La mistica del vivere insieme

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Posto una pagina che ha condiviso con me un sacerdote e amico, don Antonio Torresin, che riflette sulla necessità di riscoprire la forma “mistica” delle relazioni umane e cristiane. Mi sembra una delle strade necessarie e non più demandabili anche in una riflessione di Chiesa.

Papa Francesco ha scritto un capitolo particolarmente acuto nella enciclica Evangelii Gaudium sulle relazioni fraterne, che varrebbe la pena di riprendere. Lancia la «sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio».

La “mistica della fraternità” è il contrario di un’idealizzazione delle relazioni. Gli altri non sono perfetti, a volte sono addirittura fastidiosi, ma sono reali. Mi fa bene questa “mescolanza caotica” perché mi porta fuori da ogni isolamento e ogni idealizzazione. «Uscire da se stessi per unirsi altri fa bene, chiudersi in se stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo». D’altra parte l’incontro con il fratello, la sorella, l’amico, il compagno sono tutti destinati a diventare un duro banco di prova: toccarsi, appoggiarsi gli uni agli altri, sostenerci nel viaggio, sono anche sinonimi di ferirsi, sporcarsi, contaminarsi, affaticarsi. L’altro sarà sicuramente un peso.

L’altro, nella sua perturbante diversità è spesso la ragione di una ferita e di una fatica, ma insieme è la forza e la medicina che possono risanare la mia vita. «Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il Padre buono». Ecco, proprio in questo passaggio, Francesco parla delle molestie da sopportare! “Sopportare pazientemente le persone moleste” è un’opera di misericordia perché ci fa bene; ci guarisce, sana le nostre ferite proprio l’immergerci in questa carovana fatta di ogni specie umana, non selezionata, “maltràinsema” (“mal messi insieme” si dice in milanese), eppure teneramente amata dal Padre. Come la combriccola mal partita dei discepoli: non certo un corpo scelto e selezionato! Ecco la grazia di questa mistica della fraternità: quella che ti restituisce uno sguardo carico di tenerezza per il prossimo con le sue stranezze e le sue incomprensibili assurdità. Il marito che russa, il vicino che tiene la televisione troppo alta perché è sordo, l’automobilista nervoso che ti suona appena ritardi al semaforo, il barista imbronciato che ti serve malamente il caffè, il prete troppo preso che dimentica di salutarti per strada, la vecchietta che fa suonare il cellulare ad ogni messa a tutto volume, il bambino che strilla in chiesa e fa sentire a disagio la mamma, il collega di lavoro che arriva puntualmente in ritardo ad ogni riunione con un pretesto diverso, la coinquilina che lascia sempre sporco il lavandino della cucina quando lava i piatti, il fratellino che ti porta via i giochi più cari…. Potremmo continuare all’infinto. Eppure tutti costoro, nei quali inesorabilmente ci siamo anche noi, li possiamo guardare con due prospettive opposte: o con gli occhi impauriti di chi vede nemici e complotti dappertutto e scappa da ogni pericolosa mescolanza; oppure con la tenerezza di chi si commuove per l’umanità fragile e indifesa, per le piccolezze e le debolezze che ci rendono così umani e reali. Volerci bene, costruire legami fraterni, edificare una comunità vera è possibile solo nella fatica di sopportare le persone moleste, come gli altri portano i nostri pesi, ci “sopportano” quotidianamente. Trovare qualcuno che ti voglia bene così, sopportandoti, è il primo passo per poter accogliere la nostra umanità e guarirla.

«Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore» (Ef 4,5).

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3 thoughts on “La mistica del vivere insieme

  1. non idealizzare le relazioni è l’unica possibilità di vivere la fraternità per ascoltare il ‘susurrare del silenzio di Dio’
    Se Lui tace per farsi ascoltare e noi non ci uniamo per reggere questo silenzio…..Grazie per questa meditazione

    Mi piace

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