Un bacio, un bastone

di don Davide Caldirola

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Durer, Adorazione dei Magi – Esposta in questi giorni al Museo Diocesano di Milano, Chiostri di Sant’Eustorgio

Come ogni anno approfitto della vena letteraria del caro amico don Davide Caldirola, per un augurio che combina bene fede e amicizia riconoscente.

Frenesia e confusione a Betlemme. Gente da tutte le parti, forestieri disorientati e sprovveduti, pellegrini con le gambe stanche e lo sguardo perduto in mezzo al traffico. Mai vista una roba del genere in quel villaggio da niente. Un’occasione d’oro per noi ladri, almeno sulla carta. Perché non era così semplice rubacchiare qualcosa ai poveri diavoli arrivati per il censimento: troppi soldati romani a controllare i vicoli e gli incroci, troppa concorrenza di borseggiatori più veloci della luce, tagliagole senza scrupoli, delinquenti di lungo corso. E io – a dire il vero – non sono mai stato bravo nemmeno a rubare: un mestiere che ho cominciato a fare quando ho capito che non valevo niente, non tenevo forza nelle braccia e mi vergognavo a vivere da mendicante.

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Brevi considerazioni sul capitolo 8 dell’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco

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di don Jean-Michel Gleize, sacerdote della Fraternità San Pio X, professore di ecclesiologia al Seminario di Écône. Una riflessione sul capitolo più problematico dell’Esortazione post-sinodale, da parte di un membro della Fraternità creata da monsignor Lefebvre per la salvaguardia della tradizione cattolica pre-Vaticano II. Credo sia interessante seguire il modo di argomentare di questo teologo che obbliga ad alcuni (per nulla banali) puntini sulle i. Di fatto cogliendo, a mio parere e al di là delle conclusioni, il problema centrale di tutta la questione del capitolo 8: come conservare la relazione tra dettato ecclesiale e giuridico e cammino spirituale personale?  come declinare legge e discernimento? come integrare nel concreto il percorso personale (relativo) e la definizione (assoluta) del Vangelo e della Tradizione? Il testo del teologo lefebvriano, durissimo contro papa Francesco, mostra una volta di più la necessità di una riflessione ulteriore sulle relazioni fra storia del dogma e attualità del percorso di fede personale (o, se volete, fra legge e coscienza del credente cristiano – che non è riducibile alla “coscienza tout court”, ma che è dicibile come “coscienza nel cammino di fede”). Riflessione che, a mio modesto parere, non è più demandabile. 

1- L’Esortazione apostolica colpisce per la sua ampiezza e la sua articolazione. Essa è divisa in nove capitoli e conta più di trecento paragrafi. Le questioni più sensibili sono trattate al Capitolo 8 (nn. 291 – 312) a partire dal n. 293. Dopo aver parlato del matrimonio e della famiglia cattolica, il documento tratta le “situazioni fragili”. Qui ci atterremo a questo passaggio così atteso. […]

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DICHIARAZIONE CONGIUNTA in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma

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Nel delirio di una rabbia incomprensibile (si leggano i blog violentissimi e volgari della destra cattolica, da Socci in giù, per la quale la storia ormai secolare dell’ecumenismo è come se non fosse mai esistita), riportiamo il testo della dichiarazione congiunta cattolico-luterana, chiaro esempio di come il cammino di pace sia non solo necessario, ma anche possibile.

Lund, 31 ottobre 2016

«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).

Con cuore riconoscente

Con questa Dichiarazione Congiunta, esprimiamo gioiosa gratitudine a Dio per questo momento di preghiera comune nella Cattedrale di Lund, con cui iniziamo l’anno commemorativo del cinquecentesimo anniversario della Riforma. Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide.

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Come deve essere un vescovo

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Se a qualcuno, quel che scrivevo nel post precedente, può essere parso un po’ duro, ecco una pagina paolina, dalla Prima lettera a Timoteo, capitolo 3, versetti 1 e seguenti e, di  seguito, dalla Prima lettera di Pietro, capitolo 5, versetti 1-4.

“È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro.

Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro.

Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”

“Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce”.

La Pasqua… non ce la raccontano giusta

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Una breve riflessione (come sempre acuta e arguta) sulla resurrezione da parte di don Davide Caldirola, che ringrazio per questo post, che trasformo anche nel mio augurio pasquale  per tutti coloro che con pazienza seguono questo blog da anni.

I pittori non ce la raccontano giusta. Non ce l’ho con loro, per carità, fanno il loro mestiere, e qualcuno lo fa talmente bene che ti strappa l’applauso, ti lascia a bocca aperta, incantato, o addirittura ti commuove fino alle lacrime. E per fare il loro mestiere inventano, meglio sarebbe dire interpretano la realtà a modo loro inseguendo un’idea, un particolare, una rivelazione, un sogno. Sta di fatto che – come dicevo all’inizio – non ce la raccontano giusta. Almeno per quel che riguarda la Pasqua di Gesù. Sono andato avanti per anni a credere che il Signore fosse davvero risorto così: un bell’uomo nerboruto che esce dal sepolcro con lo sguardo fiero e i muscoli in mostra, brandendo una bandiera bicolore che da piccolo pensavo fosse quella della Croce rossa, e più tardi quella del Comune di Milano o di un partito politico. Fino a che ho capito che le cose non sono capitate così. Niente muscoli, niente squilli di tromba, niente bandiere.

