Le guide spirituali e coloro che “seguono”

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L’inizio della Regola pastorale [I,1] di Gregorio Magno (540 ca-604) è una lucida lettura su ciò che un pastore di anime non può e non deve essere, a ragione della grandezza del proprio compito di “guida delle anime”; e, insieme, è una denuncia spietata dell’uso del potere spirituale e delle conseguenze su coloro che sono gudati.

Non c’è arte che uno possa presumere di insegnare se non dopo averla appresa attraverso uno studio attento e meditato. Quanta è dunque la temerarietà con cui gli ignoranti assumono il magistero pastorale, dal momento che il governo delle anime è l’arte delle arti. Chi non sa che le ferite dei pensieri sono più nascoste di quelle delle viscere? E tuttavia si dà spesso il caso di persone che non conoscono neppure le regole della vita spirituale ma non temono di professarsi medici dell’anima, mentre chi ignora la virtù terapeutica delle medicine si vergognerebbe di passare per medico del corpo. Ma poiché ormai per volontà di Dio ogni autorità del secolo presente si inchina con riverenza di fronte alla religione, non sono pochi coloro che dentro la Santa Chiesa aspirano alla gloria di una dignità dietro l’apparenza del governo delle anime.

Aspirano a passare per maestri, bramano di superare gli altri e — come afferma la Verità — amano i primi saluti in piazza, i primi posti nelle cene, e le prime sedie nelle riunioni (cf. Mt. 23, 6-7). Essi sono tanto più incapaci di assolvere degnamente all’ufficio della cura pastorale che hanno assunto in quanto sono pervenuti al magistero dell’umiltà solo con l’orgoglio; giacché nell’insegnamento perfino la lingua si confonde quando si insegna qualcosa di diverso da ciò che si è imparato. […]

Naturalmente poi, a questa ignoranza dei Pastori corrispondono spesso i demeriti dei sudditi, perché quantunque sia tutto a loro proprio carico se i Pastori non possiedono il lume della conoscenza, tuttavia per un rigoroso giudizio accade che a causa della loro ignoranza inciampino anche coloro che li seguono. Di qui la Verità stessa dice nell’Evangelo: Se un cieco presta la sua guida a un altro cieco, cadono ambedue nella fossa (Mt. 15, 14). E il salmista, non esprimendo un desiderio del suo animo, ma nell’esercizio del suo ministero profetico, dichiara: Si oscurino i loro occhi perché non vedano, e piega sempre di più il loro dorso (Sal. 68, 24). Gli occhi sono chiaramente coloro che posti innanzi a tutti al grado sommo della dignità, hanno assunto il compito di fare da guide nel cammino; e quelli che al loro seguito aderiscono ad essi sono giustamente chiamati dorsi. Dunque, se gli occhi si oscurano, il dorso si piega: così quando coloro che guidano perdono la luce della conoscenza, quelli che seguono si curvano inevitabilmente sotto il peso dei peccati.

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