Chi siamo noi, di fronte ai poveri?

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L’Abbé Pierre, fondatore di Emmaus, scrisse questa pagina nel 1995

Se l’incontro con volti di portoghesi, arabi, africani, asiatici o il mondo variopinto dei meticci non avviene negli alberghi di lusso, ma nelle vecchie stradine delle nostre città, nelle «pensioni» miserabili e sovraffollate e nelle bidonvilles, allora chi siamo? Siamo sinceri. In questo caso non vorremmo essere lì. Prescindendo da quei fanatici che sognano solo soprusi o brutalità, espulsioni o assassini – ma si tratta di persone che abitualmente non frequentano i luoghi di incontro – fra noi, «gente per bene» se così si può dire, si trovano tre tipi di persone. Ci sono anzitutto «coloro che ignorano».

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Abbiamo ancora fame di Dio?

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Una pagina provocatoria di Jean Paul (Johann Paul Richter – 1763-1825), autore a cavallo tra due secoli che mutarono la riflessione su Dio e sulla fede. Una pagina che obbliga a riflettere sulla “fame di Dio” nella nostra epoca: chi di noi si sveglia ancora ringraziando di avere un Dio cui far riferimento? Chi di noi ancora teme di perderlo?…

«In una sera d’estate me ne stavo disteso su un monte in faccia al sole, finché mi colse il sonno. Ed ecco che sognai di svegliarmi in un campo di morti. Tutte le ombre erano disposte intorno all’altare e a tutte, invece del cuore, tremava e pulsava il petto. Ed ecco che precipitò sull’altare una nobile figura atteggiata a un dolore senza fine. E tutti i morti gettarono un grido: “Cristo, Cristo, esiste un Dio?”. L’ombra di ogni defunto fu scossa da un sussulto e a cagione di quel tremito l’uno si trovò disgiunto dall’altro. Cristo parlò: “Andai per i monti, entrai nei soli e nelle vie lattee, percorsi i deserti del cielo, ma non esiste alcun Dio. Scesi nell’abisso, scrutai nella voragine e gridai: ‘Padre dove sei?’. Ma udii solo l’eterna procella che nessuno governa e lo sfavillante arcobaleno di esseri che stava lassù senza un sole che lo avesse creato… tutto, tutto era un grande vuoto”.

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Settembre, andiamo…

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Lo so che una citazione di D’Annunzio, in un blog di spiritualità, sembra centrare poco, ma tant’è: una licenza poetica ogni tanto ce la possiamo permettere. Soprattutto dopo un po’ di silenzio (e anche questo, mica sempre è negativo! Qualche volta bisogna fermarsi a pensare prima di scrivere…). Ma siamo pronti a ripartire: andiamo, dunque, in questi giorni che sono profondamente simili a quelli che affrontavamo prima della lunga sosta estiva: terrorismo, saluti a qualche “grande vecchio” che ci ha lasciato, migrazioni, povertà dentro e fuori il nostro paese e dentro e fuori le nostre chiese…

In tutto questo, vi invito a leggervi quel che le agenzie di stampa riferiscono riguardo a una lettera del vescovo siriano Hindo a Obama (clicca qui).

Ma, in mezzo a tutta questa fatica, l’unica cosa certa è che la speranza non viene meno, insieme al lavoro per il bene – quello interiore, innanzitutto, che è la base per quello comune. Lavorare su se stessi, infatti, è quel che ci permette di fare comunione con gli altri.

Volevo fare, infine, un semplice invito: ho risistemato buona parte del blog non solo esteticamente (spero la nuova veste piaccia), ma soprattutto rivedendo i contenuti di link, cui sono state aggiunte nuove realtà e da cui purtroppo ne sono state tolte alcune, anche storiche, che non esistono più. Invito i curiosi a dare un’occhiata soprattutto alle voci dell’informazione cattolica, che sono davvero variegate e ricche.

Buon settembre e buon anno lavorativo e scolastico a tutti.

Tra Apollo, Cristo e Mitra…

Mentre ringrazio Italia Medievale e il Museo Archeologico di Milano, che hanno ospitato la presentazione del mio libro, posto questo video che Maurizio Calì e i suoi collaboratori hanno girato durante l’incontro.