E se i pittori ci confondono – occorre dirlo – gli evangelisti non ci aiutano. Ci raccontano la Risurrezione in quattro versioni differenti. I particolari non coincidono, i personaggi si confondono (si capisce solo che ci sono un sacco di Marie), i luoghi e gli avvenimenti si mischiano come un mazzo di carte da scopone scientifico. Su una cosa però i Vangeli concordano, smentendo clamorosamente secoli e secoli di iconografia. La Risurrezione si fa strada piano, poco alla volta, nel cuore degli apostoli. Alla gioia si mescola il turbamento, l’incredulità alla fede, la paura al desiderio di esultare. Troppo bello per essere vero!

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Mafia, Chiesa e coraggio. La necessità di parlare

Non c’è altro commento. Spero che altre voci si aggiungano a quella di don Ciotti: ma l’impressione è che il silenzio di troppi, ancora una volta, regnerà sovrano.

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Clicca sul link per ascoltare le parole di don Ciotti sul funerale a Casamonica:

http://video.repubblica.it/edizione/roma/casamonica-don-ciotti-atto-di-arroganza-mafia-e-vangelo-incompatibili/209797/208921

da video.repubblica.it.

Sulla natura umana

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Visto che va di moda parlare di natura umana, di cosa sia, di ipotetiche leggi naturali ecc., ecco una pagina fuori dagli schemi, quella di Hannah Arendt, filosofa ebrea, non credente, eppure radicata in un pensiero che non può evitare di accennare al divino. La sua distinzione sulle domande: chi sono io? e che cosa sono io? è illuminante, poiché ci obbliga a distinguere tra persona e natura, singolarità umana ed essenza umana. Ricordandoci che, se alla prima domanda possiamo ancora tentare di rispondere a partire dalla nostra storia, alla seconda non abbiamo soluzioni, a meno di uno sguardo che sia completamente esterno a noi, divino appunto. In questo modo ci obbliga a un’umiltà profonda ogni volta che tentiamo di definire cosa sia “naturale”.

Il problema della natura umana (questio mihi factus sum [io stesso sono divenuto domanda] come dice sant’Agostino) pare insolubile sia nel suo senso psicologico individuale sia nel suo senso filosofico generale. E’ molto improbabile che noi, che possiamo conoscere, determinare e definire l’essenza naturale delle cose che ci circondano, di tutto ciò che non siamo, possiamo mai essere in grado di fare lo stesso per noi: sarebbe come scavalcare la nostra ombra.

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Spiriti vaganti e resurrezione della carne

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Una pagina di Theodor W. Adorno, dura, cruda e assolutamente illuminante, sulle radici di una “seria” religiosità (e sul senso da riscoprire della resurrezione della carne) e sulla sventura attualissima dello spiritismo superstizioso.

L’occultismo è la metafisica degli stupidi. Il basso livello intellettuale dei medium non è affatto un caso, come non lo è il carattere apocrifo e melenso delle loro rivelazioni. Fin dai primi giorni dello spiritismo l’aldilà non ha avuto da comunicare nulla di più significativo dei saluti della nonna defunta e della previsione di un viaggio imminente […].

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Finalmente! Oltre il relativismo

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Chi ha letto con attenzione l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium si sarà reso conto che siamo di fronte a una svolta epocale, per diversi aspetti e per precise indicazioni: uno di questi è evidente, non c’è nemmeno bisogno di commentarlo, nella parte che qui riportiamo. Siamo finalmente fuori dalle paludi della paura del relativismo. Speriamo di non tornarci più!

In seno alla Chiesa vi sono innumerevoli questioni intorno alle quali si ricerca e si riflette con grande libertà. Le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nell’amore, possono far crescere la Chiesa, in quanto aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola. A quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ciò può sembrare un’imperfetta dispersione. Ma la realtà è che tale varietà aiuta a manifestare e a sviluppare meglio i diversi aspetti dell’inesauribile ricchezza del Vangelo.

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Non esiste alcun altro amore…

Hans Urs von Balthasar

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(1905-1988), Solo l’amore è credibile, Borla, pp. 93. 98-99

Lo spalancarsi dell’abisso ardente dell’ira divina è strettamente connesso all’aprirsi dell’abisso ardente dell’amore divino […]. Il gravissimo, minaccioso avvertimento per così dire di Dio Padre (che offre ai peccatori il suo amore più grande, il Figliolo) di non fare cattivo uso di questa sua estrema offerta, poiché dietro a essa non esiste più nessun altro amore cui potersi appellare e da poter offrire, avvolge come un manto protettivo il cuore spezzato di Gesù.

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