Chi siamo noi, di fronte ai poveri?

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L’Abbé Pierre, fondatore di Emmaus, scrisse questa pagina nel 1995

Se l’incontro con volti di portoghesi, arabi, africani, asiatici o il mondo variopinto dei meticci non avviene negli alberghi di lusso, ma nelle vecchie stradine delle nostre città, nelle «pensioni» miserabili e sovraffollate e nelle bidonvilles, allora chi siamo? Siamo sinceri. In questo caso non vorremmo essere lì. Prescindendo da quei fanatici che sognano solo soprusi o brutalità, espulsioni o assassini – ma si tratta di persone che abitualmente non frequentano i luoghi di incontro – fra noi, «gente per bene» se così si può dire, si trovano tre tipi di persone. Ci sono anzitutto «coloro che ignorano».

Affrettano il passo. Hanno fretta di dimenticare. Soprattutto, che niente faccia loro pensare che «la cosa li riguarda». Ci sono poi quelli che, al primo impatto, si sentono «a disagio», ma poi pensano a quanta sofferenza e miseria ci sia dietro il volto di un «immigrato»… E così vogliono «fare qualcosa», ma non sanno che cosa. Talvolta sanno solo dire un frettoloso buongiorno e rivolgere uno sguardo amichevole e un sorriso. Ebbene sappiano che ci sono momenti nella vita in cui si tratta di un dono veramente prezioso. Ma la loro buona volontà non dura e spesso commettono molti errori e incappano in tante disavventure, dal momento che «lo straniero» è come tutti, né peggiore né migliore degli altri, soltanto più desolato.

Infine, ci sono coloro che consacrano sforzi e tempo per imparare questo genere di bontà e le condizioni necessarie perché sia veramente efficace, immediata, e assicuri anche in seguito progressi continui, istituzionalizzati. Non è possibile che tutti si specializzino in tutto. Importante è che fra noi, fra coloro, sempre numerosi, che dispongono di tempo libero, che non hanno una vita piena, siano sempre più numerosi quelli che si danno da fare per imparare le esigenze di questa particolare fraternità, alla scuola dei piccoli gruppi che hanno alle spalle una lunga esperienza. E che numerosi siano coloro che, pur dediti ad altri compiti, perlomeno li sostengano con i loro mezzi (anche se non è certamente questo il primo bisogno, si tratta comunque sempre di un bisogno reale, dato che i casi di estremo bisogno sono infiniti), ma soprattutto adoperandosi ad influenzare l’opinione pubblica e i pubblici poteri, partendo dal comune e dalla parrocchia fino ai legislatori. Soprattutto nessuno di noi deve aspettare tempi migliori. Ci sono troppe sofferenze, sorde ma tragiche, su questi volti così stanchi. Quante volte si sente dire: «Ma che cosa fanno qui? Perché non rientrano nei loro paesi?». Ecco un punto sul quale possiamo e dobbiamo darci da fare, in ogni occasione, per cambiare il modo di pensare e di parlare attorno a noi.

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2 pensieri riguardo “Chi siamo noi, di fronte ai poveri?

  1. Molto interessante e stimolante, soprattutto perché non si limita a un generico appello alla carità, ma sa bene quanto questa debba essere pensata e offerta con efficienza. Così se ne potrà parlare rassicurando i tanti che vorrebbero, ma non sanno come fare…

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