Sulla natura umana

Hannah-Arendt21

Visto che va di moda parlare di natura umana, di cosa sia, di ipotetiche leggi naturali ecc., ecco una pagina fuori dagli schemi, quella di Hannah Arendt, filosofa ebrea, non credente, eppure radicata in un pensiero che non può evitare di accennare al divino. La sua distinzione sulle domande: chi sono io? e che cosa sono io? è illuminante, poiché ci obbliga a distinguere tra persona e natura, singolarità umana ed essenza umana. Ricordandoci che, se alla prima domanda possiamo ancora tentare di rispondere a partire dalla nostra storia, alla seconda non abbiamo soluzioni, a meno di uno sguardo che sia completamente esterno a noi, divino appunto. In questo modo ci obbliga a un’umiltà profonda ogni volta che tentiamo di definire cosa sia “naturale”.

Il problema della natura umana (questio mihi factus sum [io stesso sono divenuto domanda] come dice sant’Agostino) pare insolubile sia nel suo senso psicologico individuale sia nel suo senso filosofico generale. E’ molto improbabile che noi, che possiamo conoscere, determinare e definire l’essenza naturale delle cose che ci circondano, di tutto ciò che non siamo, possiamo mai essere in grado di fare lo stesso per noi: sarebbe come scavalcare la nostra ombra.

Nulla ci autorizza a ritenere che l’uomo abbia una natura o un’essenza affini a quelle delle altre cose. In altre parole, se abbiamo una natura o un’essenza, allora certamente soltanto un dio potrebbe conoscerla e definirla, e il primo requisito sarebbe che egli fosse in grado di parlare di un “chi” come se fosse un “che cosa”. La difficoltà sta nel fatto che le modalità della conoscenza umana riferibili alle cose… si rivelano inadeguate quando ci chiediamo “E chi siamo noi?”

Questa è la ragione per cui tutti i tentativi di definire la natura umana quasi invariabilmente finiscono con l’introduzione di una divinità…

(H. Arendt, Vita activa, Bompiani)

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2 thoughts on “Sulla natura umana

  1. Mi chiedevo perché la lettera delle donne parmigiane ha catturato subito l’attenzione mentre questa incantevole riflessione della Arendt no? E sì che tocca lo stesso argomento….forse è il livello toccato, un pochettino più profondo? o forse perché tira fuori una parola aliena dalla nostra cultura di emancipati come UMILTA’. Guardate che la Anna, ebrea, non credente, grande filosofa, col suo inconsapevole ” timor di Dio” ho l’impressione che abbia fatto centro. Non è che stiamo diventando un po’ troppo saccenti?

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