Enzo Bianchi e qualche affermazione che fa discutere

enzo bianchi

Un’intervista fatta da Silvia Ronchey al Priore di Bose e pubblicata da La Repubblica (a tema islam, persecuzioni, ruolo delle donne, dialogo interreligioso, accoglienza o rifiuto dello straniero…) sta facendo discutere non poco, riaprendo l’annoso dibattito sulle “due anime” del cattolicesimo attuale (quella della conservazione e quella dell’apertura). Eccone uno stralcio. Per l’intervista completa clicca qui.

Ronchey: I popoli sono in marcia e un’ibridazione, che la si voglia o no, dovrà avvenire, perché questa è la storia. Il che pone anche specifici problemi sociali come quello del ruolo della donna: l’islam impone il velo, ma non trovi che anche nella chiesa cristiana ci sia un ritardo?

Bianchi: «Si dice sbrigativamente che certi musulmani siano ancora nel medioevo. Ma il velo completo per le suore di clausura è stato abolito solo nel 1982. È molto recente la presa di coscienza della pari dignità della donna e dell’uomo nel cristianesimo, che non ha ancora nemmeno il linguaggio per esprimerla.

La soggezione delle donne agli uomini è un retaggio scritturale nell’islam, ma è presente anche nelle nostre scritture: san Paolo afferma che le donne non devono assolutamente parlare nell’assemblea della chiesa e devono stare a capo coperto. Di nuovo, serve una rilettura storicocritica di tutti i libri sacri, per scorgerne l’intenzione e non le forme. Nella chiesa c’è buona volontà ma poi della donna si hanno immagini irreali: il modello di Maria, vergine e madre, che non può essere il riferimento per una promozione della donna nella chiesa; l’idea, insinuata per moda, che la Madonna sia più importante di San Pietro, idea insipiente come dire che la ruota in un carro è più importante del volano… Non siamo ancora capaci di prendere sul serio l’uguaglianza indubbia tra uomini e donne. Il cammino per la chiesa è ancora lunghissimo perché ovunque ci sia un esercizio di comando restano gli uomini, mentre le donne sono confinate al servizio umile».

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3 pensieri riguardo “Enzo Bianchi e qualche affermazione che fa discutere

  1. Mentre la cultura islamica nasconde la donna o la isola socialmente, la cultura occidentale tende a denigrarla, e a farla apparire come oggetto sessuale o merce. In entrambi i casi si tratta di culture maschili e maschiliste.
    In Italia non c’è alcuna parità fra uomo e donna. Le donne sono discriminate nel lavoro, nella società, nella Chiesa e talvolta anche in famiglia. Esse lavorano con salari più bassi e meno possibilità di carriera. Negli ordini professionali o nei posti di comando le donne sono pochissime, così come nel settore della politica e della burocrazia. Le donne lavorano in quelle mansioni che richiedono bella presenza, come la commessa, oppure nelle mansioni più umili o poco qualificati, come nelle pulizie o nell’assistenza agli anziani. Nel resto dell’Europa e negli Usa c’è una situazione analoga, anche se l’occupazione femminile è più elevata e ci sono più donne nelle posizioni di prestigio.

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  2. Solo una osservazione a proposito di “ruota ” e di “volano”, con un ricordo che viene dal mio mondo, quello delle mie origini, che è contadino.
    I carri, ahimè, non hanno il volano, e senza una ruota, ahimè un’altra volta, non camminano. Ne servono proprio 4. Questa è una inesattezza perdonabile a chi, probabilmente, non ha mai avuto pratica del mondo agricolo o comunque di quello dei carri ( a meno che padre Enzo non volesse alludere a quelli del Carnevale di Viareggio ma, come direbbe il mitico senatore Razzi ” questo non credo”…povera Maria!!).
    Ed ecco il ricordo: al carro di mio nonno servivano tutte e 4 le ruote per andare, il volano ovviamente non c’era, anzi, quando partiva con il suo carico di vino e doveva raggiungere Massa Carrara ( fatela voi la distanza dalla campagna pisana da cui partiva), essendo notte fonda, poteva addirittura permettersi di buttarsi giù e dormire, fidandosi del cavallo e dei carrettai che aveva davanti, che si davano il turno a guidare la fila. Serviva fiducia e umiltà a quel tempo, anche per guidare un carro!!
    Certo che qui si parla di Chiesa, mica di carretti, ma ho l’impressione che questa volta su Maria e Pietro padre Enzo si sia fatto prendere un po’ la mano. Oppure abbia scelto male la metafora.
    E grazie a te Natale che ci svegli sempre con classe.

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