Necessità, per chi crede, di imparare a ragionare

averroe

Averroé, Il trattato decisivo, Rizzoli, pp. 47ss

Che la Legge religiosa chiami a un’indagine intellettuale sugli esseri esistenti e richieda di pervenire a una conoscenza su di essi, appare chiaro da parecchi versetti del Libro di Dio Benedetto ed Eccelso (il Corano), tra i quali, per esempio, il seguente: “Riflettete, o voi che avete occhi per guardare!” Questo versetto certifica la necessità dell’uso del ragionamento intellettuale […].

Continua a leggere “Necessità, per chi crede, di imparare a ragionare”

Il Dio che abbiamo “sporcato”

La-vita-e-un-mistero-e-un-riflesso-lo-puo-svelare-a17921547

Ieri parlavo con padre Luciano Mazzocchi, una delle figure più significative del dialogo interreligioso oggi, con la sua comunità Vangelo e Zen. Tra le varie cose che mi diceva, una mi ha colpito particolarmente: mi sottolineava il fatto che spesso, quando parliamo di Dio, lo facciamo come se si trattasse di qualcuno di ben conosciuto: sappiamo tutto di lui (come è, come si rivela, cosa ha da dirci…). Raramente lasciamo che ci venga incontro senza (usava proprio questa frase) averlo già “sporcato”.

Continua a leggere “Il Dio che abbiamo “sporcato””

Prospettive per una spiritualità prossima ventura

TkdSky

Vorrei accennare oggi a quelle che considero le tre prospettive che, amio parere, segneranno i mutamenti e le trasformazioni prossime venture nell’ambito della spiritualità (e, per ricaduta, quello delle fedi e delle religioni: benché questo percorso si presenterà molto più lungo, complesso e variegato, come sempre accade per le strutture “forti”).

Si tratta di mutamenti già in atto nel linguaggio di chi riflette e soprattutto vive la ricerca spirituale (come detto, qui faccio solo qualche cenno):

Continua a leggere “Prospettive per una spiritualità prossima ventura”

“Io cerco Dio!”

Friedrich Nietzsche

1339495778840nietzsche

(1844-1900), La gaia scienza (1882) Libro terzo

La straordinaria pagina di Nietzsche sulla morte di Dio. Uno dei punti da cui, da allora, occorre passare per ogni riflessione sul divino e per il confronto con la laicità.

Non avete voi udito parlare di ‘quell’uomo folle, il quale in pieno giorno acce­se la sua lanterna, e corse intorno per il mercato, gridando senza mai cessare: “Io cerco Iddio! Io cerco Iddio!” – E poiché vi erano parecchi di coloro che non credono in Dio, egli suscitò fra loro una grande risata. S’è smarrito egli, Iddio, forse? – chiese uno. O è scappato, come un fanciullo? – domandò un altro. O si tiene egli nascosto? O ch’egli, forse, ci teme? Ovvero, è salito sulla nave? è emi­grato? – così gridavano essi, bofonchiando fra lo­ro.

Continua a leggere ““Io cerco Dio!””

Bisogna avere ancora “timor” di Dio?

Nel suo blog, Augusto Cavadi propone in questi giorni una riflessione estremamente interessante su uno dei temi classici della tradizione religiosa cristiana: il “timore di Dio”. La conclusione provoca, inevitabilmente, il lettore (credente o meno che sia):

“E’ già abbastanza duro (anche se saggio e, alla distanza, proficuo) accettare – teoreticamente e soprattutto praticamente – di non essere Dio: perché renderlo ancora più duro aggiungendo che questa condizione mortale va vissuta con “timore” nei confronti di Colui che è ciò che noi non siamo?”

Chi vuol leggersi il testo integrale, clicchi qui.

La crisi delle istituzioni religiose è automaticamente crisi interiore?

In un intervento sul suo blog, che rimanda a un articolo pubblicato da “Liberal” il 16 ottobre, Luigi Accattoli fa una disamina molto intensa e interessante dell’apertura dell’Anno della fede e della rilettura di Benedetto XVI riguardo al Concilio Vaticano II. Dopo aver valorizzato alcuni gesti simbolici del Papa, Accattoli pone due problemi, che qui riportiamo, rimandando il lettore al testo integrale.

Ci sembra una riflessione che non debba andare perduta.

[…] Benedetto dunque non esita a muovere critiche ai documenti conciliari e la sua libertà suggerisce che anche la sua veduta possa prestarsi a qualche osservazione: ne faccio mie le note essenziali, ma almeno in un punto – quello della considerazione della modernità come nemica a Dio – essa mi appare a dominante eurocentrica e intellettuale. Eurocentrica: perché certo nell’Europa si manifesta quel portato estremo della secolarizzazione che Benedetto indica come “vuoto” e “deserto” di Dio, ma non credo che lo stesso si possa dire del resto del mondo. Ed è ormai nel Sud del pianeta la più gran parte – e viva – delle Chiese cristiane.

Continua a leggere “La crisi delle istituzioni religiose è automaticamente crisi interiore?”