Responsabilità

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Un giovane Lévinas con la moglie e la figlia

Emanuel Lévinas (1906-1995) testo tratto da un’intervista (per l’integrale, clicca qui)

La responsabilità di cui parlo è assai più paradossale. Il punto su cui insisto è che quando si è responsabili, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità. Noi siamo responsabili, come se fossimo colpevoli di fronte a tutti gli altri. Cito, a questo proposito, ancora una volta, il “versetto” – perché nei grandi scrittori le proposizioni sono dei versetti e di conseguenza i versetti sono assai spesso le proposizioni dei grandi autori – la frase di Dostojevskij: “Siamo tutti colpevoli – non responsabili, colpevoli – di tutto verso tutti ed io più di tutti gli altri”. Questo “io più che tutti gli altri” è la famosa non reciprocità delle coscienze. Non arrivo mai a sottrarmi a questa posizione di “io più responsabile di tutti”.

 

Nessun credo porta la perfezione

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Una splendida riflessione di John Dearden(1907-1988), cardinale e arcivescovo di Detroit, su che cosa deve essere la Chiesa e il cammino credente (e pensante)

Niente di ciò che noi facciamo è completo.

Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.

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Dio e la prostituta

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Una pagina ancora oggi di straordinaria potenza evocativa dal Discorso a Eutropio di Giovanni Crisostomo (344?-407)

È proprio una prostituta che Dio desiderava? Sì, una prostituta: cioè la nostra natura!  […]

E cosa fa? Non le manda come ambasciatori uno dei suoi servi, non manda un Angelo dalla prostituta o un Arcangelo, non manda i Cherubini, né i serafini; ma Lui stesso, innamorato, la raggiunge.  Ha desiderato una prostituta e cosa fa? Non avendo potuto lei elevarsi, è stato Lui ad abbassarsi. Viene nella sua capanna. La vede ubriaca! E in che modo viene? Senza manifestare esplicitamente la Sua divinità, ma divenendo identico a lei, perché lei, vedendolo non si spaventi, non si agiti e non gli scappi.

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

31 case x 31 cardinali (non è un post breve)

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immagine da ereticaMente

Mi viene da ridere (e anche un po’ da piangere), ma non ce la faccio a non scrivere qualcosa su questa faccenda, che sta prestando il fianco a un’immagine di Chiesa su cui, invece, mi piacerebbe chiudere gli occhi. Dunque, pare che il cardinal Bertone abbia “rivelato” che ci sono almeno 30 cardinali con case più grandi delle sue. Questo, dopo aver “rivelato” che aveva usato i propri soldi (300.000 euro) per ristrutturare l’appartamento di sua competenza. E dopo aver spiegato che non è colpa sua se gli appartamenti li fanno grandi così. E dopo aver mostrato molta benevolenza nel devolvere altri 150.000 euro al Bambin Gesù (ma dove li prende tutti questi soldi?, è una domanda che molti si fanno, ma che qui non mi/ci importa). E dopo aver manifestato con chiarezza che in quel grande (perché lo fanno così) appartamento (che, va detto: non è di sua proprietà) non ci vive mica da solo, ma con tre suore e una segretaria…

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A sbagliar Dio…

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dal sito http://www.venilia.it

Una breve pagina di padre David Maria Turoldo (da Anche Dio è infelice, San Paolo), vecchia di più di trent’anni, che sembra scritta ieri.

Di fatto, nel profondo, il problema non è Dio, ma è: in quale Dio credere. Credere in un Dio sbagliato è il più grande disastro che possa capitare: tanto più se capita a tutta una religione e a tutta una civiltà. Allora saranno sbagliate tutta la religione e la civiltà. Una situazione che oggi si fa sempre più grave; e non solo per via dell’islamismo e i nazionalismi sempre più dirompenti (e sempre intrecciati a fanatismi religiosi e razziali), ma pure per forme aberranti di “fideismi” anche cristiani: aspetto che è ancora più avvilente in quanto, se c’è un problema posto da Cristo alla fede, è precisamente quello di Dio: è sulla conflittualità del concetto di Dio che Cristo verrà condannato e ucciso. A sbagliare Dio, è sempre l’uomo che paga.

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