1995) testo tratto da un’intervista (per l’integrale, clicca qui)

La responsabilità di cui parlo è assai più paradossale. Il punto su cui insisto è che quando si è responsabili, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità. Noi siamo responsabili, come se fossimo colpevoli di fronte a tutti gli altri. Cito, a questo proposito, ancora una volta, il “versetto” – perché nei grandi scrittori le proposizioni sono dei versetti e di conseguenza i versetti sono assai spesso le proposizioni dei grandi autori – la frase di Dostojevskij: “Siamo tutti colpevoli – non responsabili, colpevoli – di tutto verso tutti ed io più di tutti gli altri”. Questo “io più che tutti gli altri” è la famosa non reciprocità delle coscienze. Non arrivo mai a sottrarmi a questa posizione di “io più responsabile di tutti”.

 

Islam: sufismo via di dialogo con i cristiani

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Riporto una pagina e l’audio (clicca qui) dell’intervista a Radio Vaticana di padre Alberto Fabio Ambrosio, domenicano, amico e grande conoscitore del mondo islamico (avendo vissuto e operato per anni a Istanbul). 

Mi sto andando convincendo – afferma lo studioso domenicano – che il sufismo è a duplice titolo anche uno strumento di dialogo.

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L’Ospite inatteso

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Jalal Ad-Din Rumi (1207-1273)

Totalmente inatteso il mio ospite giunse.
“Chi e'”,chiese il mio cuore.
“La faccia della luna”, disse la mia anima.
Quando entro’ in casa
Tutti corremmo in strada, folli in cerca della luna.
“Sono qui”,lui ci chiamo’ dall’interno,
ma noi cercavamo fuori, ignari del suo richiamo.
Il nostro usignolo canta ebbro in giardino,
noi tubiamo come colombe:”Dove, dove, dove?”.
Si raduno’ una folla:”Dov’e’ il ladro?”.

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Dio e la prostituta

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Una pagina ancora oggi di straordinaria potenza evocativa dal Discorso a Eutropio di Giovanni Crisostomo (344?-407)

È proprio una prostituta che Dio desiderava? Sì, una prostituta: cioè la nostra natura!  […]

E cosa fa? Non le manda come ambasciatori uno dei suoi servi, non manda un Angelo dalla prostituta o un Arcangelo, non manda i Cherubini, né i serafini; ma Lui stesso, innamorato, la raggiunge.  Ha desiderato una prostituta e cosa fa? Non avendo potuto lei elevarsi, è stato Lui ad abbassarsi. Viene nella sua capanna. La vede ubriaca! E in che modo viene? Senza manifestare esplicitamente la Sua divinità, ma divenendo identico a lei, perché lei, vedendolo non si spaventi, non si agiti e non gli scappi.

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Il cattivo funzionamento delle cose

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Basilio di Cesarea (329-397) Omelia in tempo di fame e di siccità, in PG 31, 309ss:

“Quale dunque la causa di tutti questi disordini e di tutte questi rivolgimenti?… Forse dobbiamo addurre il motivo che manca chi abbia il governo dell’universo? Forse che Dio, il più grande dei creatori, si è dimenticato della storia?…

No: la causa del cattivo funzionamento delle cose è evidente e sta davanti ai nostri occhi: il fatto che noi riceviamo e non doniamo a nessuno.

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