L’albero inutile

道-order

Una illuminante pagina di Zhuang-zi (vissuto nel IV secolo a.C.) sul valore delle parole dei maestri spirituali, a volte tanto alte da farcele sembrare distanti dalla vita, eppure così necessarie quando non si rifletta in più in termini di utilità ma semplicemente di ristoro: così inutile è la sapienza, che non produce frutti finché non si smetta di pretenderli (l’immagine mostra la scrittura del Dao, la “via”).

Hui Zi disse a Zhuangzi: “Ho un grande albero di ailanto, ma il suo tronco è così contorto e nodoso che non si riuscirebbe a trarne un’asse diritta. I suoi rami sono così intricati che squadra e compasso non sono di alcuna utilità su di essi. Si erge sul ciglio della strada, ma nessun falegname lo degna di uno sguardo. Così sono anche le tue parole: grandi, ma inutili, e nessuno sa che farsene.”

Zhuangzi rispose: “Hai mai visto un puma o un furetto? Si appiatta in agguato, aspettando la preda, poi balza a destra e a sinistra, in alto e in basso. Ma alla fine cade in una trappola o muore in una rete. E poi c’è lo yak, grande come una nuvola che oscura il cielo. Ma è incapace di prendere un topo. Tu hai questo grande albero è ti preoccupi del fatto che è inutile? Piantalo nel terreno del non essere, nel campo dell’illimitato, e tutti gli esseri potranno ripararsi sotto di esso e addormentarsi nella sua ombra liberi e felici. Nessuna ascia gli abbrevierà mai la vita. Proprio perché è inutile nulla può nuocergli.”

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