Chi siamo noi, di fronte ai poveri?

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L’Abbé Pierre, fondatore di Emmaus, scrisse questa pagina nel 1995

Se l’incontro con volti di portoghesi, arabi, africani, asiatici o il mondo variopinto dei meticci non avviene negli alberghi di lusso, ma nelle vecchie stradine delle nostre città, nelle «pensioni» miserabili e sovraffollate e nelle bidonvilles, allora chi siamo? Siamo sinceri. In questo caso non vorremmo essere lì. Prescindendo da quei fanatici che sognano solo soprusi o brutalità, espulsioni o assassini – ma si tratta di persone che abitualmente non frequentano i luoghi di incontro – fra noi, «gente per bene» se così si può dire, si trovano tre tipi di persone. Ci sono anzitutto «coloro che ignorano».

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Cristo e/o Costantino

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Mi permetto di invitare chi potrà e vorrà alla presentazione del mio libro sull’imperatore Costantino e sulla svolta che produsse nella comprensione del cristianesimo (che ha ancora ricadute sull’oggi). E  qui di seguito un breve brano dal libro.

«Siamo figli di una cultura che fa coprire braccia e gambe nude nelle cattedrali, ma che non ha alcuna vergogna a unire croce e guerre, nell’immaginario e, non ne dubitiamo, nel sogno di molti. Un doloroso esempio di questa confusione che ci portiamo appresso nelle cose di Chiesa? È persino troppo facile: il momento che più incisivo resta nella memoria dell’ultimo secolo cristiano non è il Concilio Vaticano II (la maggioranza di coloro che si dicono credenti probabilmente neppure sa quando venne celebrato, o quali documenti vi furono prodotti, e quali scelte straordinariamente innovative che dovrebbero fare da guida per ciascuno), ma il funerale di Giovanni Paolo II. Ebbene, chi avesse posato attentamente il proprio sguardo su quell’evento, non avrebbe evitato di notare come le prime file della celebrazione fossero occupate dai potenti del mondo. Molti di loro erano donne e uomini dalle mani sporche di sangue. Lo si tacque, allora, e non lo si dice volentieri oggi.

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I martiri di Tibhirine

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Un’intervista (clicca qui) alla traduttrice Cristiana Santambrogio e a me, andata in onda ieri a Radio Vaticana, in occasione del ventennale dell’uccisione di Christan de Chergé e dei suoi compagni monaci a Tibhirine (immortalati nel film “Uomini di Dio”) e della pubblicazione di alcune pagine di Christian a commento del vangelo.

La forza di sentirsi minoranza (qui per l’intero articolo della giornalista Antonella Palermo)

Cristiana Santambrogio ha tradotto i testi di De Chergé con un fervore tutto speciale considerata la lunga esperienza di vita condotta in un monastero francese dove aveva avuto la possibilità di nutrirsi abbondantemente degli spunti di meditazioni offerte da questi monaci. …

La solitudine va immersa nella realtà“, precisa a questo riguardo Natale Benazzi, editor del libro. Bisogna continuamente essere in gioco con il mondo in cui si vive. E ancora la citazione di padre Christian: “Occorrono ancora deserti per le persone spossate”.

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Io sono “fragilità in cammino”

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Una prima riflessione sull’Esortazione Apostolica mi preme, a partire da un passo preciso del documento di papa Francesco. Il passo è quello sul discernimento (parola tanto abusata, ma che resta necessaria) delle coscienze. Per chi voglia leggere il testo papale, mi riferisco ai numeri dal 299 al 306).

Una frase di papa Francesco mi colpisce: «Bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata…».

Detto in altri termini: tutti (non solo i cristiani) viviamo (o dobbiamo vivere, siamo chiamati a vivere) in tensione tra ciò che siamo concretamente oggi, con la nostra storia personale, faticosa e ferita, con i fallimenti accumulati nonostante tentiamo di “far bene” e ciò che vorremmo essere: felici, realizzati, integrati, capaci di amore…

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

Come deve essere un vescovo

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Se a qualcuno, quel che scrivevo nel post precedente, può essere parso un po’ duro, ecco una pagina paolina, dalla Prima lettera a Timoteo, capitolo 3, versetti 1 e seguenti e, di  seguito, dalla Prima lettera di Pietro, capitolo 5, versetti 1-4.

“È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro.

Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro.

Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”

“Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce”.

Design behind design

Domani apre ufficialmente la XXI Triennale di Milano, dedicata al design. Ho avuto l’occasione di partecipare come consulente all’allestimento della sezione su design contemporaneo e arte sacra (Design behind design), curata da Marco Romanelli e Carlo Capponi. Un’occasione per riflettere su sacro e bellezza e per visitare, con un biglietto cumulativo, alcuni tra gli splendori che la “Milano cristiana” offre e che mi sento di condividere qui.

Saranno esposti progetti e realizzazioni di grandi artisti milanesi, da Fontana a Xerra, da Palladino a Chiaramonte… solo per citare alcuni.

Presso Museo Diocesano dal 2 aprile

BIGLIETTO CUMULATIVO
Museo Diocesano, Museo della Basilica di Sant’Estorgio, Cappella Portinari, Cimitero Paleocristiano

intero: € 12.00
ridotto: € 7.00

A sbagliar Dio…

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dal sito http://www.venilia.it

Una breve pagina di padre David Maria Turoldo (da Anche Dio è infelice, San Paolo), vecchia di più di trent’anni, che sembra scritta ieri.

Di fatto, nel profondo, il problema non è Dio, ma è: in quale Dio credere. Credere in un Dio sbagliato è il più grande disastro che possa capitare: tanto più se capita a tutta una religione e a tutta una civiltà. Allora saranno sbagliate tutta la religione e la civiltà. Una situazione che oggi si fa sempre più grave; e non solo per via dell’islamismo e i nazionalismi sempre più dirompenti (e sempre intrecciati a fanatismi religiosi e razziali), ma pure per forme aberranti di “fideismi” anche cristiani: aspetto che è ancora più avvilente in quanto, se c’è un problema posto da Cristo alla fede, è precisamente quello di Dio: è sulla conflittualità del concetto di Dio che Cristo verrà condannato e ucciso. A sbagliare Dio, è sempre l’uomo che paga.

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Il cattivo funzionamento delle cose

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Basilio di Cesarea (329-397) Omelia in tempo di fame e di siccità, in PG 31, 309ss:

“Quale dunque la causa di tutti questi disordini e di tutte questi rivolgimenti?… Forse dobbiamo addurre il motivo che manca chi abbia il governo dell’universo? Forse che Dio, il più grande dei creatori, si è dimenticato della storia?…

No: la causa del cattivo funzionamento delle cose è evidente e sta davanti ai nostri occhi: il fatto che noi riceviamo e non doniamo a nessuno.

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“L’avete fatto all’uomo, l’avete fatto a me…”

Non si può parlare di mistica, se si dimentica che l’uomo è sacro.
E che senza pudore, per omertà e paura, lo dissacriamo.

Non si può tacere, non si può dimenticare.
“L’avete fatto a me…”